Salwan Georges/The Washington Post via Getty Images - gennaio 2025
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In seguito alle ripetute ondate di combattimenti nel nord-est della Siria tra le autorità siriane e le Forze democratiche siriane (Fds), ovvero il braccio militare a guida curda dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord e dell’Est (Aasne), e in risposta al trasferimento alle autorità siriane del controllo di alcune strutture di detenzione e di campi che ospitano persone sospettate di affiliazione allo Stato islamico, la vicedirettrice regionale di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord, Kristine Beckerle, ha dichiarato:
“Le autorità siriane devono condurre un processo di verifica nelle strutture di detenzione e nei campi che ora sono sotto il loro controllo, in coordinamento con l’Aasne e che sia pienamente conforme ai diritti umani. Devono essere individuate: le persone che dovrebbero essere indagate e processate per crimini di diritto internazionale o per gravi reati previsti dal diritto interno; quelle che, se opportuno, dovrebbero essere rimpatriate e sottoposte a procedimenti giudiziari nei rispettivi paesi di origine; infine, quelle che dovrebbero essere scarcerate. I procedimenti nazionali devono rispettare gli standard internazionali sul processo equo ed escludere il ricorso alla pena di morte”.
“Le autorità siriane e l’Aasne devono inoltre, con urgenza, mettere in sicurezza e preservare le prove dei crimini di diritto internazionale commessi dallo Stato islamico, inclusi i luoghi delle atrocità e le fosse comuni, così come le prove documentali presenti nelle strutture di detenzione. Le prove dei crimini lasciate sul campo saranno fondamentali per chiarire il destino e il luogo in cui si trovano le persone siriane fatte sparire dallo Stato islamico, nonché per indagare e processare i responsabili di crimini di diritto internazionale, compresi i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità”.
“Le ripetute ondate di combattimenti in Siria hanno avuto conseguenze devastanti sulla popolazione civile. Amnesty International ribadisce il proprio appello a tutte le parti coinvolte nei recenti scontri affinché rispettino i loro obblighi di diritto internazionale umanitario e garantiscano che la popolazione civile non paghi il prezzo di un’ulteriore crisi politica in Siria”.
Dopo la caduta dell’ex governo di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, le Fds hanno continuato a controllare vaste aree del nord-est della Siria. Nel dicembre 2025 e nel gennaio 2026 sono scoppiati scontri tra le autorità siriane e le Fsd nella città di Aleppo, che hanno causato la morte e il ferimento di almeno 20 civili.
A metà gennaio il presidente Ahmed al-Sharaa ha emanato il Decreto n. 13 del 2026 sui diritti dei curdi in Siria e il 18 gennaio ha annunciato un accordo con il comandante delle Fds, Mazloum Abdi, che riguardava l’amministrazione civile, i valichi di frontiera, l’integrazione in materia di sicurezza e il controllo statale dei siti di detenzione legati allo Stato islamico.
L’accordo è venuto meno il 19 gennaio, portando alla ripresa delle ostilità. Secondo quanto appreso da Amnesty International, sono stati danneggiati e distrutti obiettivi civili, comprese infrastrutture per uso civile, e, secondo le Nazioni Unite, circa 11.000 persone sono state costrette a fuggire verso Qamishli, nella provincia di al-Hassake, a causa dei combattimenti o per timore di un’ulteriore escalation. Il 20 gennaio è stato annunciato un cessate il fuoco di quattro giorni, sebbene siano proseguite segnalazioni di alcuni scontri.
Il 20 gennaio le autorità siriane hanno assunto il controllo di alcune strutture di detenzione in cui sono trattenute persone a causa della loro presunta affiliazione allo Stato islamico, nonché del campo di al-Hol. L’Aasne ha continuato a mantenere il controllo su altri campi e strutture di detenzione nel nord-est della Siria.
Nel 2024 Amnesty International ha documentato la detenzione di decine di migliaia di uomini, donne e bambini nei campi e nelle strutture di detenzione del nord-est della Siria, tra cui persone siriane, irachene e di altre nazionalità. Tra le persone detenute vi sono tanto responsabili quanto vittime dei crimini commessi dallo Stato islamico, incluse persone sopravvissute al traffico di esseri umani, oltre a persone senza alcuna affiliazione con il gruppo armato.
Tra le persone detenute vi sono anche, con ogni probabilità, centinaia di sopravvissute yazide nonché persone appartenenti ad altre minoranze, rapite dallo Stato islamico. Nel 2025 Amnesty International ha esortato il governo siriano, le autorità autonome, la coalizione a guida statunitense e le Nazioni Unite a individuare con urgenza soluzioni, attese da tempo, a questa crisi.