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Giungla di Calais, lo sgombero non rappresenta la soluzione

CS32 - 1 marzo 2016

La "Giungla" di Calais - 30 luglio 2015 © Rob Stothard/Getty Images
La "Giungla" di Calais - 30 luglio 2015 © Rob Stothard/Getty Images

Il 29 febbraio, dopo l'autorizzazione del tribunale amministrativo allo sgombero della settimana precedente, è iniziata la demolizione di una parte della "Giungla", il campo informale dei migranti e dei rifugiati a Calais.

Tra scene di violenza, circa 200 residenti sono stati sgomberati. Nel pomeriggio, le operazioni sono state interrotte. Ulteriori sgomberi sono previsti nelle prossime settimane, fino a quando il campo non sarà stato completamente demolito. 

"Le autorità francesi devono garantire che non passeranno col bulldozer anche sui diritti dei migranti e dei rifugiati, molti dei quali con ogni probabilità sono in condizioni di estrema vulnerabilità" - ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. 

"La situazione a Calais non è evidentemente sostenibile, ma gli sgomberi non rappresentano alcuna soluzione a una crisi cui le autorità francesi e britanniche hanno voltato le spalle per anni. Occorre esaminare la situazione in chiave complessiva: non solo dai singoli aspetti del controllo delle fontiere, dell'alloggio e dell'igiene. A Calais ogni persona ha necessità e diritti che devono essere protetti" - ha proseguito Dalhuisen. 

"Le autorità francesi devono assicurare che le persone di cui è previsto lo sgombero siano consultate in modo reale e che siano considerate tutte le opzioni a loro disposizione, tra cui facilitare l'accesso alla procedura d'asilo in Francia e fornire visti per il Regno Unito per i ricongiungimenti familiari o per altri buoni motivi che giustifichino l'ammissione. Sebbene vi sia il canale della Manica di mezzo, non è una questione di cui il governo di Londra si può lavare le mani" - ha concluso Dalhuisen.