Foto di Valentyna Polishchuk/Global Images Ukraine via Getty Images
La regione è rimasta in prima linea nell’erosione globale del rispetto dei diritti umani universali e della giustizia internazionale. La Russia ha continuato a guidare questa tendenza, portando avanti l’aggressione contro l’Ucraina e commettendo altri crimini ai sensi del diritto internazionale, tra cui attacchi indiscriminati su civili e mirati a colpire infrastrutture essenziali. La popolazione civile ha sopportato il peso maggiore delle sofferenze.
In questo contesto, i diritti umani sono diventati sempre più spesso oggetto di scambio politico. La Bielorussia ha ottenuto un alleggerimento delle sanzioni statunitensi grazie al rilascio di prigionieri, mentre la ricerca di minerali rari e risorse energetiche ha prevalso sulle preoccupazioni per le vite umane in Ucraina e altrove. Il primo vertice Ue–Asia centrale si è svolto nel contesto del persistente fallimento, in tutta l’Asia centrale, del rispetto degli impegni internazionali sui diritti umani. Nonostante il misero bilancio dell’Azerbaigian in materia di diritti umani, l’Ue e altri attori internazionali hanno intensificato la cooperazione energetica con il paese come alternativa al petrolio e al gas russi.
La società civile ha affrontato pressioni incessanti. Un numero crescente di attivisti, giornalisti e organizzazioni è stato etichettato come “terrorista”, “estremista”, “agente straniero” o “indesiderabile” e costretto all’esilio o alla chiusura. Un clima di paura e la contrazione del sostegno internazionale ai diritti umani, caratterizzato dal ritiro senza precedenti degli aiuti esteri statunitensi, hanno decimato le organizzazioni della società civile e ridotto significativamente il monitoraggio e la denuncia delle violazioni dei diritti umani.
Altri drammatici passi indietro nel rispetto dei diritti umani hanno incluso il tentativo del Kirghizistan di reintrodurre la pena di morte, nonostante i divieti costituzionali e internazionali. La Georgia si è lanciata apertamente verso pratiche autoritarie, con repressione sistematica del dissenso.
La libertà di religione e di credo, lo stato di diritto e i diritti delle persone rifugiate e migranti non hanno fatto eccezione al generale deterioramento dei diritti umani, subendo tutti un declino in tutta la regione. Tortura e maltrattamenti sono rimasti endemici, così come è perdurata la violenza di genere. La produzione e il consumo di combustibili fossili sono aumentati, evidenziando il disinteresse dei governi verso gli obblighi climatici.
L’aggressione della Russia contro l’Ucraina, giunta al quarto anno, è proseguita senza tregua e si sono intensificati gli attacchi aerei russi contro infrastrutture civili essenziali. Il diffuso ricorso della Russia a sparizioni forzate, tortura e attacchi segnalati di droni contro i civili hanno costituito crimini contro l’umanità. Durante i mesi invernali, la Russia ha attaccato quasi quotidianamente le infrastrutture energetiche, lasciando milioni di persone senza riscaldamento ed elettricità con temperature sotto lo zero. Gli attacchi ucraini contro strutture energetiche russe hanno provocato blackout elettrici. Alcuni attacchi dell’Ucraina contro obiettivi all’interno della Russia hanno causato vittime e danni alle infrastrutture civili.
Nei territori occupati, le autorità russe hanno messo in atto sistematiche sparizioni forzate e torture di civili. La Russia ha inoltre adottato misure per cancellare l’identità ucraina, anche attraverso programmi scolastici obbligatori. Nei territori annessi illegalmente nel 2022, in evidente violazione del diritto bellico, ha portato avanti leggi per privare dei propri beni e di altri diritti i residenti che rifiutavano di acquisire la cittadinanza russa.
Armenia e Azerbaigian non hanno compiuto progressi verso l’accertamento delle responsabilità per le presunte violazioni del passato durante il conflitto sul Nagorno-Karabakh.
Tutte le accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità devono essere oggetto di indagini imparziali e indipendenti, anche attraverso il principio della giurisdizione universale.
Il diritto alla libertà d’espressione è stato sempre più sotto attacco in tutta la regione e le voci critiche sono state regolarmente etichettate come “estremiste”, traditrici o “agenti stranieri”, costrette all’esilio, imprigionate con accuse politicamente motivate e sottoposte a tortura, maltrattamenti e divieti di viaggio.
In Azerbaigian, oltre 300 persone sono rimaste in carcere con accuse pretestuose, decine sono state soggette a divieti di viaggio e i pochi organi di stampa indipendenti rimasti hanno chiuso. In Georgia, i media indipendenti hanno subìto l’intero ventaglio repressivo, compreso di campagne diffamatorie, multe e indagini penali.
In Bielorussia, la “lista delle persone coinvolte in attività estremiste” è cresciuta fino ad almeno 6.127 nomi e le organizzazioni collegate in qualsiasi modo a tali persone sono state vietate.
Il Kirghizistan ha designato come “estremisti” importanti media indipendenti, implicando che qualsiasi promozione o condivisione dei loro materiali poteva dare vita a procedimenti penali. La Moldova ha continuato a revocare le licenze ai canali televisivi filorussi senza supervisione giudiziaria.
In Russia, coloro che si opponevano alla guerra contro l’Ucraina o esprimevano altre opinioni dissenzienti hanno subìto pene severe, tra cui lunghi periodi di detenzione. La censura ha permeato la vita pubblica, portando al divieto di musica, libri e film di autori e autrici etichettati come “agenti stranieri” o “terroristi ed estremisti”.
Il diritto di riunione pacifica è stato ulteriormente represso e le persone che cercavano di esercitarlo sono state perseguite, imprigionate e sottoposte a tortura e maltrattamenti.
Le proteste pubbliche sono rimaste soffocate e quindi rare nella maggior parte dei paesi della regione. In Bielorussia, Tagikistan e Turkmenistan, le manifestazioni sono state praticamente assenti e manifestanti pacifici hanno subìto severe punizioni. Le autorità bielorusse hanno cercato di punire anche le persone che avevano preso parte a proteste all’estero.
Le autorità georgiane hanno reagito alle manifestazioni quotidiane in corso dalla fine del 2024 criminalizzando atti pacifici come indossare maschere o sostare sui marciapiedi. Manifestanti hanno subìto l’uso illegittimo della forza, tra cui pestaggi della polizia, gas lacrimogeni, proiettili di gomma e cannoni ad acqua, presumibilmente mescolata con sostanze chimiche tossiche. Persone come attivisti, giornalisti e sostenitori dell’opposizione sono stati sistematicamente presi di mira con perquisizioni, arresti e condanne alla detenzione soltanto per aver esercitato i loro diritti umani.
In Russia, dove la protesta era già stata severamente repressa, sono comunque continuate piccole manifestazioni su questioni locali. In Ucraina si sono svolte proteste di massa contro la corruzione nonostante le restrizioni imposte dalla legge marziale.
I governi hanno ulteriormente limitato e reso più pericoloso l’ambiente in cui operava la società civile attraverso leggi repressive, la criminalizzazione della partecipazione pubblica e l’imposizione di draconiane restrizioni economiche. I forti tagli agli aiuti esteri hanno aggravato la situazione, costringendo numerose Ong a chiudere o a ridurre drasticamente le proprie attività.
L’Azerbaigian ha riaperto una causa contro le Ong risalente al 2014, effettuato perquisizioni e preso di mira sindacati e gruppi di base. La Bielorussia ha criminalizzato la partecipazione alle Ong, molte delle quali sono state chiuse a forza, sospese o non registrate. La Georgia ha adottato una legislazione simile a quella sugli “agenti stranieri” e ha congelato i conti bancari di sette Ong, sostenendo che avevano compiuto “sabotaggio”, poiché nel 2024 avevano fornito attrezzature mediche e altro supporto a manifestanti.
Il presidente del Kazakistan ha accusato “presunte organizzazioni per i diritti umani, blogger e giornalisti” di essere finanziati dall’estero per individuare aspetti negativi nel paese e darne la colpa alle autorità. La Russia ha continuato a usare in modo strumentale le leggi sugli “agenti stranieri” e sulle “organizzazioni indesiderabili” per soffocare la società civile, stigmatizzando e incarcerando attivisti civici. Altre 95 organizzazioni, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, sono state designate come “indesiderabili”.
I governi devono abrogare le leggi e porre fine alle pratiche che ostacolano i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica, nonché smettere di usare pretesti per reprimere il dissenso e soffocare il dibattito sulla situazione dei diritti umani nei loro paesi.
L’equità processuale è divenuta sempre più rara poiché i sistemi giudiziari sono stati usati come strumento per perseguitare il dissenso. Il numero di individui condannati in contumacia, anche per presunti atti di “terrorismo” ed “estremismo”, è aumentato.
L’Azerbaigian ha incarcerato decine di persone come giornalisti e attivisti con accuse pretestuose e a seguito di processi iniqui; alla fine dell’anno quasi 30 persone impegnate nell’informazione erano in prigione o in detenzione preventiva prolungata. In Bielorussia, il numero di prigionieri condannati con accuse politicamente motivate è cresciuto nonostante il rilascio anticipato di alcuni detenuti in cambio di un alleggerimento delle sanzioni.
In Georgia, la detenzione arbitraria e l’incarcerazione di manifestanti, giornalisti e figure dell’opposizione dopo processi iniqui sono diventate comuni nell’ambito della repressione del dissenso. In Kirghizistan, accuse costruite ad arte contro importanti giornalisti, anche dei media Kloop e Temirov Live, hanno inferto un duro colpo all’informazione indipendente. Voci dissidenti sono state incarcerate anche in Kazakistan e Turkmenistan.
La magistratura russa ha continuato a emettere condanne severe basate su accuse politicamente motivate, spesso evidentemente assurde. Il Tagikistan ha inflitto lunghe pene detentive a politici dell’opposizione ed ex funzionari dopo processi a porte chiuse, mentre l’appello di 12 organizzazioni internazionali per i diritti umani per la liberazione dell’avvocato per i diritti umani Buzurgmehr Yorov, detenuto arbitrariamente dal 2015, è rimasto senza una risposta ufficiale.
Le autorità devono garantire il diritto a un processo equo e astenersi dall’abusare del sistema giudiziario per perseguitare il dissenso.
Tortura e maltrattamento nella regione sono rimasti diffusi. Altrettanto estesa è rimasta l’impunità per tali crimini, mentre le indagini sulla violenza della polizia sono state rare e inefficaci.
Sono emerse numerose segnalazioni di esecuzioni extragiudiziali e torture di persone prigioniere di guerra ucraine da parte delle forze russe. Nelle carceri russe le violazioni includevano anche la collocazione in celle di punizione, oltre alla negazione di assistenza sanitaria e di contatti con l’esterno.
In Azerbaigian, tortura e maltrattamento in detenzione sono stati abituali e hanno comportato isolamento, negazione delle cure mediche, violenza, trasferimenti punitivi e prolungato uso delle catene. Secondo quanto riferito, almeno due vittime di procedimenti giudiziari politicamente motivati sono morte in custodia in Bielorussia e almeno sette in Tagikistan, tra cui cinque attivisti pamiri.
In Georgia, agenti dal volto coperto hanno regolarmente picchiato le persone fermate durante gli arresti e in detenzione. Il Kazakistan non ha risposto alle numerose accuse di tortura emerse dopo le proteste di massa del 2022, mentre il Kirghizistan ha smantellato il proprio organismo di prevenzione della tortura nonostante gli avvertimenti contrari delle Nazioni Unite.
Preoccupazioni per tortura e maltrattamenti sono persistite anche in Uzbekistan, mentre in Bielorussia e Turkmenistan sono rimasti pratica comune l’isolamento e la detenzione in incommunicado, spesso equivalenti a sparizione forzata.
I governi devono agire con urgenza per porre fine alla tortura e ai maltrattamenti, assicurando alla giustizia in processi equi tutte le persone sospettate di responsabilità penale.
Il rispetto dei diritti delle persone lgbti ha continuato a peggiorare e in molti casi si sono verificati veri e propri attacchi contro tali diritti. In tutta la regione è mancata una legislazione completa contro la discriminazione, mentre si è rafforzata la narrazione ufficiale secondo cui i diritti delle persone lgbti sarebbero in contrasto con i “valori tradizionali”.
In uno sviluppo positivo, in Ucraina un tribunale ha riconosciuto per la prima volta una coppia dello stesso sesso come “famiglia di fatto”, mentre il sostegno popolare all’uguaglianza dei diritti per le persone lgbti è sembrato crescere gradualmente.
In Moldova, le autorità de facto della Transnistria occupata dalla Russia hanno introdotto norme contro la “propaganda” lgbti e il Kazakistan ha adottato una legislazione simile. Uzbekistan e Turkmenistan hanno continuato a punire le relazioni sessuali omosessuali tra uomini.
I governi devono abrogare leggi, politiche e pratiche che discriminano le persone lgbti, anche depenalizzando le relazioni omosessuali consensuali e rimuovendo gli ostacoli legali al matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La violenza di genere è rimasta diffusa. In Georgia, la retorica misogina e sessista proveniente da funzionari d’alto rango è stata accompagnata da abusi di genere contro le donne manifestanti, tra cui minacce di violenza sessuale e perquisizioni corporali integrali degradanti. Il parlamento russo non ha preso in considerazione una legge sulla violenza domestica, nonostante godesse del sostegno dell’opinione pubblica. In Tagikistan, i casi di violenza domestica sono aumentati del 15 per cento rispetto all’anno precedente.
I governi devono combattere con urgenza tutte le forme di violenza di genere e affrontarne le cause profonde.
In tutta la regione sono state segnalate tattiche repressive per limitare la libertà di religione e di credo, tra cui requisiti di registrazione restrittivi e l’abuso delle leggi contro l’estremismo nei confronti delle minoranze religiose.
La Bielorussia ha avviato una procedura per una nuova registrazione poco trasparente delle organizzazioni religiose e ha vietato le attività religiose non registrate; il clero non allineato con le autorità ha continuato a subire persecuzioni. Il Kirghizistan ha adottato una legge restrittiva che ha limitato le attività religiose non registrate, ha vietato alcuni indumenti religiosi e ha dichiarato “estremista” una chiesa avventista. La Russia ha continuato a perseguire e incarcerare arbitrariamente testimoni di Geova e ha preso di mira altre comunità religiose. In Ucraina, le recenti misure volte a sciogliere la chiesa ortodossa ucraina, accusata di legami con la Russia, hanno suscitato critiche da parte di esperti delle Nazioni Unite per aver “equiparato l’appartenenza religiosa a minacce alla sicurezza nazionale”.
I governi devono adottare misure efficaci e riforme giuridiche e politiche per proteggere pienamente, promuovere e garantire la libertà di religione o di credo senza discriminazioni o persecuzioni.
Milioni di persone hanno continuato a subire sfollamenti forzati, in particolare in Ucraina. L’Armenia ha faticato a garantire alloggi e mezzi di sussistenza a oltre 100.000 persone sfollate dal Nagorno-Karabakh. La Bielorussia ha continuato a spingere le persone rifugiate e migranti verso i confini dell’Ue sottoponendole, secondo quanto riferito, a violenze fisiche. La Russia ha introdotto test linguistici obbligatori e prove di ingresso legale nel paese per l’iscrizione scolastica dei figli delle persone migranti, escludendone la maggior parte. Le autorità tagike hanno avviato l’espulsione dal paese delle persone afgane rifugiate.
I governi devono garantire che tutte le persone in fuga da persecuzioni e violazioni dei diritti umani abbiano accesso alla sicurezza e alla protezione internazionale e che nessuno venga rimandato verso un rischio reale di gravi abusi dei diritti umani.
La guerra della Russia ha causato gravi danni ambientali sia all’interno del paese sia all’estero; l’aggressione contro l’Ucraina ha continuato a provocare un enorme impatto ambientale e gli attacchi militari hanno minacciato la sicurezza nucleare. La repressione della società civile in Russia e Bielorussia ha costretto all’esilio singole persone attiviste per il clima.
Gli impegni sul cambiamento climatico sono falliti o sono stati ulteriormente indeboliti, mentre sono aumentate la dipendenza da combustibili fossili e la loro estrazione. Il Kazakistan ha ampliato la dipendenza dal carbone ed è sembrato fare marcia indietro rispetto agli impegni per la transizione verde; il suo presidente ha criticato pubblicamente l’agenda ambientale affermando che il cambiamento climatico “sembrava essere una gigantesca frode”. Le ambizioni climatiche della Moldova hanno incontrato ostacoli economici. L’Uzbekistan ha dichiarato un “anno dell’economia verde”, ma sono perdurati gravi livelli di inquinamento atmosferico, come in Bielorussia e altrove.
L’acqua ha continuato a essere una risorsa scarsa per molti, in particolare in Asia centrale. L’accesso all’acqua potabile è rimasto un grave problema in Tagikistan dove, secondo dati ufficiali, l’85 per cento della popolazione, compresa quasi tutta la popolazione rurale, non disponeva di sistemi fognari. In Turkmenistan, la cattiva gestione delle risorse idriche ha compromesso la sicurezza alimentare. In Ucraina, nella regione di Donec’k occupata dalla Russia le autorità de facto non sono state in grado di affrontare la crisi idrica.
I paesi ad alte emissioni dell’Europa orientale e dell’Asia centrale devono assumere un ruolo guida nella mitigazione climatica, anche fermando l’espansione della produzione di combustibili fossili. I governi devono adottare misure immediate per proteggere persone e comunità dai rischi e dagli impatti del cambiamento climatico.
Il divario tra gli impegni pubblici di molti governi a favore del rispetto del diritto internazionale e le loro azioni è stato evidente; alcuni hanno addirittura rifiutato di cooperare con l’Icc. Diversi stati hanno continuato a trasferire armi a Israele. La grande maggioranza dei governi ha scelto di reprimere la solidarietà verso il popolo palestinese con la criminalizzazione del dissenso e l’uso illegittimo della forza, invece di adempiere ai propri obblighi legali per fermare il genocidio di Israele nella Striscia di Gaza occupata. Alcuni stati hanno intensificato gli attacchi all’ordine giuridico internazionale, anche contro i diritti delle persone richiedenti asilo e rifugiate. Sia a livello nazionale sia regionale, alcuni stati hanno tentato di svuotare le tutele previste dai trattati regionali sui diritti umani. Diversi stati hanno deliberatamente adottato misure per esternalizzare le proprie responsabilità nella gestione della migrazione.
Sebbene alcuni stati abbiano migliorato l’accesso all’aborto, in altri le barriere sono rimaste e chi difendeva il diritto all’aborto ha subìto persecuzioni e criminalizzazione. Discriminazioni e violenze contro le persone lgbti si sono intensificate a causa di campagne ben finanziate da parte di attori e governi contrari ai diritti e al genere. Milioni di persone sono rimaste o si sono ritrovate in povertà; in alcuni casi i governi hanno introdotto misure regressive che hanno rischiato di aumentare il fenomeno dei senzatetto o di ostacolare l’accesso alla sanità e ad altri servizi essenziali. Migliaia di persone hanno perso sussidi di sicurezza sociale a causa di strumenti decisionali intrinsecamente discriminatori. Sono aumentate le segnalazioni di crimini d’odio contro persone razzializzate, rom e percepite come musulmane o ebree. Disastri aggravati dal cambiamento climatico hanno provocato gravi danni, in particolare negli stati dell’Europa meridionale. Mentre alcuni stati hanno agito in modo proattivo per prevenire il cambiamento climatico, altri non hanno rispettato i propri obblighi. Persone impegnate nella difesa dei diritti umani hanno subìto molestie e incarcerazione.
Diversi stati hanno continuato a trasferire armi a Israele nonostante gli appelli di esperti delle Nazioni Unite per una cessazione immediata di tali trasferimenti. La Germania ha ripristinato la possibilità di trasferimenti di armi, la Francia ha seguitato a concedere licenze per l’esportazione di materiale bellico, il Regno Unito e la Repubblica Ceca hanno continuato a esportare armi e la Serbia ha persino aumentato tali trasferimenti. Molti stati, tra cui Irlanda, Portogallo e Slovenia, non sono riusciti a impedire il transito di armi verso Israele attraverso il proprio spazio aereo o i propri porti.
I governi devono sospendere i trasferimenti di armi verso paesi in cui esiste un rischio sostanziale che possano essere utilizzate per commettere o facilitare gravi violazioni dei diritti umani.
In un attacco diretto all’Icc, Polonia e Ungheria si sono apertamente rifiutate di eseguire i mandati di arresto emessi contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della difesa israeliano Yoav Gallant. L’Italia non ha rispettato i propri obblighi di consegnare all’Icc Osama Elmasry Njeem, membro di una milizia libica accusato di gravi violazioni dei diritti umani.
In Turchia, le vittime di violazioni dei diritti umani, tra cui presunti casi di tortura e maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza contro manifestanti pacifici, hanno continuato a scontrarsi con la cultura dell’impunità.
I governi devono adottare tutte le misure disponibili per combattere l’impunità, assicurando alla giustizia i presunti responsabili, anche attraverso l’esecuzione dei mandati di arresto emessi dai tribunali internazionali.
Nel tentativo di soffocare la società civile è perdurata una preoccupante repressione, che si è manifestata anche con sorveglianza illegittima, criminalizzazione delle attività pacifiche e varie forme di intimidazione.
Leggi sugli “agenti stranieri” e normative analoghe, proposte o già adottate, hanno rappresentato una minaccia per la società civile in Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Slovacchia e Ungheria. Le querele temerarie hanno continuato ad avere un effetto intimidatorio sulla libertà dei media e sul dissenso nella regione, anche in Croazia e Polonia. In Serbia, relatori e relatrici speciali delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per quella che è apparsa come “una campagna sistematica” volta a screditare persone come difensori dei diritti umani, osservatori elettorali e giornalisti.
I governi hanno proseguito con l’imposizione di restrizioni illegittime ai diritti alla libertà di riunione pacifica e d’espressione, punendo con sanzioni manifestazioni del pensiero tutelate dalla legge e atti di disobbedienza civile. Alcuni stati hanno usato come strumento norme antiterrorismo già eccessivamente ampie per sanzionare e stigmatizzare persone che esprimevano dissenso, in particolare coloro che protestavano contro l’inazione dei governi rispetto alla crisi climatica e al genocidio di Israele contro la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza occupata. Ad esempio, a luglio, la decisione del governo del Regno Unito di inserire il gruppo di protesta ad azione diretta Palestine Action tra le “organizzazioni terroristiche” ha provocato una vasta campagna di disobbedienza civile pacifica. A fine dicembre, le autorità britanniche avevano effettuato almeno 2.700 arresti dopo una serie di grandi manifestazioni pacifiche. A fine anno, la decisione del governo era ancora in attesa di revisione giudiziaria in tribunale.
I governi devono abrogare le leggi e porre fine alle pratiche che ostacolano i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica, nonché smettere di utilizzare pretesti per reprimere il dissenso.
La tendenza generale di molti paesi europei a costruire un sistema di protezione dei diritti umani di livello inferiore per le persone rifugiate e migranti ha guadagnato slancio, sia a livello nazionale sia a livello di istituzioni europee, radicata in un’Europa lacerata da xenofobia e razzismo, in particolare contro le persone nere, musulmane e arabe. In questo contesto, principi fondamentali del diritto internazionale consolidati da tempo (tra cui il principio di non refoulement, l’universalità dei diritti umani, il divieto di tortura e il diritto alla vita privata) sono stati specificatamente presi di mira durante l’anno con la minaccia di ritirarsi dai trattati e proposte o discorsi volti ad attenuare gli obblighi degli stati. Tali tentativi sono stati evidenti a livello dell’Ue, in cui gli stati membri hanno indebolito le norme sull’asilo e negoziato misure punitive di espulsione mentre, al Consiglio d’Europa, 27 stati membri hanno chiesto un’attenuazione delle protezioni per le persone migranti previste dalla Convenzione europea dei diritti umani. Questi sviluppi si sono verificati anche a livello nazionale. Nel Regno Unito, modifiche legislative e la retorica di politici di alto livello hanno mirato a indebolire e a usare come capro espiatorio la Convenzione europea dei diritti umani. In Austria e Germania, le autorità hanno effettuato espulsioni forzate verso la Siria, nonostante il paese non fosse sicuro per tali rimpatri, mentre una coalizione più ampia di paesi ha cercato di avviare rimpatri forzati verso l’Afghanistan. La Grecia ha detenuto centinaia di persone dopo una sospensione temporanea e illegittima del diritto di asilo. Sebbene molte siano state rilasciate alla scadenza della misura, molte altre a fine anno erano ancora detenute in condizioni inadeguate. Anche la Polonia ha sospeso illegalmente il diritto di asilo al confine con la Bielorussia. Il Consiglio federale svizzero ha identificato alcune aree dell’Ucraina considerate sicure per il ritorno, limitando l’accesso alla protezione temporanea per i nuovi richiedenti, nonostante nessuna regione dell’Ucraina fosse al sicuro dagli attacchi russi.
Nel tentativo di limitare l’accesso alla protezione in Europa per chi fugge da persecuzioni o cerca una vita migliore e per permetterne la rimozione forzata nonostante i potenziali rischi per la vita e la sicurezza, diversi stati hanno deliberatamente adottato misure per esternalizzare le proprie responsabilità nella gestione della migrazione.
Alcuni hanno tentato di stabilire accordi di cooperazione per rimpatrio e detenzione con altri paesi, dove le violazioni contro le persone che cercano di raggiungere l’Europa (spesso persone nere, musulmane o appartenenti ad altri gruppi razzializzati) sarebbero più difficili da monitorare. L’Italia ha guidato tali iniziative dannose e regressive, ampliando l’uso dei propri centri di detenzione per migranti in Albania nonostante le contestazioni giuridiche.
Diversi governi hanno continuato a usare le persone migranti e rifugiate come capri espiatori per coprire problemi economici più ampi, ricorrendo a una retorica pericolosa e dannosa. In paesi come Grecia, Italia e Malta le autorità hanno deliberatamente aumentato i rischi delle traversate via mare e via terra, anche ritardando le operazioni di soccorso e ostacolando o criminalizzando soccorritori e operatori umanitari.
I governi devono proteggere i diritti delle persone richiedenti asilo, rifugiate e migranti, garantendo piena attuazione ai diritti riconosciuti a livello internazionale e ponendo fine alle detenzioni arbitrarie.
Leader di Danimarca e Groenlandia hanno presentato scuse congiunte a migliaia di donne inuit alle quali erano stati impiantati dispositivi intrauterini senza consenso tra il 1966 e gli anni Novanta. Le organizzazioni della società civile hanno accolto positivamente l’iniziativa, chiedendo tuttavia anche un risarcimento economico per le donne coinvolte.
Danimarca, Isole Faroe, Norvegia e Regno Unito hanno approvato leggi per migliorare l’accesso all’aborto. Il Lussemburgo ha inserito l’aborto tra le libertà garantite dalla costituzione e il Parlamento europeo ha votato a favore di un meccanismo di solidarietà per migliorare l’accesso ad aborti sicuri in tutta l’Ue. Tuttavia, numerosi ostacoli hanno continuato a impedire od ostacolare l’accesso ai servizi di aborto nella regione, inclusa la sua criminalizzazione. Diversi stati, tra cui Croazia, Italia, Portogallo e Spagna, non sono riusciti a garantire l’accesso ai servizi a causa degli elevati tassi di obiezione di coscienza da parte del personale sanitario, mettendo a rischio diritti e salute.
I governi hanno l’obbligo di garantire i diritti sessuali e riproduttivi a tutte le persone senza discriminazioni, compreso un accesso tempestivo e senza ostacoli all’aborto sicuro.
Milioni di persone sono rimaste o si sono ritrovate in povertà poiché i governi non sono riusciti ad attenuare le conseguenze dannose dell’aumento del costo della vita. Il Regno Unito e la Finlandia sono stati tra i vari paesi che hanno adottato misure regressive suscettibili di aumentare il fenomeno dei senzatetto o di ostacolare l’accesso alla sanità e ad altri servizi essenziali per persone già a rischio elevato, come quelle razzializzate, rifugiate e migranti o affette da malattie croniche.
Diversi governi, tra cui Regno Unito e Serbia, hanno introdotto o continuato a usare algoritmi e tecnologie intrinsecamente discriminatori per prendere decisioni relative alla sicurezza sociale e ad altri sistemi di protezione. Di conseguenza, migliaia di persone, in modo sproporzionato quelle razzializzate, straniere, madri single e persone rom, hanno perso i sussidi sociali.
I governi devono adottare misure immediate per destinare risorse adeguate a garantire che tutti possano godere dei propri diritti economici e sociali senza discriminazioni. Devono eliminare l’uso di sistemi decisionali algoritmici intrinsecamente discriminatori nella determinazione dell’accesso ai benefici di sicurezza sociale e garantire una protezione sociale universale e completa.
Reti che si oppongono ai diritti e ai temi di genere, dotate di consistenti finanziamenti e sempre più attive, hanno promosso narrazioni dannose e l’arretramento dei diritti sessuali e riproduttivi, dei diritti delle donne e delle persone lgbti, in particolare delle persone transgender. La Slovacchia ha modificato la costituzione indebolendo ulteriormente i diritti delle persone lgbti, mentre le autorità turche hanno proposto modifiche legislative che potrebbero criminalizzare le persone lgbti e chi ne difende i diritti. Turchia e Ungheria hanno vietato le assemblee lgbti.
La segregazione di minori rom nelle scuole ceche e slovacche è perdurata; tuttavia, a novembre la Repubblica Ceca ha introdotto nuove misure per favorire la desegregazione e impedire che minori rom debbano frequentare scuole speciali solo a causa dello svantaggio sociale. Il governo sloveno ha approvato rapidamente una legge di sicurezza emergenziale che ha ampliato i poteri dell’esecutivo e della polizia, aumentato la sorveglianza e imposto restrizioni punitive ai sussidi sociali, colpendo in modo sproporzionato le comunità rom.
In tutta la regione si è registrato un preoccupante aumento delle segnalazioni di aggressioni fisiche e verbali contro persone razzializzate, rom, lgbti o percepite come musulmane o ebree. Sono stati segnalati numerosi attacchi contro luoghi di culto. Nel Regno Unito, due fedeli sono stati uccisi durante un attacco a una sinagoga e 27 moschee sono state prese di mira tra luglio e ottobre, un periodo coincidente con campagne legate a gruppi contrari ai diritti e proteste davanti a strutture sospettate di ospitare richiedenti asilo. Un aumento degli attacchi contro persone lgbti è stato registrato in Austria, Croazia, Germania, Polonia e Serbia.
La discriminazione è persistita anche contro donne e ragazze musulmane nello sport e nell’istruzione. In Francia era in discussione un disegno di legge per vietare l’abbigliamento religioso in tutte le competizioni sportive, mentre il parlamento austriaco ha approvato una legge che ha vietato l’hijab nelle scuole per le ragazze sotto i 14 anni. Il parlamento portoghese ha iniziato a dibattere l’introduzione del divieto di coprirsi il volto che potrebbe limitare le libertà di alcune donne musulmane.
I governi devono rispettare, proteggere, promuovere e garantire il diritto delle persone a vivere libere da discriminazioni e violenze, anche attraverso misure efficaci per attuare riforme legali e politiche.
Il cambiamento climatico ha continuato a provocare danni in tutta la regione. Ha aggravato ondate di calore, incendi boschivi e inondazioni in paesi come Grecia, Portogallo e Spagna, causando numeri record di morti e gravi danni a terreni e proprietà.
Gli stati europei hanno adottato approcci per prevenire il cambiamento climatico. Solo alcuni governi hanno guidato l’azione con politiche di mitigazione forti, mentre altri sono rimasti ben al di sotto degli obiettivi internazionali di riduzione delle emissioni. La transizione verso energie rinnovabili e tecnologie più “verdi” non sempre è stata coerente con il rispetto dei diritti umani. In Finlandia, Norvegia e Svezia, la mancanza di garanzie e di consultazioni significative prima di avviare progetti di utilizzo del territorio ha minacciato seriamente di avere conseguenze sui mezzi di sussistenza e la cultura del popolo nativo sami. La normativa Ue sulle materie prime critiche ha favorito l’intensificazione dell’attività mineraria nelle terre tradizionali dei sami, mettendo ulteriormente a rischio i loro diritti.
I governi devono proteggere persone e comunità dai rischi e dagli impatti del cambiamento climatico e degli eventi meteorologici estremi, anche rispettando gli obiettivi internazionali per contrastare il degrado climatico.
I difensori dei diritti umani, in particolare le donne difensore dei diritti umani e coloro che difendono i diritti delle persone rifugiate e migranti costrette a usare rotte pericolose per raggiungere l’Europa, sono stati spesso presi di mira durante l’anno. In Polonia, l’attivista Justyna Wydrzyńska ha subìto un nuovo processo per aver aiutato una donna incinta ad accedere a pillole abortive. In Grecia, 24 operatori umanitari che avevano assistito persone rifugiate e migranti erano sotto processo con accuse che prevedono fino a 20 anni di carcere.
La Turchia ha intensificato indagini, procedimenti giudiziari e condanne infondati contro difensori dei diritti umani e ha continuato a ignorare decisioni vincolanti della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti umani che chiedevano il rilascio di prigionieri di coscienza.
I governi devono proteggere i difensori dei diritti umani e permettere loro di svolgere il proprio ruolo cruciale, invece di stigmatizzare e criminalizzare le loro attività.