Capo di stato: regina Elisabetta II
Capo del governo: Gordon Brown
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 61,6 milioni
Aspettativa di vita: 79,3 anni
Mortalita infantile sotto i 5 anni (m/f): 6/6‰
Sono continuate le segnalazioni in merito all'implicazione del Regno Unito in gravi violazioni dei diritti umani di persone detenute all'estero. Le richieste di indagini indipendenti sul ruolo del Regno Unito in queste violazioni sono rimaste inascoltate. Sono proseguiti i tentativi del governo di rimandare persone in paesi noti per praticare la tortura, sulla base di "assicurazioni diplomatiche" (promesse non vincolanti fornite dai paesi in cui sarebbero state rimandate). La Corte europea dei diritti umani ha concluso che il Regno Unito aveva violato i loro diritti umani per aver detenuto un certo numero di cittadini stranieri senza accuse o processo (internamento). L'attuazione delle misure adottate con l'obiettivo dichiarato di combattere il terrorismo ha portato a violazioni dei diritti umani, tra cui anche procedimenti giudiziari iniqui. L'esecutivo ha acquisito poteri tali da eludere e minare le inchieste indipendenti del coroner. A 20 anni di distanza dalla morte di Patrick Finucane, non è ancora stata istituita un'inchiesta sulla collusione dello stato nella sua uccisione.
Sono emerse ulteriori segnalazioni di gravi violazioni dei diritti umani commesse con la consapevolezza, la complicità e, in alcuni casi, la presenza di agenti dei servizi segreti britannici, in paesi come Bangladesh, Egitto, Pakistan ed Emirati Arabi Uniti, e del tentativo di funzionari britannici di tenere nascosta la partecipazione del Regno Unito. Nel mese di agosto, due Comitati parlamentari hanno espresso preoccupazione per il coinvolgimento del Regno Unito nella tortura di "sospetti terroristi" detenuti all'estero. Tuttavia, sono rimaste inascoltate le richieste di indagini indipendenti sul ruolo del paese in queste e altre gravi violazioni dei diritti umani commesse nel contesto della cosiddetta "guerra al terrore", compreso il coinvolgimento del Regno Unito nel programma di rendition (trasferimento illegale tra paesi di sospettati di terrorismo) guidato dagli Usa.
*A febbraio, Binyam Mohamed, un cittadino etiope già residente nel Regno Unito, è stato rilasciato dalla custodia degli Stati Uniti a Guantánamo Bay, a Cuba, dove era detenuto dal 2004, ed è tornato in Gran Bretagna. Egli fu arrestato in Pakistan nell'aprile 2002 e poi trasportato, nell'ambito del programma americano di rendition, prima in Marocco, poi in Afghanistan e infine a Guantánamo Bay. Il governo degli Stati Uniti non ha messo in dubbio il fatto che il trattamento a cui era stato sottoposto si configurasse come tortura o altro maltrattamento. Durante l'anno, giudici britannici hanno più volte stabilito che il governo del Regno Unito dovesse rivelare ciò che la Cia aveva riferito ai servizi di sicurezza britannici (Mi5) e ciò che i servizi segreti inglesi (Mi6) sapevano circa il trattamento illegittimo di Binyam Mohamed. Hanno inoltre chiarito che "il rapporto del governo del Regno Unito con le autorità degli Stati Uniti in merito a [Binyam Mohamed] andava ben oltre quello di un semplice spettatore o testimone di presunti illeciti". A fine anno, era ancora pendente il ricorso in appello del governo britannico contro le sentenze che imponevano la divulgazione delle informazioni. A marzo, è stato annunciato l'avvio di un'inchiesta della polizia in merito alle segnalazioni di possibili illeciti penali.
*Alla fine dell'anno, Shaker Aamer, un cittadino saudita, era l'unico ex residente nel Regno Unito ancora detenuto a Guantánamo Bay di cui si ha notizia. Dopo la sua cattura in Afghanistan, venne detenuto dalle autorità militari americane in diversi luoghi e infine a Guantánamo Bay. Nel mese di dicembre, l'Alta corte di Inghilterra e Galles ha ordinato alle autorità britanniche di rendere pubblici alcuni documenti relativi al suo caso, per dimostrare che le confessioni rilasciate nel corso della detenzione erano state indotte da maltrattamenti a opera di funzionari americani e britannici, così da screditare tali confessioni e aumentare in modo sostanziale le sue speranze di liberazione.
*A febbraio, il governo ha ammesso che, contrariamente a quanto dichiarato in precedenza, due persone catturate dalle forze britanniche in Iraq nel 2004 e trasferite sotto il controllo degli Stati Uniti, erano state successivamente trasferite in una struttura di detenzione statunitense in Afghanistan. Il governo degli Stati Uniti li classificò come "nemici combattenti illegittimi". Si è temuto che il governo britannico ostacolasse gli sforzi per identificarli.
Nel mese di dicembre, il gruppo parlamentare misto sulle "extraordinary rendition" ha dato il via a procedimenti giudiziari negli Stati Uniti per chiedere la divulgazione di informazioni da parte di varie agenzie di sicurezza americane, circa il ruolo svolto dal Regno Unito nel programma di rendition, e in particolare il trasferimento illegale di due persone attraverso il territorio britannico di Diego Garcia e la consegna in Iraq da parte delle forze speciali britanniche alle forze Usa di altri individui che sono stati poi trasportati in Afghanistan.
Sono proseguiti i tentativi di espellere persone ritenute una minaccia per la "sicurezza nazionale" verso paesi in cui avrebbero rischiato gravi violazioni dei diritti umani, compresa la tortura. Il governo ha continuato a sostenere che le "assicurazioni diplomatiche" erano sufficienti a ridurre i rischi che tali persone avrebbero dovuto affrontare.
*Nel mese di febbraio, due cittadini algerini, indicati negli atti giudiziari come "RB" e "U", e il cittadino giordano Omar Othman (noto anche come Abu Qatada) hanno perso i ricorsi dinanzi al Comitato di appello della Camera dei Lord (Law Lords) contro la loro espulsione nei rispettivi paesi per ragioni di "sicurezza nazionale". In tutti e tre i casi il governo ha fatto affidamento sulle "assicurazioni diplomatiche" fornite, rispettivamente, dai governi algerino e giordano, sostenendo che esse avrebbero sufficientemente ridotto il rischio che, al loro ritorno, gli uomini fossero sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani, compresa la tortura.
Il giorno seguente, la Corte europea dei diritti umani ha emesso un provvedimento temporaneo che chiedeva al governo di non espellere Omar Othman in Giordania. A fine anno, il caso era ancora pendente.
*Ad aprile, 10 studenti pakistani sono stati arrestati e detenuti perché sospettati di essere coinvolti in attività terroristiche. Sono stati poi rilasciati senza imputazioni, ma immediatamente riarrestati e detenuti, in attesa di espulsione per ragioni di "sicurezza nazionale". Sono stati imprigionati in carceri di massima sicurezza. A dicembre, otto di loro avevano rinunciato al ricorso contro l'espulsione ed erano tornati in Pakistan.
A dicembre, l'Alta corte di Inghilterra e Galles si è pronunciata contro il governo e la Commissione speciale di appello per l'immigrazione (Siac) e ha ritenuto che, anche nel caso di un procedimento di libertà su cauzione dinanzi alla Siac, per garantire un'udienza equa era necessaria una sufficiente divulgazione di informazioni e che la totale dipendenza da materiali confidenziali avrebbe violato le norme sul giusto processo.
A febbraio, la Grande camera della Corte europea dei diritti umani ha decretato all'unanimità che, con l'internamento di nove cittadini stranieri sospettati di terrorismo, il Regno Unito aveva violato il loro diritto alla libertà. La detenzione senza incriminazione né processo li aveva ingiustificatamente discriminati rispetto ai cittadini britannici. La Corte ha inoltre rilevato che quattro dei nove arrestati non erano stati in grado di contestare efficacemente le accuse a loro carico, perché il materiale pubblico sul quale il governo si era basato consisteva unicamente in affermazioni generiche e la decisione del tribunale nazionale di confermare la loro detenzione era fondata esclusivamente o in misura determinante su materiale segreto, al quale non avevano avuto accesso né gli arrestati, né gli avvocati da loro scelti. La Corte ha anche stabilito che a tutti e nove era stato negato il diritto al risarcimento per queste violazioni.
Al 10 dicembre 2009, erano 12 gli "ordini di controllo" in vigore ai sensi della legge del 2005 per la prevenzione del terrorismo. La legge attribuisce a un ministro del governo poteri senza precedenti per il rilascio di "ordini di controllo" sulla base di informazioni segrete, per limitare la libertà, il movimento e le attività di persone sospettate di coinvolgimento in attività terroristiche.
*Nel mese di giugno, i Law Lords hanno applicato la sentenza della Corte europea dei diritti umani (v. sopra) e hanno accettato il ricorso di tre uomini, noti come "AF", "AN" e "AE", contro l'imposizione di "ordini di controllo", riconoscendo che essa aveva violato il loro diritto a un equo processo. I Law Lords hanno deciso all'unanimità che "AF", "AN" e "AE" dovevano godere di sufficiente divulgazione di informazioni. Il verdetto ha stabilito che le persone sottoposte agli "ordini di controllo" dovevano ricevere informazioni sufficienti circa le accuse a loro carico, per consentire loro di preparare una difesa efficace. Ha inoltre precisato che se la causa contro la persona "controllata" si basava esclusivamente o in misura determinante su materiali segreti, non potevano considerarsi rispettati gli standard di equità processuale.
*Ad agosto, Mahmoud Abu Rideh, un palestinese apolide, inizialmente internato nel dicembre 2001 in base alle disposizioni emanate dopo gli attentati del settembre 2001 negli Usa e quindi colpito da un "ordine di controllo" dal marzo 2005, ha affermato di non poter rimanere oltre nel Regno Unito e di voler lasciare il paese. Posto davanti alla minaccia di azioni legali, il governo ha accettato di fornirgli un certificato di viaggio che gli permetteva di uscire dal paese e rientrarvi per un periodo di cinque anni. Tuttavia, non appena Mahmoud Abu Rideh ha lasciato il paese, il governo è venuto meno al proprio impegno, ha annullato il certificato di viaggio e ha ordinato la sua estromissione definitiva dal Regno Unito.
A giugno, la Corte europea dei diritti umani ha dichiarato parzialmente ricevibile la citazione in giudizio depositata contro il Regno Unito, per conto di Faisal Attiyah Nassar Al-Saadoon e Khalaf Hussain Mufdhi, due cittadini iracheni. Essi furono arrestati e detenuti in Iraq nel 2003 in strutture detentive gestite dalle forze armate britanniche. Nel dicembre 2008 furono consegnati alle autorità irachene sebbene esistessero fondati, motivi per ritenere che rischiassero un processo iniquo dinanzi all'Alto tribunale iracheno e l'esecuzione, a dispetto delle misure temporanee della Corte europea dei diritti umani, che indicavano al governo britannico di non consegnarli alle autorità irachene fino a nuovo avviso.
A maggio, emettendo una sentenza contraria al governo, la Corte d'appello di Inghilterra e Galles ha confermato che i soldati britannici in servizio militare in Iraq erano titolati a beneficiare dei diritti garantiti dalla legge sui diritti umani del 1998.
*A fine anno, ai sensi della legge del 2005 sulle inchieste, era ancora in corso un'indagine pubblica sulle circostanze del decesso di Baha Mousa. Egli morì nel settembre 2003 in un centro di detenzione gestito dalle forze armate britanniche in Iraq, dopo essere stato torturato dai soldati per 36 ore.
Sempre in virtù della legge del 2005, a novembre il governo ha annunciato un'inchiesta pubblica sul caso di Khuder al-Sweady e altri cinque iracheni. L'inchiesta si dovrà occupare, tra l'altro, delle accuse contro soldati britannici per l'uccisione di Khuder al-Sweady e per le torture e altri maltrattamenti inflitti agli altri cinque iracheni, mentre erano detenuti in Iraq nel 2004.
A novembre, il parlamento ha approvato la legge su coroner e giudici del 2009, con la quale l'esecutivo ha ottenuto la facoltà di ordinare la sospensione delle inchieste dei coroner e di sostituirle con le inchieste previste dalla legge del 2005, sostenendo che quest'ultima era adeguata per indagare sulle cause dei decessi.
Il mantenimento dell'ordine pubblico durante le manifestazioni di aprile per il vertice del G20 di Londra è stato motivo di preoccupazione. Sono pervenute segnalazioni di uso sproporzionato della forza, dell'impiego di armi quali manganelli e scudi durante le cariche contro i manifestanti e della rimozione intenzionale dei contrassegni identificativi degli agenti.
*Un filmato reso pubblico ha mostrato che il 1° aprile un agente di polizia, che indossava un casco e un passamontagna, ha colpito Ian Tomlinson, un giornalaio di 47 anni, con un manganello sulla parte posteriore della gamba e lo ha spinto in avanti. In quel momento, Ian Tomlinson, con le mani in tasca, dava la schiena a una linea di poliziotti in tenuta antisommossa e si stava allontanando. Ian Tomlinson è caduto a terra ed è morto poco dopo. La polizia ha ammesso che vi era stato un contatto, soltanto in seguito alla diffusione pubblica del filmato. A fine anno, un agente di polizia era sotto inchiesta per omicidio colposo.
Nel mese di febbraio, l'ufficio del procuratore della regina per Inghilterra e Galles ha annunciato che non c'erano prove sufficienti di reati commessi da singoli agenti di polizia in relazione all'uccisione di Jean Charles de Menezes, un cittadino brasiliano ucciso dalla polizia a Londra nel 2005. La decisione sembra aver sancito l'impunità per l'omicidio. A novembre, la polizia metropolitana ha accettato di pagare un risarcimento alla famiglia di Jean Charles de Menezes.
*A marzo, il commissario capo della polizia di Londra ha accettato di versare a Babar Ahmad un indennizzo e un risarcimento per danni morali, dopo aver ammesso che, nel dicembre 2003, agenti di polizia lo avevano sottoposto a un'aggressione violenta, tollerata e immotivata, tra l'altro afferrandolo per due volte al collo con una presa pericolosa.
Gruppi dissidenti repubblicani hanno rivendicato gli omicidi di due soldati, Mark Quinsey e Patrick Azimkar, e dell'agente di polizia Stephen Paul Carroll, commessi a marzo.
A giugno, la giornalista Suzanne Breen ha vinto la sua battaglia contro la richiesta del servizio di polizia dell'Irlanda del Nord di consegnare materiali relativi agli omicidi dei due soldati. Il giudice onorario di Belfast ha stabilito che dare il materiale alla polizia avrebbe messo in pericolo la sua vita e ha riconosciuto che la tutela della riservatezza delle fonti per i giornalisti era parte del diritto alla libertà di espressione.
A gennaio, il gruppo consultivo sul passato, istituito dal governo nel 2007, ha raccomandato la creazione di una commissione indipendente per affrontare l'eredità del passato, associando i processi di riconciliazione, giustizia e il recupero delle informazioni.
*A 20 anni dall'uccisione del noto avvocato per i diritti umani Patrick Finucane, il governo ha continuato a venir meno al proprio impegno di istituire un'inchiesta indipendente sulle collusioni dello stato nella sua morte.
Si è conclusa la raccolta delle prove per tre inchieste pubbliche sulla collusione dello stato negli omicidi di Robert Hamill, dell'avvocatessa per i diritti umani Rosemary Nelson e di Billy Wright. Le relazioni finali erano attese per il 2010. È stata motivo di preoccupazione l'esclusione dei familiari e dei loro avvocati da un certo numero di sessioni di ognuna delle inchieste.
A seguito di un aumento nei mesi precedenti di aggressioni verbali e fisiche, a giugno oltre 100 rom sono fuggiti dalle loro case di Belfast.
Nel mese di ottobre, contrariamente al parere dell'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, il governo ha tentato il rimpatrio forzato di 44 iracheni a Baghdad. Al loro arrivo, le autorità irachene ne hanno accettati soltanto 10 e gli altri 34 altri sono stati riportati nel Regno Unito e arrestati appena giunti in territorio britannico.
A novembre il governo ha ammesso che tutte le persone non arabe provenienti dal Darfur, a prescindere dalla loro affiliazione politica o di altro genere, erano a rischio di persecuzione nel Darfur e che la loro ricollocazione interna in altre zone del Sudan non era attualmente possibile.
Nel mese di dicembre, l'Ordine dei pediatri e della salute infantile, quello dei medici generici e quello degli psichiatri hanno pubblicato una dichiarazione congiunta in cui chiedevano di porre immediatamente fine alla detenzione amministrativa dei bambini prevista dalla legge sull'immigrazione, perché "vergognosa", "dannosa" e "permanentemente nociva per la salute dei bambini".
A luglio, l'ispettore capo degli istituti di pena di Inghilterra e Galles ha constatato che le condizioni nel centro di detenzione per immigrati a gestione privata, Tinsley House, nei pressi di Londra, erano "del tutto inaccettabili" per le donne e i bambini e che erano peggiorate dall'ultima ispezione, nella direzione di una "invadente 'cultura carceraria'". È stata espressa preoccupazione per la detenzione di famiglie per oltre 72 ore e, in alcuni casi, per molte settimane.
A novembre, il governo ha lanciato una strategia per affrontare la violenza contro le donne, in linea con gli impegni assunti nel quadro della Piattaforma d'azione delle Nazioni Unite di Pechino del 1995.
Sempre a novembre, il governo ha annunciato un progetto pilota della durata di tre mesi per fare fronte al problema dei diritti umani delle donne a rischio di violenza e il cui status di immigrazione è incerto.
Per tutto il corso dell'anno, delegati di Amnesty International hanno preso parte, in qualità di osservatori, a vari processi in Inghilterra, tra cui procedimenti per contestare gli "ordini di controllo", ricorsi in appello contro espulsioni in base a "assicurazioni diplomatiche" e azioni legali intentate contro il governo da ex detenuti di Guantánamo.
United Kingdom: The case of Binyam Mohamed - "championing the rule of law"? (EUR 45/001/2009)
UK/Northern Ireland: Patrick Finucane - twenty years on, still no inquiry (EUR 45/002/2009)
Independent investigation into alleged UK involvement in torture long overdue (EUR 45/009/2009)
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