Capo di stato: Ram Baran Yadav
Capo del governo: Madhav Kumar Nepal (subentrato a Pushpa Kamal Dahal a maggio)
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 29,3 milioni
Aspettativa di vita: 66,3 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 52/55‰
Alfabetizzazione adulti: 56,5%
Difensori dei diritti umani nepalesi hanno denunciato centinaia di uccisioni e rapimenti da parte delle forze statali e dei gruppi armati. L'insicurezza pubblica ha conosciuto un'escalation a seguito delle azioni violente conto i civili attuate da un numero crescente di gruppi armati. La polizia è ricorsa a un uso non necessario ed eccessivo della forza per disperdere manifestazioni politiche e di rivendicazione dei diritti. Sono pervenute notizie sulla diffusione delle torture ai danni dei detenuti.
Gli impegni assunti dal Nepal con l'Accordo completo di pace del 2006 per l'affermazione dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali sono rimasti disattesi. Le divisioni politiche e la proliferazione di gruppi armati hanno minacciato il processo di pace. Il governo del Partito comunista del Nepal-maoista (Cpn-m), partito di maggioranza, presieduto dal primo ministro Pushpa Kamal Dahal, è caduto a maggio ed è stato sostituito da una coalizione di governo guidata da Madhav Kumar Nepal. Sostenitori del partito maoista hanno indetto proteste e scioperi generali, compreso un blocco del parlamento. Gli sforzi per redigere una nuova costituzione hanno registrato scarsi progressi. Malgrado il dichiarato sostegno dello stato alla Bozza dei principi delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione basata sul lavoro o sulla discendenza (che affronta le disuguaglianze di casta), la discriminazione contro i dalit e le donne ha continuato a persistere nell'impunità.
Gli sforzi per istituire una Commissione verità e riconciliazione (Trc) sono giunti a un punto di stallo. Nepalesi critici nei riguardi del progetto di legge per l'istituzione della Trc, attesa sin dal 2007, hanno evidenziato lacune, tra cui la mancanza di indipendenza dalle influenze politiche della commissione proposta, un'inadeguata protezione dei testimoni e la proposta di garantirle il potere di raccomandare amnistie per i perpetratori di gravi violazioni dei diritti umani.
Entrambe le parti impegnate nel conflitto terminato nel 2006 si resero responsabili della sparizione forzata di persone. Secondo l'Icrc, a fine anno continuavano a mancare all'appello più di 1300 persone. Un progetto di legge finalizzato a criminalizzare le sparizioni forzate è saltato a giugno e una commissione d'inchiesta sulle sparizioni non si è concretizzata. La proposta legislativa non conteneva una definizione di sparizione forzata in linea con il diritto internazionale e non la riconosceva quale possibile crimine contro l'umanità. Il 30 agosto, Amnesty International ha pubblicato un memorandum congiunto con otto note organizzazioni nepalesi e internazionali, in cui venivano chiesti miglioramenti al fine di allineare la bozza legislativa con gli standard internazionali.
È proseguito il clima di impunità per i perpetratori di violazioni dei diritti umani durante il conflitto e nessun caso è stato portato davanti a un tribunale ordinario. Le autorità non hanno provveduto a dare attuazione ai mandati d'arresto disposti dai tribunali nei confronti di personale militare accusato di violazioni dei diritti umani.
*A dicembre, il governo ha promosso un ufficiale di alto rango dell'esercito implicato in violazioni dei diritti umani durante il conflitto, come tortura, detenzione arbitraria e sparizioni forzate. L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso particolare preoccupazione in merito e si è opposto alla promozione dell'ufficiale in attesa di un'inchiesta.
La polizia ha continuato a fare un uso non necessario ed eccessivo della forza per reprimere le manifestazioni, picchiando tra l'altro i manifestanti con lathis (lunghi bastoni di legno) e con i calci delle pistole. Sono stati riferiti casi di tortura e altri maltrattamenti di detenuti e uccisioni di persone sospettate di essere affiliate con gruppi armati, in "scontri" simulati.
Oltre un centinaio di gruppi erano operativi nella regione nepalese del Terai, rendendosi responsabili di violazioni dei diritti umani, come rapimenti di membri della comunità pahadi (collina) e attentati dinamitardi in luoghi pubblici.
*Il 9 aprile, la polizia ha sparato e ucciso Parasuram Kori, dopo che membri del gruppo armato dell'ala sinistra con base nel Terai, Janatantrik Terai Mukti Morcha (Jtmm-j), avevano sparato a una pattuglia della polizia. La madre della vittima ha affermato che suo figlio e altre due persone erano stati rapiti dal Jtmm-j tre giorni prima.
La Lega comunista giovanile, l'ala giovane del Cpn-m, si è anch'essa resa responsabile di uccisioni, aggressioni e rapimenti.
Oltre 2500 ex bambini soldato sono rimasti nei cosiddetti "accantonamenti" (aree militari dove, in base all'Accordo completo di pace, il Cpn-m aveva concordato di avere il suo quartier generale). A luglio, il governo ha annunciato un piano per congedarli, assieme alle oltre un migliaio di "reclute illegali" arruolate dopo il 2006, un processo che avrebbe dovuto concludersi entro novembre. Le due parti non sono riuscite però a raggiungere un accordo per un piano di congedo e di riabilitazione, che alla metà di ottobre era ancora in fase di stallo. A fine anno i rilasci non erano ancora iniziati ma sono stati annunciati per gli inizi di gennaio 2010.
Le leggi interne che prevedono garanzie di tutela contro la tortura non hanno rispettato gli standard internazionali, oltre a rimanere applicate in modo inadeguato.
*A luglio, la polizia ha torturato Bhakta Rai e Sushan Limbu, dopo che quest'ultimo era stato arrestato per un reato minore a Urlabari, nel Nepal sudorientale. La polizia li ha picchiati in una cella del carcere, poi li ha lasciati seminudi per strada, li ha aggrediti con sbarre di ferro e li ha costretti a camminare carponi su una superficie di pietra. Entrambi hanno riportato ferite gravi. A seguito di un'istanza accolta da un tribunale, i due uomini hanno potuto accedere agli avvocati e sono state loro concesse cure mediche, ma gli agenti coinvolti nella loro tortura non sono stati sospesi e non è stata avviata alcuna indagine.
Donne attiviste dei diritti umani sono state vittime di minacce, aggressioni e uccisioni. Si sono verificati nuovi casi di morti per questioni di dote e di violenza sessuale. Un sistema legislativo debole e l'inadeguatezza delle operazioni della polizia hanno ostacolato il perseguimento giudiziario di casi di violenza domestica e sessuale. La polizia si è rifiutata di raccogliere le denunce di violenza contro le donne o di fornire informazioni alle attiviste dei diritti umani riguardo allo stato delle indagini.
*Uma Singh, una giornalista di Radio Today FM e attivista della Rete per i diritti umani delle donne, è stata aggredital'11 gennaio da un gruppo di uomini armati. È rimasta gravemente mutilata ed è morta mentre veniva trasportata in ospedale a Kathmandu.
Ad agosto, Amnesty International ha lanciato un'azione con cui si chiedeva che il primo ministro garantisse che fosse fatta giustizia nel caso di Maina Sunuwar, una quindicenne che fu torturata a morte da membri dell'esercito del Nepal, nel febbraio 2004. A dicembre, uno degli accusati, il maggiore Niranjan Basnet, è stato espulso da una missione di peacekeeping delle Nazioni Unite e rimpatriato in Nepal. Amnesty International ha invitato l'esercito nepalese a consegnarlo alle autorità civili.
Il governo ha bloccato la ratifica dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale nonostante un impegno assunto dal precedente ministro degli Affari esteri nepalese. A luglio, Amnesty International ha presentato oltre 13.000 lettere di appello al nuovo ministro degli Affari esteri, Sujata Koirala, per chiedere al governo di procedere con la ratifica. Il ministro ha acconsentito ad avviare l'iter ma a fine anno non era stato registrato alcun progresso in tal senso.
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