La storia di Riccardo Magherini

2 Marzo 2026

Gli Amici del "Maghero" - Facebook

Tempo di lettura stimato: 10'

È la notte tra il 2 e il 3 marzo del 2014 quando Riccardo Magherini viene

ucciso durante un fermo dei carabinieri a Firenze.  

“Aiuto.” “Sto morendo.”

Queste sono le sue ultime parole. 

Da allora inizia la lunga lotta della famiglia per ottenere verità e giustizia, che termina oltre dieci anni dopo, il 15 gennaio 2026, quando la Corte europea dei diritti umani condanna l’Italia per l’uccisione di Riccardo, stabilendo il risarcimento per danni morali. 

 

 

CHI È RICCARDO MAGHERINI

Riccardo Magherini – Riky per gli amici – ha 39 anni, è nato e cresciuto a Firenze e ha un figlio piccolo. 

Lui, a sua volta, è figlio di Guido Magherini, ex-calciatore, dal quale eredita la passione per il calcio a tal punto da arrivare a giocare nelle giovanili della Fiorentina prima di doversi fermare a causa di una serie di infortuni. 

RIccardo Magherini abbraccia un bambinoGli Amici del “Maghero” – Facebook

RIccardo Magherini abbraccia un bambino

L’ULTIMA NOTTE DI RICCARDO

Secondo quanto riportato da suo fratello Andrea, Riccardo ha la febbre e ha mischiato medicinali con l’alcool. Mentre sta tornando a casa, inizia ad agitarsi. 

Prima, prova a prendere un taxi: “Lo vedo avvicinarsi, quasi correndo, era molto agitato. Mi ha chiesto di prendere un’altra strada, poi ha iniziato a braccarmi per farmi fermare: ‘Allora sei d’accordo con loro, sei di loro’. È scappato dal taxi perdendo il portafogli e il cellulare. Gridava ‘Aiuto!’” racconta l’autista a “Le Iene”. 

Poi inizia a correre. È convinto che qualcuno gli abbia rubato portafoglio e cellulare e crede di essere seguito. Arriva a via Borgo San Frediano ed entra in una pizzeria dove va spesso ed è conosciuto. Prende il cellulare di un cameriere, esce di corsa, entra nella macchina di una ragazza che passava di lì per caso e che riesce a farlo uscire, prova a entrare in un’altra pizzeria. 

A quel punto, vengono chiamati i carabinieri che, arrivando, trovano Riccardo a terra in ginocchio con le braccia aperte. Non oppone resistenza. Anzi, secondo alcuni testimoni esclama “per favore, aiutatemi!”.  

Qualcosa però cambia. Riccardo si spaventa e prova a scappare. Arriva una seconda auto dei carabinieri. 

Un carabiniere davanti, tre dietro. Lo ammanettano e uno di loro lo colpisce in faccia. Viene immobilizzato a terra, in posizione prona col volto sull’asfalto, una tecnica di fermo pericolosa.  

Grida, è spaventato. Diverse persone assistono alla scena, c’è anche chi filma. 

Riccardo urla “Sto morendo”.

È passata da poco dopo l’1 di notte e questo è quello che succede: 

  • 1:21 | I carabinieri chiamano il 118, ma l’ambulanza non trova subito la strada.
  • 1:31 | I carabinieri richiamano il 118 dicendo di sentire le sirene ma di non vedere l’ambulanza.
  • 1:34 | Uno dei volontari dell’ambulanza chiama il 118 per comunicare che si trovano sulla scena dove due carabinieri sono sopra a un uomo immobilizzato perché agitato, chiedendo anche l’intervento di un medico per la sedazione.
  • 1:44 | Arriva una seconda ambulanza con il medico ma Riccardo non ha più bisogno di una sedazione, ha bisogno di un massaggio cardiaco.
  • 2.12 | Il medico comunica al 118 che Riccardo è in arresto cardiaco.
  • 2.25 | L’ambulanza arriva all’ospedale di Santa Maria Nuova.
  • 2.45 | Riccardo viene dichiarato morto. 

Secondo quanto riferito dai carabinieri “Mentre venivano raccolte informazioni, il soggetto andava in arresto cardiocircolatorio”. Uno dei testimoni, invece, conferma di aver visto i carabinieri rendere a calci Riccardo sull’addome e in faccia.  

Persone tengono in mano cartelli con le ultime parole di Riccardo Magherini "Sto Morendo". "Chiamate l'ambulanza"Gli Amici del “Maghero” – Facebook

Persone tengono in mano cartelli con le ultime parole di Riccardo Magherini "Sto Morendo". "Chiamate l'ambulanza"

LA LUNGA LOTTA PER LA GIUSTIZIA

Subito dopo la morte di Riccardo, sui giornali escono i primi commenti diffamatori al punto che Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto e Fabio Anselmo, avvocato della famiglia, arrivano a parlare di una “seconda morte”. 

In contemporanea, il pubblico ministero apre un procedimento per “traffico di droga e morte a seguito di un altro atto criminale”. 

La famiglia però non ci sta. Per questo, chiede lo stop della cremazione e un’autopsia. 

Inizia così la lotta per la verità e la giustizia. 

Un mese dopo la morte di Riccardo, la procura di Firenze annuncia l’indagine contro nove persone: quattro carabinieri per omicidio colposo volontario e cinque operatori medici per omicidio colposo. 

A maggio vengono indagati anche gli operatori del 118 per complicità in omicidio colposo. 

Al centro dell’indagine ci sono la presunta violenza eccessiva usata nel momento dell’arresto e le modalità di immobilizzazione. 

Secondo la famiglia, infatti, Riccardo sarebbe stato reso inerme con un eccessivo uso della forza e delle tecniche di contenimento, tra le quali: “una stretta al collo con le mani, un calcio ai lati del corpo e all’addome quando la persona è già a faccia in giù a terra, pressione prolungata da parte di più di un agente sul corpo e sul busto quando è a terra”. Il tutto mentre è silenzioso e immobile. 

A corroborare questo racconto, c’è anche quello che si legge nel rapporto degli esperti incaricati dal pubblico ministero, dagli imputati e dalla famiglia di Riccardo, per i quali la morte è stata causata da cause “legate a un meccanismo complesso legato all’intossicazione, all’insufficienza cardiaca e all’asfissia”. 

Persone tengono in mano una gigantografia con il volto tumefatto di Riccardo MagheriniGli Amici del “Maghero” – Facebook

Persone tengono in mano una gigantografia con il volto tumefatto di Riccardo Magherini

Un mese dopo, la famiglia presenta anche una denuncia per depistaggio e insabbiamento dell’indagine, dato che alcuni testimoni raccontano di testimonianze non ascoltate o non registrate integralmente. Come se non bastasse, un testimone descrive all’avvocato anche il modo minaccioso e arrogante utilizzato dai carabinieri mentre stava rilasciando la sua dichiarazione. 

Si arriva così al 13 luglio 2016 quando il tribunale di Firenze condanna per omicidio colposo – dai sette agli otto mesi – tre dei quattro carabinieri imputati. Secondo il giudice, infatti, i tre avrebbero causato la morte di Riccardo tenendolo a terra e in una “situazione idonea a ridurre la dinamica respiratoria” per almeno 15 minuti. L’ultimo carabiniere e due operatori volontari vengono invece assolti. 

Questa condanna viene confermata anche in secondo grado. 

Nella motivazione della corte d’Appello del 2017 si legge infatti che: “il mantenimento e l’immobilizzazione di Magherini, che era alterato gravemente e soprattutto palesemente, nella posizione prona che gli impedì l’apporto di ossigeno che gli era necessario, fu per lui letale”. 

Nel 2018 cambia tutto. Il 15 novembre la Cassazione cancella le condanne e dispone l’annullamento senza rinvio della sentenza. I carabinieri engono assolti perché “il fatto non costituisce reato” dato che non avrebbero avuto le competenze specifiche in materia di arresto di persone nelle condizioni psicofisiche come quelle di Riccardo. 

È un duro colpo per la famiglia. Che però non si arrende e presenta un ricorso alla Corte europea dei diritti umani. Ricorso che viene accolto il 23 luglio del 2018. 

Striscione per Riccardo Magherini con scritto "I love (cuore) Riky"“Gli Amici del “Maghero” – Facebook

Striscione per Riccardo Magherini con scritto "I love (cuore) Riky"

L’ULTIMO CAPITOLO

Gli anni passano e finalmente arriva una “buona” notizia: il 15 gennaio 2026 la Corte condanna l’Italia per l’uccisione di Riccardo, stabilendo che alla famiglia spetta un risarcimento di 140 mila euro per danni morali.  

La sentenza sottolinea infatti come le linee guida in vigore all’epoca non contenessero istruzioni chiare e adeguate sull’immobilizzazione delle persone in posizione prona al fine di ridurre al minimo i rischi per la salute e la vita. Mancava inoltre la formazione degli agenti delle forze di polizia per garantire che avessero il livello di competenza necessario nell’impiego di tecniche di immobilizzazione, come la posizione prona, che potrebbero mettere a rischio la vita.  

È una sentenza importante che chiude un cerchio durato dodici anni.  

Dodici anni in cui la famiglia Magherini ha cercato strenuamente verità e giustizia.  

Dodici anni per poter dire che Riccardo è stato ucciso mentre era nelle mani dello stato.

"Siamo felici ed emozionati. E contenti per il figlio Brando perché ora saprà che suo padre è una persona per bene. Lo hanno fatto passare per un drogato, lo stato italiano però ha violato il diritto alla vita."

*Guido Magherini – dichiarazione su La Nazione 

Il padre e il figlio di Riccardo Magherini davanti allo striscione "I love Riky"Antonio de Matteo

Il padre e il figlio di Riccardo Magherini davanti allo striscione "I love Riky"

 

STORIE DI VIOLENZA DI STATO

La storia che hai appena letto è la prima della nuova serie curata da Amnesty International Italia sulle “Storie di violenza di stato”.  

Da Aldrovandi a Cucchi, da Soldi a Bifolco. Attraverso i fatti di cronaca che hanno scosso l’Italia ripercorreremo le lotte per la verità e la giustizia di familiari e amici.  

Storie che, in alcuni casi, non sono ancora senza giustizia. 

Storie che abbiamo già raccontato in questi anni: 

  • Nella mostra fotografica di Antonio de Matteo “La lotta, il coraggio e l’amore. Dodici storie di violenza di Stato”

 



 

  • Nella terza stagione del podcast Ellissi, con la voce narrante di Gianmarco Saurino, prodotto da Emons Record e Amnesty International Italia in collaborazione con Domani Editoriale.