Aggiornamento 16/10/2026 – Il 16 ottobre Mustapha Dihani è stato condannato a sette anni di carcere e a una sanzione economica equivalente a circa 47.000 euro per “appartenenza a una banda criminale” e reati di terrorismo, imputazioni fabbricate dalle autorità giudiziarie del Marocco. L’attivista ha fatto ricorso. Continuiamo a chiedere la sua scarcerazione immediata.
Mustapha Dihani è uno sviluppatore web e uno specialista informatico. Ha creato il sito Wesatimes, una piattaforma di notizie che si occupa di politica nel Sahara Occidentale, di diritti del popolo Saharawi e di società civile. Ha inoltre fornito supporto per i sistemi informatici di altri gruppi di attiviste attivisti Saharawi.
Nel settembre 2023 Mustapha Dihani ha lasciato il Sahara Occidentale a causa della sistematica esclusione dall’impiego pubblico e delle continue molestie ai danni della sua famiglia da parte delle autorità marocchine. Il 30 ottobre 2023 è stato arrestato dalle autorità del Somaliland dopo aver attraversato irregolarmente il confine dall’Etiopia.
Il 6 ottobre 2025 Mustapha Dihani è stato rilasciato in seguito a una grazia presidenziale concessa dal presidente del Somaliland. Mentre si recava in un paese terzo, è stato fermato durante uno scalo all’aeroporto di Dubai. Il 21 ottobre 2025 è stato poi rimpatriato con la forza in Marocco. All’arrivo a Casablanca, le autorità lo hanno posto in custodia cautelare e gli hanno negato l’accesso a un legale fino al sesto giorno di detenzione. Tenuto in isolamento prolungato, in carcere è stato picchiato dalle guardie e gli è stato negato l’accesso a cure mediche adeguate.
Mustapha Dihani è stato incriminato per “appartenenza a una banda criminale” e per reati connessi al terrorismo ai sensi della legge antiterrorismo marocchina n. 03-03.
Amnesty International ha esaminato l’ordinanza di rinvio a giudizio, l’unico documento legale messo a disposizione dell’avvocato di Mustapha, e ha constatato che si basa sulle sue confessioni, senza ulteriori elementi o prove credibili a sostegno delle accuse. La stessa ordinanza riporta che Mustapha ha negato tutte le accuse davanti al giudice istruttore.
La prossima udienza del suo processo è fissata per il 15 ottobre 2026.
Le autorità marocchine devono scarcerare immediatamente Mustapha Dihani, indagare sulle accuse di maltrattamenti in detenzione, comprese quelle di maltrattamenti finalizzati a ottenere confessioni forzate durante la custodia di polizia, e porre fine al suo isolamento in carcere.
Capo del governo Aziz Akhannouch
Palais Royal Touarga, Rabat 10070, Marocco
Fax: +212 53 7771010
Twitter/X: @ChefGov_ma
Eccellenza,
Le scrivo per sollecitare l’immediata e incondizionata scarcerazione dell’attivista saharawi Mustapha Dihani, detenuto arbitrariamente da un anno con accuse infondate di “appartenenza a una banda criminale” e di terrorismo, basate esclusivamente su confessioni che egli ha ritrattato davanti al giudice istruttore. Ha inoltre dichiarato al giudice di essere stato minacciato e maltrattato durante la custodia di polizia.
Mustapha è tenuto in isolamento: può lasciare la cella solo per un’ora al giorno e gli è vietato parlare con gli altri detenuti. È recluso in un carcere a 1.350 km di distanza dal luogo in cui vive la sua famiglia, il che rende difficili le visite regolari.
Mustapha ha riferito, tramite i familiari, che le guardie del carcere di Salé 2 lo hanno picchiato ripetutamente e lo hanno privato del cibo per diversi giorni nei primi mesi di detenzione. Le autorità penitenziarie hanno ritardato di quattro giorni la somministrazione di antidolorifici e gli hanno negato l’accesso a un medico indipendente. L’avvocato di Mustapha ha riferito ai familiari che, durante una visita il 20 aprile, aveva osservato in lui una marcata debolezza fisica e un grave disagio psicologico. Quando i familiari gli hanno fatto visita il 16 agosto, Mustapha soffriva di forti tremori, attacchi di panico ricorrenti, acuto dolore al petto e dolori nervosi al collo. Ha inoltre espresso un’intensa paura di morire, che ha attribuito alle provocazioni del personale penitenziario in sua presenza al momento della consegna del cibo. Le sue telefonate con i familiari sono state interrotte quando ha cercato di descrivere loro i maltrattamenti.
La esorto a garantire l’immediata scarcerazione di Mustapha Dihani. Nel frattempo, Le chiedo di porre fine al suo isolamento.
Le chiedo inoltre di assicurare l’apertura di un’indagine approfondita, indipendente, imparziale, trasparente ed efficace sulle accuse di maltrattamenti in detenzione e di garantire che, in attesa della scarcerazione, egli abbia accesso a cure mediche adeguate e sia detenuto in condizioni conformi agli standard internazionali.
Distinti saluti,
La legge n. 03-03 (2003) non garantisce adeguate tutele procedurali per le persone sottoposte a indagine per reati di terrorismo. In particolare, consente una lunga custodia di polizia e rinvia l’accesso a un legale al sesto giorno di detenzione, aumentando il rischio di tortura e altri maltrattamenti. La legge è stata ripetutamente criticata da organismi internazionali per i diritti umani, tra cui il Comitato ONU per i diritti umani, il Comitato contro la tortura, il Relatore speciale ONU sulla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti e il Gruppo di lavoro ONU sulla detenzione arbitraria.
Ai sensi della legge marocchina n. 10.23 sull’organizzazione e la gestione degli istituti penitenziari, l’isolamento è una misura eccezionale, imponibile solo come misura di sicurezza o di protezione dei detenuti. La legge stabilisce che il periodo massimo di isolamento è di venti giorni, salvo motivi di salute, prorogabili al massimo due volte. Mustapha è in isolamento da oltre 300 giorni, senza alcun documento che stabilisca una base giuridica per la prosecuzione di tale misura. La stessa legge prevede una visita medica almeno tre volte a settimana per i detenuti in isolamento. Mustapha non è stato sottoposto a una visita di questo tipo nemmeno una volta. L’articolo 131 della legge n. 10.23 garantisce inoltre il diritto di presentare reclami e di chiedere riparazione.
Gli standard internazionali sui diritti umani, come le Regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti, definiscono l’isolamento come la condizione di chi trascorre 22 ore o più al giorno senza un contatto umano significativo. Esse stabiliscono che l’isolamento prolungato, oltre 15 giorni consecutivi, è considerato trattamento crudele, inumano o degradante.
Il caso di Mustapha Dihani rientra in un più ampio schema di repressione nei confronti di difensori dei diritti umani e attivisti saharawi favorevoli all’autodeterminazione, che negli ultimi anni sono stati sottoposti a sorveglianza, intimidazioni, restrizioni alla libertà di movimento e procedimenti penali basati su accuse legate alla sicurezza nazionale. Le condanne pronunciate in base alla legislazione antiterrorismo, in particolare contro attivisti saharawi, appaiono spesso di natura prevalentemente politica e frequentemente slegate dalla solidità del quadro probatorio.