I continui attacchi aerei statunitensi e israeliani nei pressi delle carceri e di altre strutture detentive gestite dalle forze di sicurezza iraniane stanno mettendo in pericolo migliaia di persone detenute, anche minorenni.
Le autorità iraniane si rifiutano di scarcerare tutte le persone private arbitrariamente della libertà personale. Tra queste ci sono persone recentemente arrestate in relazione alle proteste nazionali, difensori dei diritti umani, avvocati, operatori sanitari, studenti universitari e appartenenti a minoranze etniche e religiose.
Non si parla neanche di liberazione per motivi umanitari per altri detenuti. Sono a rischio anche persone che stanno scontando lunghe pene detentive e condannate a morte.
In una lettera datata 3 marzo 2026 il difensore dei diritti umani Reza Khandan, detenuto arbitrariamente nel carcere di Evin nella capitale Teheran, ha scritto al Capo della magistratura esprimendo gravi timori:
“Migliaia di persone detenute illegalmente rimangono intrappolate nelle carceri sotto la minaccia di bombardamenti giorno e notte e molti servizi essenziali sono stati interrotti…”
Alcuni detenuti sono stati trasferiti in località non identificate o in aree vicine a potenziali obiettivi militari e ciò aumenta le preoccupazioni per la loro sicurezza. Le autorità stanno sottoponendo le persone detenute anche a sparizioni forzate e negano loro l’accesso a un livello adeguato di cibo e acqua.
Chiediamo la scarcerazione di tutte le persone detenute arbitrariamente in Iran e di allontanare tutta la popolazione civile iraniana da obiettivi militari.
Secondo una fonte informata, Il 3 marzo 2026 un detenuto del carcere di Evin ha telefonato ai suoi familiari raccontando la paura provata quando i raid aerei hanno colpito diversi edifici della Islamic Republic of Iran Broadcasting (IRIB). Un’altra fonte informata ha rivelato ad Amnesty International che le carte elettroniche che i prigionieri devono ricaricare per acquistare cibo e acqua dagli spacci del carcere hanno smesso di funzionare.
Gli attacchi diretti contro obiettivi civili, come le carceri, costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e possono costituire crimini di guerra.
Nel giugno 2025, dopo che i deliberati attacchi aerei dell’esercito israeliano avevano distrutto ampie parti del carcere di Evin, la direzione del penitenziario aveva trasferito centinaia di detenuti in altre prigioni della provincia di Teheran, caratterizzate da condizioni crudeli e disumane. In quell’occasione, circa 70 persone detenute erano state trasferite nel carcere di Shahr-e Ray (noto anche come carcere di Gharchark) a Varamin. Le persone detenute erano state sistemate in due piccole stanze e in un corridoio con solo due bagni e due docce a disposizione. Circa 180 detenuti erano stati trasferiti nel penitenziario centrale di Teheran, noto per le condizioni di detenzione spaventose, e stipati in quattro stanze con una capacità massima totale di 80 persone. I detenuti avevano segnalato il grave sovraffollamento, la negazione dell’assistenza medica e il rifiuto delle autorità di separare i detenuti condannati per reati non violenti dai criminali comuni
Durante e in seguito alle proteste nazionali scoppiate il 28 dicembre 2025, le autorità hanno arrestato e portato in carcere arbitrariamente migliaia di manifestanti e dissidenti. Amnesty International documenta da anni come centinaia di persone – manifestanti, giornalisti, artisti, avvocati, scrittori, accademici, studenti universitari, persone Lgbtqi+, membri di minoranze etniche e religiose e difensori dei diritti umani – vengano detenute arbitrariamente anche solo per aver esercitato i loro diritti umani oppure a seguito di processi gravemente iniqui.
Le violazioni del giusto processo sistematicamente documentate da Amnesty International includono la negazione del diritto a un avvocato dal momento dell’arresto, l’ammissione di “confessioni” estorte con la tortura e la celebrazione di processi sommari. Durante la “guerra dei 12 giorni” del 2025 e di nuovo in questo periodo, persone che difendono i diritti umani e detenute hanno chiesto al Capo della magistratura di attuare una risoluzione del Consiglio supremo della magistratura che consente la libertà condizionale durante le emergenze belliche.
Il 28 febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l’Iran, provocando secondo fonti di stampa ufficiali 1.230 morti alla data del 5 marzo. Il 4 marzo, un funzionario del ministero della Salute ha dichiarato che dall’inizio degli attacchi erano stati uccisi almeno 180 bambini.
Capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ejei
c/o Ambasciata dell’Iran presso le Nazioni Unite a Ginevra
Chemin du Petit-Saconnex 28, 1209 Ginevra, Svizzera
Egregio Signor Gholamhossein Mohseni Ejei,
a seguito degli attacchi aerei degli Stati Uniti e di Israele nei pressi delle carceri e di altre strutture gestite dalle forze di sicurezza dove i detenuti sono comunemente trattenuti, sappiamo che le autorità iraniane hanno scarcerato alcune persone. Tuttavia, le autorità si rifiutano di liberare tutte le persone detenuti arbitrariamente, anche per motivi politici, e di concedere la liberazione temporanea per motivi umanitari ad altre, esponendole consapevolmente a grave rischio di morte o di ferimento grave. Tra le persone a in pericolo ci sono anche minorenni
Le famiglie delle persone detenute e i difensori dei diritti umani hanno riferito ad Amnesty International che, dall’inizio degli attacchi e dal blocco di Internet da parte delle autorità, si sono verificate esplosioni nei pressi del carcere di Evin e del penitenziario centrale di Teheran, in quello di Zanjan,nella provincia omonima; e in quello di Mahabad, nella provincia dell’Azerbaigian occidentale. Sono stati segnalati attacchi contro strutture gestite dalle forze di sicurezza che ospitano detenuti, tra cui strutture del ministero dell’Intelligence e stazioni di polizia a Teheran, a Mahabad e Urmia, nella provincia dell’Azerbaigian occidentale, a Sanandaj, nella provincia del Kurdistan e Kermanshah, nella provincia omonima.
Esprimogrande preoccupazione per il fatto che le autorità del suo paese neghino alle persone detenute cibo e acqua in quantità adeguata e sottopongano alcune di loro a sparizioni forzate, nonché a maltrattamenti e torture, anche come rappresaglia per le proteste. Secondo il Kurdistan Human Rights Network, il 3 marzo 2026 le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni contro le persone detenute dopo che queste avevano preso parte a proteste nel carcere di Mahabad per chiedere di essere scarcerate dopo aver sentito i colpi delle esplosioni. Una fonte informata ha riferito ad Amnesty International che i detenuti della sezione 209 del carcere di Evin, dove si trovano attivisti, dissidenti e altre persone arrestate dal ministero dell’Intelligence, sono stati trasferiti in luoghi non identificati. Le informazioni sulla loro ubicazione fornite alle famiglie sono assenti o contraddittorie. I timori delle famiglie circa la sicurezza dei loro parenti sono aumentati dopo aver ricevuto informazioni secondo cui potrebbero essere stati trasferiti nel complesso penitenziario di Shahrak Mahallati, nell’area di Mini-City alla periferia di Teheran, dove risiedono comandanti e personale militare. Le famiglie dei detenuti e persone che difendono diritti umani hanno inoltre segnalato carenze di cibo, acqua e prodotti igienico-sanitari anche nel carcere di Evin, in quello di Shahr-e Rey e nel penitenziario centrale di Teheran.
La esorto a scarcerare immediatamente coloro che sono detenuti arbitrariamente, anche per non aver saldato debiti, e a concedere la libertà vigilata ad altri, in particolare alle persone in attesa di giudizio, a coloro che sono stati condannati per reati minori non violenti e a coloro che hanno diritto alla libertà condizionale e a rivelare alle famiglie la sorte e il luogo in cui si trovano tutti i detenuti.
La esorto inoltre ad adempiere all’obbligo imposto all’Iran dal diritto internazionale umanitario di allontanare, nella massima misura possibile, tutte le persone detenute e la popolazione civile dalle vicinanze di obiettivi militari. La invito ad adottare tutte le misure necessarie per proteggere il diritto alla vita e alla salute di tutte le persone detenute, porre fine ai maltrattamenti e alle torture, garantire l’accesso a cibo, acqua e cure mediche adeguati e trattare tutte le persone detenute con umanità, in linea con gli standard internazionali. È inoltre necessario ripristinare immediatamente il pieno accesso a Internet. La esorto inoltre a garantire l’accesso nel paese agli osservatori internazionali.
La ringrazio per l’attenzione.