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In occasione dell’81° anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz, Alba Bonetti, presidente di Amnesty International Italia, ha diffuso questa dichiarazione:
“‘È avvenuto, quindi può accadere di nuovo’. Per decenni, l’ammonimento di Primo Levi si è scolorito nelle nostre coscienze, a lungo fiduciose nel sistema di protezione costruito poco alla volta dopo la Seconda guerra mondiale. Un sistema incardinato nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nelle convenzioni e nei trattati internazionali a quella ispirati, inclusa la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, adottata dalle Nazioni Unite il 9 dicembre 1948, un giorno prima della votazione sulla Dichiarazione. Una coincidenza che non credo casuale.
Gli Stati, ispirati dal motto ‘Never again’, lavorarono per mettere le basi necessarie a evitare il ripetersi di tragedie immani quali la Shoah e per garantire la pace attraverso il diritto. Tuttavia, in particolare dall’inizio di questo secolo, abbiamo assistito al moltiplicarsi di crisi che hanno progressivamente delegittimato il diritto internazionale, la giustizia internazionale e diffuso in modo sempre più pervasivo la logica dei doppi standard: le regole valgono oppure no a seconda di quale stato le viola o ritenga conveniente farle valere. Tutte queste violazioni dei diritti umani hanno causato e causano vittime e sofferenze inenarrabili nel mondo.
In questa epoca oscura brillano ancora motivi di speranza: la Corte internazionale di giustizia sta esaminando due casi di violazione della Convenzione sul genocidio.
Il 27 gennaio celebriamo la Giornata della memoria, ricordando sei milioni di ebrei uccisi dai criminali nazisti con il contributo di altri paesi, tra cui l’Italia. Invito tutte e tutti a ricordare e a rammentare, a richiamare al cuore e alla mente, l’avvertimento ancora attuale di quella tragedia. Non un atto di memoria che guarda solo, e doverosamente, al passato. Anche un atto di memoria che, con le parole di Levi, si proietta sul nostro presente sollecitando quello che ciascuna e ciascuno di noi, a sua misura, può fare per contrastare le violazioni dei diritti umani.
Come fece Raphael Lemkin (1900-1959), avvocato ebreo polacco sopravvissuto alla Shoah, in cui invece trovarono la morte quarantanove dei suoi familiari. Consulente al processo di Norimberga, dedicò il resto della sua vita a definire il concetto di genocidio e a costruire attorno ad esso il consenso della comunità internazionale: se oggi disponiamo della Convenzione conto il genocidio, lo dobbiamo in gran parte a lui”.
I racconti e le memorie degli eventi, conservati e trasmessi attraverso la tradizione orale dei sopravvissuti, prendono vita in albi illustrati, fumetti e libri per l’infanzia, diventando uno strumento efficace per ricordare e onorare le vittime ebree dello sterminio nazista. Tra le tante storie la vicenda di Emanuele di Porto, bambino di nove anni che durante la razzia del ghetto di Roma si salva prendendo una circolare che per tre giorni lo porterà in giro per la città grazie alla solidarietà di un gruppo di tranvieri romani, ha dato vita allo splendido albo illustrato: Il bambino del tram di Isabella Labate, edito da Orecchio Acerbo e patrocinato da Amnesty International Italia.
I bambini del ghetto di Roma prelevati dalle loro case e deportati ad Auschwitz furono 207, nessuno fece ritorno.
Sono sempre le storie le protagoniste del percorso educativo per la scuola secondaria di secondo grado La persecuzione degli ebrei, che ripercorre secoli di oppressioni, dal Medioevo fino alla notte dei cristalli, per arrivare perfino ai libri per l’infanzia degli anni 30’, in cui gli stessi bambini diventarono oggetto della propaganda del regime nazista. Storie che risultano imprescindibili per comprendere che il futuro nasce dalla conoscenza del passato, per riconoscere le ragioni personali alla base dei comportamenti discriminatori e sottolineare l’importanza della responsabilità delle singole persone nei confronti del gruppo e della comunità. Affinché la Storia non si ripeta.