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Serbia

Repubblica di Serbia, compreso Kossovo

Capo di stato: Boris Tadić
Capo del governo: Mirko Cvetković
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 9,9 milioni
Aspettativa di vita: 73,9 anni
Mortalitą infantile sotto i 5 anni (m/f): 15/13‰
Alfabetizzazione adulti: 96,4%

  1. Sviluppi politici generali
  2. Serbia
  3. Kossovo
  4. Missione e rapporti di Amnesty International

La Serbia ha compiuto qualche progresso nel perseguire i crimini di guerra nei tribunali nazionali. La discriminazione nei confronti delle comunitą di minoranza č continuata sia in Serbia, sia in Kossovo, dove č persistita la violenza interetnica. Una missione di polizia e giustizia guidata dall'Unione europea (Eu) ha assunto la direzione della Missione di amministrazione ad interim delle Nazioni Unite in Kossovo (Unmik). Altri rifugiati sono stati costretti a tornare in Kossovo.

Sviluppi politici generali

Nel mese di dicembre, il procuratore capo del Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia (Tribunale) ha ommentato positivamente un miglioramento nella cooperazione con il Tribunale da parte della Serbia. L'Eu ha successivamente riavviato l'accordo commerciale provvisorio con la Serbia e questa ha richiesto lo status di candidato all'Eu, in attesa di una decisione sullo sblocco dell'Accordo di stabilizzazione e associazione. I progressi verso l'ingresso nell'Eu erano rimasti condizionati dall'arresto dell'ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladić e dell'ex leader serbo-croato Goran Hadžić, incriminati dal Tribunale.

Sempre a dicembre, la Corte internazionale di giustizia ha preso in esame le istanze sulla legittimitą della dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kossovo del 2007 che, a fine anno, era stata riconosciuta da 64 paesi.

Serbia

Giustizia internazionale

A febbraio, il Tribunale ha condannato per crimini di guerra e crimini contro l'umanitą cinque serbi, esponenti di spicco della politica, della polizia e dell'esercito. L'ex vice primo ministro iugoslavo Nikola Šainović, l'ex generale dell'esercito iugoslavo (Vj) Nebojša Pavković e l'ex generale della polizia serba Sreten Lukić sono stati condannati a 22 anni di reclusione ciascuno per la deportazione, il trasferimento forzato, l'omicidio e la persecuzione (compreso lo stupro) di migliaia di persone di etnia albanese, durante il conflitto del Kossovo del 1999. L'ex colonnello generale del Vj, Vladimir Lazarević, e l'ex generale capo di stato maggiore, Dragoljub Odjanić, sono stati condannati a 15 anni di carcere ciascuno per complicitą nelle deportazioni, nei trasferimenti forzati e in altri atti disumani. L'ex presidente Milan Milutinović č stato assolto.

A gennaio, si č aperto il procedimento contro l'ex vice ministro dell'Interno Vlastimir Đorđević, per crimini contro l'umanitą e crimini di guerra commessi in Kossovo. Egli č stato accusato di responsabilitą nei crimini commessi dalla polizia sotto il suo comando, che condussero alla deportazione di 800.000 civili albanesi e alla sparizione forzata di oltre 800 persone di etnia albanese, nonché per aver guidato una cospirazione per occultare i cadaveri, che furono trasportati in Serbia per una seconda sepoltura.

Sempre a gennaio, č stato sospeso il processo contro Vojislav Šešelj, leader del Partito radicale serbo, imputato di crimini contro l'umanitą e crimini di guerra commessi in Croazia e Bosnia ed Erzegovina. A luglio č stato condannato per oltraggio alla corte per aver rivelato l'identitą dei testimoni protetti.

Nel mese di ottobre, la camera d'appello ha esaminato la richiesta del pubblico ministero per un nuovo processo a Ramush Haradinaj, albanese del Kossovo, assolto dall'accusa di crimini di guerra nel 2008.

Sistema giudiziario - Crimini di guerra

Sono proseguiti i procedimenti giudiziari dinanzi alla camera speciale per i crimini di guerra di Belgrado per fatti commessi in Bosnia ed Erzegovina, Croazia e Kossovo.

Ad aprile, quattro agenti di polizia serbi sono stati condannati a pene variabili dai 13 ai 20 anni di reclusione per l'uccisione di 48 membri della famiglia Berisha e di Abdullah Elshani a Suva Reka/Suharekė, in Kossovo, nel marzo 1999. Due comandanti di alto livello sono stati assolti.

A giugno, quattro membri del gruppo paramilitare degli Scorpioni sono stati riconosciuti colpevoli dell'omicidio di 20 civili albanesi a Podujevo/ė, nel marzo 1999, e condannati a pene variabili dai 15 ai 20 anni di reclusione.

A settembre, due ex agenti di polizia sono stati prosciolti dall'accusa di essere responsabili della sparizione, a guerra finita, dei fratelli Bytiēi, cittadini americani di origine albanese. Il pubblico ministero ha immediatamente presentato appello contro la sentenza.

Č proseguito il processo al gruppo di etnia albanese Gnjilane/Gjilan, accusato della detenzione, la tortura e gli abusi (incluso lo stupro) di 153 civili e l'uccisione di almeno 80 di essi, nel 1999; 34 persone risultavano ancora scomparse. Otto imputati sono stati processati in contumacia.

A novembre, sono stati arrestati cinque uomini sospettati di aver ucciso 23 civili rom a Sjeverin, in Bosnia ed Erzegovina, nel 1992. Secondo le testimonianze, i rom furono imprigionati e torturati, gli uomini furono costretti a stuprarsi l'un l'altro e le donne furono ripetutamente violentate.

Sono proseguite le indagini sui presunti rapimenti e torture a guerra finita di serbi ad opera dell'Esercito di liberazione del Kossovo, nella Casa gialla vicino a Burrel in Albania.

Tortura e altri maltrattamenti

A gennaio, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha riferito sulla visita ai luoghi di detenzione compiuta in Serbia nel novembre 2007. Il Comitato ha rilevato un minor numero di denunce rispetto alle visite precedenti, ma i maltrattamenti, compreso un uso sproporzionato della forza al momento dell'arresto, sono continuati.

A luglio, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (Cat) ha concluso che, nel giugno 2000, Besim Osmani fu sottoposto a trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti durante lo sgombero forzato di un insediamento a Belgrado. Il Cat ha osservato che "l'inflizione di sofferenze fisiche e mentali [fu] aggravata [...] dalla sua appartenenza all'etnia rom [...], una minoranza storicamente oggetto di discriminazioni e pregiudizi". Le autoritą non effettuarono alcuna inchiesta, negando a Besim Osmani il diritto a un'indagine tempestiva e imparziale e il diritto a un risarcimento.

Condizioni carcerarie

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha segnalato un grave sovraffollamento e condizioni di detenzione "deplorevoli", in particolare nel carcere distrettuale di Belgrado. Secondo le denunce, detenuti dell'istituto correzionale di Požarevac-Zabela sono stati sottoposti a maltrattamenti, ma tali abusi sono stati apparentemente occultati dall'alterazione del registro dei "mezzi coercitivi". Nell'ospedale del carcere speciale di Belgrado, pazienti psichiatrici sono stati picchiati con manganelli. Il Comitato ha espresso preoccupazione per il livello delle cartelle cliniche dei detenuti.

Secondo una Ngo locale, nel mese di gennaio, agli avvocati del detenuto N.N. č stato negato l'accesso alla sua cartella clinica. N.N. aveva sostenuto che nel 2008 gli agenti di custodia del centro correzionale di Niš gli avevano rotto un braccio. A novembre, 12 addetti alla sicurezza del carcere distrettuale di Leskovac sono stati arrestati perché sospettati di aver commesso abusi e torture ai danni dei detenuti nel mese di gennaio.

Con l'adozione, ad agosto, di modifiche alla legge sull'esecuzione delle sanzioni penali č migliorato il sistema di denunce interne. A fine anno non era ancora stata adottata un'ordinanza sulla supervisione interna, né era stato costituito il meccanismo nazionale di prevenzione richiesto dal Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.

Diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender

A marzo, č stata adottata una legge antidiscriminazione. In precedenza, essa era stata ritirata per le pressioni della chiesa ortodossa serba e di altre istituzioni religiose, che si opponevano agli articoli che garantivano la libertą di religione e il diritto a non essere discriminati per l'orientamento sessuale e l'identitą di genere.

Nel mese di settembre, il Pride di Belgrado non ha avuto luogo dopo che, all'ultimo momento, le autoritą si sono rifiutate di garantire la sicurezza lungo il percorso concordato, a causa delle minacce di gruppi di destra.

Discriminazione - Rom

A giugno, il Comitato consultivo del Consiglio d'Europa per la Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali ha raccomandato che il sistema giudiziario affronti la discriminazione nei confronti delle minoranze in modo pił efficiente e che siano intraprese azioni per rilasciare documenti d'identitą e per combattere la discriminazione contro i rom in materia di istruzione, occupazione, sanitą e alloggio.

Secondo quanto riferito, a giugno, G.H. un sfollato dal Kossovo, č stato aggredito da 10 sconosciuti a Belgrado. G.H. č stato portato in ospedale con un danno polmonare, ma pił tardi si č allontanato dalla struttura sanitaria. Privo di documenti d'identitą, non avrebbe potuto beneficiare di cure mediche, né la polizia avrebbe indagato sul suo caso. Nel mese di luglio, sono state segnalate tre aggressioni contro la medesima comunitą. Nessuno č stato consegnato alla giustizia.

Gli abitanti di alcuni insediamenti illegali rom sono stati sgomberati con la forza.

*Nel mese di aprile, persone sfollate dal Kossovo sono state sgomberate da un insediamento temporaneo al Blocco 67 di Nuova Belgrado per far posto ai Giochi universitari del giugno 2009. Le autoritą hanno individuato una sistemazione temporanea alternativa, ma la popolazione locale ha cercato di dare fuoco ai container, per impedire l'arrivo dei rom.

*Circa 60 famiglie hanno accettato una sistemazione alternativa priva di acqua ed elettricitą. Altri sono rimasti al Blocco 67 senza un riparo permanente. A giugno, per tutta la durata dei Giochi, la loro libertą di movimento č stata limitata da una recinzione eretta intorno all'insediamento.

Difensori dei diritti umani

Attiviste per i diritti umani, in particolare coloro che si occupavano di crimini di guerra, giustizia di transizione e corruzione, sono state vittime di continue minacce alle loro vite e proprietą, di attacchi da parte dei mezzi di comunicazione e di azioni penali illecite. Le autoritą non sono state in grado di proteggerle. A giugno, attivisti antifascisti sono stati attaccati per due volte dal gruppo di destra Obraz (Onore), a causa del loro sostegno ai rom sgomberati.

Violenza contro donne e ragazze

Modifiche apportate al codice penale hanno accresciuto le sanzioni per la violenza domestica e la tratta e hanno introdotto il reato di sfruttamento consapevole di una persona vittima di tratta. Un progetto di legge sulla violenza domestica č stato oggetto di critiche da parte di Ngo, perché non prevedeva il rafforzamento dei meccanismi di protezione, né garantiva il perseguimento di chi aveva violato gli ordini di protezione.

Kossovo

Conformemente al piano delle Nazioni Unite del 2008, l'Unmik ha mantenuto un ruolo nelle relazioni tra Serbia e Kossovo. Alcune delle sue responsabilitą sono state rilevate da una missione di polizia e giustizia guidata dall'Unione europea (Eulex).

Č stata istituita una Corte costituzionale con il compito di rivedere la legislazione e recepire le denunce di violazioni dei diritti umani commesse delle autoritą del Kossovo. Nel mese di giugno, l'Assemblea del Kossovo ha nominato un difensore civico.

A settembre, 22 membri della Ngo Vetėvendosje! (Autodeterminazione!) sono stati arrestati per aver danneggiato veicoli dell'Eulex durante una manifestazione contro il protocollo di cooperazione tra il ministero dell'Interno serbo e la polizia dell'Eulex.

Il Partito democratico del Kossovo al governo ha vinto le elezioni locali di novembre, che sono state segnate da violenze. Nonostante le disposizioni per il decentramento dei comuni, i serbi del Kossovo hanno boicottato in massa le elezioni e non sono riusciti a vincere in comuni in cui rappresentavano la maggioranza.

Sistema giudiziario - Crimini di guerra

L'Eulex e il ministero della Giustizia hanno istituito giurie miste e una procura speciale, comprendente procuratori locali, per affrontare i crimini di guerra e altri gravi reati.

A marzo, Gani Gashi č stato dichiarato colpevole di omicidio, tentato omicidio e lesioni personali gravi contro persone di etnia albanese nel 1998 e condannato a 17 anni di reclusione.

A settembre, quattro serbi del Kossovo sono stati arrestati a Novo Brdo/Novobėrdė per sospetti crimini di guerra, che comprendevano trattamenti disumani, arresti e detenzioni illegittime di albanesi del Kossovo, nel 1999.

Nel mese di ottobre, nel corso di nuovo processo del gruppo Llapi, ordinato dalla Corte suprema, Latif Gashi, Nazif Mehmeti e Rrustem Mustafa-Remi sono stati riconosciuti colpevoli di tortura e trattamento disumano dei prigionieri civili a Llapashtica/Lapaštica, nel 1998-9. Essi sono stati condannati a pene detentive variabili da tre a sei anni. La componente albanese della camera giudicante ha reso pubblico il suo disaccordo con il verdetto.

Sparizioni forzate e rapimenti

A fine anno, pił di 1800 famiglie di Kossovo e Serbia ancora non conoscevano la sorte dei loro cari. Dal dicembre 2008, l'Eulex ha assunto la gestione dell'ufficio per le persone scomparse e la medicina legale (Ompf). A dicembre erano state riesumate le spoglie di 101 persone, 83 delle quali sono state restituite alle famiglie; 400 non identificate in precedenza sono state inviate alla Commissione internazionale per le persone scomparse, per l'identificazione attraverso l'analisi del Dna. In pochi casi sono state avviate indagini.

Le famiglie degli scomparsi hanno manifestato ripetutamente per chiedere il ritorno dei parenti dispersi. A fine anno, non erano ancora state introdotte modifiche alla legge del 2006 sui civili vittime di guerra, per il risarcimento ai parenti delle persone scomparse.

Tortura e altri maltrattamenti

A gennaio, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha presentato la relazione sulla visita compiuta nel marzo 2007 a luoghi di detenzione in Kossovo, all'epoca sotto il controllo dell'Unmik. Il Comitato ha riferito del mancato rispetto dei diritti dei detenuti e dei maltrattamenti da parte di agenti dei servizi di polizia del Kossovo e ha criticato le condizioni di vita nella gran parte degli istituti psichiatrici e assistenziali. Il Comitato ha inoltre descritto maltrattamenti commessi in varie carceri dall'Unitą speciale di intervento, comprese percosse ai giovani detenuti del centro correzionale di Lipjan/Lipljan.

Impunità

Nel mese di marzo, il Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite (Srsg), adducendo motivi di sicurezza, ha rifiutato di autorizzare un'udienza pubblica dinanzi al Collegio consultivo per i diritti umani dell'Unmik (Hrap), per discutere della mancata incriminazione da parte dell'Unmik di membri di nazionalitą romena dell'unitą di polizia. Un'indagine interna li aveva ritenuti responsabili della morte di due uomini, Mon Balaj e Arbėn Xheladini, avvenuta il 10 febbraio 2007, e del grave ferimento di altre due persone, a causa dell'uso improprio di proiettili di gomma. Sebbene il Hrap avesse deciso di tenere un'udienza pubblica nel mese di giugno, a maggio il Rappresentante speciale del Segretario generale ha dichiarato che non avrebbe partecipato all'udienza "secondo la procedura prevista dal Collegio". A ottobre, č stata adottata una direttiva amministrativa che ha potenzialmente reso il caso inammissibile.

Crimini interetnici

A settembre, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha denunciato l'aumento degli episodi legati alla sicurezza che coinvolgevano le comunitą di minoranza. Sono proseguite le tensioni interetniche tra serbi del Kossovo e persone di etnia albanese e le aggressioni, soprattutto nella parte nord della cittą di Mitrovicė/a, a maggioranza serba. A luglio e agosto si sono verificate aggressioni e minacce ai danni di rom, a Gjilan/Gnjilane e Ferizaj/Uroševac.

Nel mese di marzo, la Corte suprema ha ribaltato la condanna, emessa a giugno 2008, nei confronti di Florim Ejupi, albanese del Kossovo, per l'attentato del febbraio 2001 all'autobus Niš-Ekspress vicino a Podujevė/o, in cui 11 serbi persero la vita e almeno altri 40 furono feriti. A maggio č stata avviata una nuova inchiesta sull'episodio.

Ad aprile, serbi del Kossovo hanno impedito di ricostruire le loro case agli albanesi del Kossovo, rimpatriati a Kroi i Vitakut/Brđani, nella zona nord di Mitrovicė/a. Per 10 giorni, la polizia dell'Eulex e le truppe Nato della missione Kfor hanno utilizzato gas lacrimogeni e granate stordenti contro i manifestanti, uno dei quali č rimasto ferito. A metą maggio, anche i serbi sono stati autorizzati a ricostruire le loro case ed č stata eretta una recinzione di filo spinato tra i cantieri, sorvegliati dalla polizia dell'Eulex. A metą agosto e a settembre č nuovamente scoppiata la violenza.

Discriminazione - Rom

La discriminazione contro i rom ha continuato a dilagare, anche in materia di accesso all'istruzione, all'assistenza sanitaria e all'occupazione. Pochi hanno potuto godere del diritto a un alloggio adeguato. La maggior parte č rimasta priva di documenti d'identitą, necessari per registrare la propria residenza e il proprio status.

Il piano d'azione per l'applicazione della strategia per l'integrazione di rom, ashkali ed egiziani non č stato attuato. Circa il 75 per cento delle donne rom sono rimaste analfabete e hanno avuto scarso accesso alla protezione dalla violenza domestica. Nel mese di ottobre, alcune Ngo hanno denunciato la discriminazione verso i rom che avevano richiesto l'assegnazione di appartamenti "multietnici" nel villaggio a maggioranza serba di Llapje Sellė/Laplje Selo.

A giugno, il Hrap ha dichiarato parzialmente ammissibile una causa intentata contro l'Unmik da 143 sfollati rom, ashkali ed egiziani, residenti nei campi gestiti dall'Unmik nella zona nord di Mitrovicė/a. I residenti hanno denunciato di aver subito un avvelenamento da piombo e di avere altri problemi di salute a causa della fonderia e del complesso minerario di Trepēė/Trepča.

Rimpatri forzati

Diversi stati membri dell'Eu e la Svizzera hanno negoziato accordi bilaterali con il Kossovo per il rimpatrio forzato delle minoranze, compresi i rom. A novembre, serbi del Kossovo sono stati rimpatriati forzatamente dal Lussemburgo. La strategia di ritorno e reintegrazione concordata nel 2007 dalle autoritą del Kossovo e dall'Unmik non č stata dotata di risorse adeguate, né messa in atto dal governo e dalle autoritą municipali.

A novembre, l'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, nell'esaminare le esigenze di protezione internazionale, ha dichiarato che serbi, rom e albanesi in situazione di minoranza hanno continuato a subire persecuzioni o gravi danni attraverso atti discriminatori collettivi. Secondo l'Unhcr, durante l'anno, 2962 persone sono state costrette con la forza a ritornare in Kossovo da altri paesi europei, tra cui 2492 albanesi del Kossovo e 470 membri di comunitą di minoranza. Erano 193, di cui 47 serbi, 127 rom e 19 albanesi (tornati in situazione di minoranza), le persone appartenenti a comunitą ritenute dall'Unhcr in necessitą di continua protezione internazionale.

Violenza contro donne e ragazze

L'Ompf ha riferito in merito a 400 casi di aggressioni a sfondo sessuale avvenuti in Kossovo tra il 2003 e il 2008, di cui solo il 10 per cento sono stati oggetto di esame forense. Oltre un terzo delle vittime avevano meno di 16 anni. Un sondaggio del 2009 ha rilevato che la maggior parte delle violenze sessuali non venivano segnalate alle autoritą.

Missione e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato la Serbia e il Kossovo a febbraio.

Serbia: Burying the past - 10 years of impunity for enforced disappearances in Kossovo (EUR 70/007/2009)
 
Serbia: Human rights defenders at risk (EUR 70/014/2009)
 
Concerns in the Balkans: Serbia, including Kossovo, January-June 2009 (EUR 70/016/2009)
 
Serbia: Briefing to the Human Rights Committee (EUR 70/015/2009)

 

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