1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Vai alla pagina iniziale
Testata per la stampa
  1. contattaci
  2. Utilizza la tecnologia RSS per rimanere sempre aggiornato
  3. amnesty.org
 


ricerca avanzata

Contenuto della pagina

Ucraina

Ucraina

Capo di stato: Viktor Yushchenko
Capo del governo: Yuliya Timoshenko
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 45,7 milioni
Aspettativa di vita: 68,2 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 18/13‰
Alfabetizzazione adulti: 99,7%

  1. Diritti di rifugiati e richiedenti asilo
  2. Tortura e altri maltrattamenti - Impunità
  3. Razzismo
  4. Prigioniero di coscienza
  5. Libertà di riunione
  6. Sparizioni forzate

Rifugiati e richiedenti asilo sono stati a rischio di rimpatrio forzato. Persone detenute in attesa di estradizione non hanno avuto la possibilità di contestare la legittimità della loro estradizione e detenzione. Le autorità non hanno risposto adeguatamente ad aggressioni di matrice razzista. Sono continuate le denunce di torture e maltrattamenti durante la detenzione di polizia e i perpetratori delle violazioni dei diritti umani hanno goduto dell'impunità. La libertà di riunione ha continuato a essere minacciata.

Diritti di rifugiati e richiedenti asilo

L'Ucraina ha continuato a violare il diritto d'asilo per non aver messo in atto procedure eque e adeguate e per aver praticato il refoulement, il rinvio forzato di richiedenti asilo e rifugiati in paesi in cui essi rischiavano gravi violazioni dei diritti umani. Durante l'anno, Amnesty International ha denunciato quattro casi di rinvii al governo ucraino. Il 25 agosto sono entrate in vigore le modifiche a un regolamento del Consiglio dei ministri che disciplina l'ingresso degli stranieri e degli apolidi in Ucraina. Esso richiede ai cittadini di specifici paesi e agli apolidi di portare con sé almeno 12.620 hryvna ucraine (circa 1000 euro). L'applicazione di questo nuovo regolamento per i richiedenti asilo era contraria al diritto internazionale dei rifugiati ed equivaleva a refoulement.

*Il 31 agosto, sei cittadini della Repubblica Democratica del Congo (Drc) sono giunti all'aeroporto di Boryspil, ma non sono stati autorizzati a lasciare l'aeroporto e il 2 settembre sono stati espulsi nella Drc, via Dubai. Secondo quanto riferito, uno di loro è stato picchiato quando ha provato a chiedere asilo; la sua richiesta è stata ignorata e gli sono state somministrate sostanze per farlo dormire. Secondo la guardia statale di frontiera, ai cittadini della Drc non è stato permesso di entrare in Ucraina perché avevano meno di 1000 euro ciascuno.

*Il procuratore generale ha esercitato il diritto di controllare la legittimità di tutte le decisioni giudiziarie e ha ribaltato le decisioni con cui era stato concesso lo status di rifugiato a 15 richiedenti asilo provenienti da Afghanistan, Bielorussia e Uzbekistan. Si è basato su omissioni minori, come l'assenza di un controllo medico o il non aver documentato l'impiego nel paese di origine. Secondo l'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, questi non costituiscono motivi legittimi per rifiutare lo status di rifugiato. I richiedenti asilo non hanno avuto possibilità di ricorso contro le decisioni del procuratore generale.

Tortura e altri maltrattamenti - Impunità

Sono pervenute continue segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti commessi da agenti delle forze di polizia; le autorità non hanno effettuato indagini efficaci e indipendenti su tali accuse. Tra gennaio e ottobre, 13 Ngo per i diritti umani appartenenti alla Unione Helsinki per i diritti umani ucraina hanno ricevuto 165 denunce di tortura e altri maltrattamenti, 100 delle quali relative ad azioni di polizia. L'Ucraina ha ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura nel 2006, ma non ha ancora istituito un meccanismo nazionale per il monitoraggio dei luoghi di detenzione in conformità con gli obblighi stabiliti dal Protocollo.

*Il 24 marzo, la corte regionale di Podil ha condannato Vadim Glavatyi a nove anni di reclusione per stupro e rapina. Egli ha presentato ricorso contro la sentenza e l'appello era pendente alla fine dell'anno. Secondo quanto riferito, dal settembre 2006, Vadim Glavatyi è stato sottoposto a tortura e altri maltrattamenti in tre occasioni da agenti della stazione di polizia del distretto di Podil, per fargli confessare prima la rapina e poi lo stupro, provocandogli lesioni che hanno richiesto cure ospedaliere. A ottobre, il procuratore di Kiev ha risposto a una lettera di Amnesty International sostenendo che non vi erano motivi per avviare un procedimento penale contro gli agenti della polizia di Podil. La lettera affermava inoltre che altri agenti di polizia della stazione di Podil stavano indagando sui presunti maltrattamenti commessi dai loro colleghi.

Razzismo

Sono state adottate misure limitate per contrastare i crimini a sfondo razziale e per renderne disponibili le statistiche. Nonostante una direttiva congiunta del 6 febbraio, emanata dalla procura generale e dal ministero dell'Interno per raccogliere i dati sui reati di matrice razzista e i risultati delle indagini, a fine anno non era disponibile alcuna informazione. I reati a sfondo razziale hanno continuato a essere perseguiti come atti di "vandalismo", senza riconoscere l'elemento razzista del reato. Secondo Iniziativa sulla diversità, una coalizione di Ngo locali e di organizzazioni internazionali, alla data di ottobre erano stati registrati 23 episodi di razzismo. Durante questo periodo sono stati aperti sette procedimenti penali per episodi di razzismo, tutti con l'accusa di "vandalismo".

*Nel corso di alcune interviste registrate dal Gruppo per i diritti umani Vinnytsya, tre richiedenti asilo provenienti dalla Somalia hanno dichiarato di essere stati arrestati e condotti in una stazione della polizia il 28 febbraio, dove due di loro sono stati percossi dagli agenti, a quanto pare per vendicare il rapimento di marinai ucraini da parte di pirati somali. Le accuse sono state smentite dalla procura distrettuale di Vinnytsya. L'Unhcr ha ricevuto assicurazione da parte della procura generale sull'apertura di un'altra indagine sull'episodio, ma i risultati non sono stati resi noti. In seguito, al Gruppo per i diritti umani di Vinnytsya è stato informalmente comunicato che i due presunti colpevoli non erano più in servizio presso la polizia.

Prigioniero di coscienza

La legislazione ucraina non ha previsto per i detenuti in attesa di estradizione alcuna procedura per contestare la legittimità dell'estradizione e della detenzione.

*Il 7 luglio, il tribunale distrettuale di Balaclava ha rifiutato di prendere in esame il ricorso presentato da Igor Koktysh contro la sua detenzione in attesa di estradizione verso la Bielorussia, confermando l'assenza di qualsiasi rimedio giuridico all'interno della procedura di estradizione. Igor Koktysh era detenuto dal 25 giugno 2007, a seguito di una richiesta di estradizione da parte della Bielorussia poiché accusato di omicidio, un reato che in Bielorussia comporta la pena di morte. Egli era già stato assolto dall'accusa e rilasciato nel 2001. La Corte suprema aveva confermato il verdetto il 1° febbraio 2002. L'11 aprile 2002, il procuratore generale della Bielorussia aveva presentato ricorso contro l'assoluzione e il caso era tornato in tribunale per un nuovo processo. Igor Koktysh era un attivista dell'opposizione e lavorava alla riabilitazione di giovani tossicodipendenti. Nell'ottobre 2003, si era trasferito in Ucraina, da dove aveva continuato a sostenere l'opposizione bielorussa durante le elezioni presidenziali del 2006. Nell'ottobre 2007, si era rivolto alla Corte europea dei diritti umani contestando l'estradizione e la detenzione. La Corte aveva esortato l'Ucraina a non estradarlo in Bielorussia, fino a quando non avesse esaminato il suo caso e la possibilità che le accuse contro Igor Koktysh fossero state inventate dalle autorità bielorusse, per punirlo per aver esercitato pacificamente il suo diritto alla libertà di espressione.

Libertà di riunione

Il 3 giugno, il parlamento ha approvato in prima lettura il progetto di legge sulle adunanze, criticato dalle Ngo perché non rispettava gli standard internazionali sui diritti umani. Il progetto stabiliva un preavviso di cinque giorni prima di ogni attività e non teneva in considerazione le riunioni spontanee; consentiva l'uso della forza da parte degli agenti di polizia senza limitazioni e non includeva il dovere dello stato di garantire il rispetto del diritto di riunione pacifica.

Sparizioni forzate

Il 27 gennaio, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha approvato una risoluzione che ha accolto con favore la condanna di tre ex agenti di polizia per l'omicidio del giornalista investigativo Georgiy Gongadze, ma ha chiesto che i mandanti e gli esecutori vengano chiamati a risponderne "senza tener conto del rango e della posizione dei sospettati". Georgiy Gongadze scomparve il 16 settembre 2000 e il suo corpo decapitato fu ritrovato nel novembre dello stesso anno. Il 23 luglio, nove anni dopo la sua scomparsa, Oleksiy Pukach, un ex tenente generale del ministero dell'Interno, è stato arrestato e accusato per l'omicidio.

 

© 2010 Fandango Libri. Per acquistare il Rapporto Annuale 2010, vai su www.fandango.it