Ultime notizie sul paese

REPUBBLICA DELL’UZBEKISTAN

Sono perdurate le minacce alla libertà d’espressione, mentre persone impegnate nell’attivismo e nel giornalismo hanno subìto procedimenti giudiziari di matrice politica e restrizioni di viaggio. Le autorità hanno continuato a bloccare le riforme volte a contrastare l’impunità per tortura e maltrattamento. Non sono cessati sgomberi forzati e demolizioni a danno delle comunità marginalizzate. Le persone lgbti sono state vittime di discriminazioni sistemiche e violazioni dei diritti. Agricoltori sono stati costretti a coltivare cotone sotto la minaccia della perdita dei terreni. Nonostante gli impegni ambientali, il grave inquinamento atmosferico ha rappresentato gravi rischi per la salute.

 

CONTESTO

A ottobre, l’Uzbekistan ha firmato un accordo rafforzato di partenariato e cooperazione con l’Ue e ha ospitato la prima Conferenza generale dell’Unesco organizzata fuori Parigi da oltre 40 anni. Questi sviluppi hanno avuto luogo nonostante le persistenti preoccupazioni circa il rispetto degli standard internazionali sui diritti umani da parte dell’Uzbekistan.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Persone attiviste per i diritti umani, blogger e che esprimono le loro idee sui social media hanno continuato a subire procedimenti giudiziari di matrice politica per aver denunciato casi di corruzione, violazioni dei diritti umani e altri argomenti delicati come le proteste di massa del 2022, a sostegno dello status di autonomia del Karakalpakstan. Almeno 30 persone, tra cui alcune sospettate di essere attiviste indipendentiste del Karakalpakstan, sono state condannate ai sensi dell’art. 244-1(3) del codice penale per la presunta diffusione di propaganda “separatista” online.

A luglio, un tribunale della repubblica autonoma del Karakalpakstan ha condannato Dastan Uzakov per diffusione di propaganda “separatista”. Sul suo account di Instagram aveva pubblicato alcuni video, già disponibili al pubblico, del processo iniquo nei confronti di Dauletmurat Tazhimuratov, giornalista e avvocato del Karakalpakstan, che si era tenuto nel 2022. Dastan Uzakov ha dichiarato di aver condiviso i video per ottenere dei “mi piace” e di non essere stato consapevole di aver violato la legge, visto che il processo era stato pubblico e seguito dai media nazionali. È stato comunque condannato a una pena di cinque anni non detentiva e gli è stato confiscato il telefono cellulare.

A maggio, un tribunale civile della capitale Taškent ha multato Abdurakhmon Tashanov, presidente di Ezgulik (una delle poche Ong indipendenti per i diritti umani registrate), per un post su Facebook in risposta alle ripetute critiche pubbliche al suo operato in tema di diritti umani da parte di due professori di diritto. In un processo a porte chiuse, il tribunale ha stabilito che il suo post ledeva la dignità e la reputazione degli accademici e gli ha ordinato di risarcire i danni, cancellare il post, presentare scuse pubbliche e pubblicare una ritrattazione.

Sempre a maggio, le autorità hanno impedito alla giornalista indipendente e difensora dei diritti umani Sharifa Madrakhimova di recarsi in Irlanda per ricevere il Front Line Defenders Award, danneggiando il microchip del suo passaporto, a quanto pare come ritorsione per la sua attività sui diritti umani.

 

TORTURA E MALTRATTAMENTO

Le autorità hanno continuato a ritardare le riforme legali per affrontare l’impunità per tortura e maltrattamento e per istituire meccanismi realmente indipendenti per il monitoraggio delle condizioni di detenzione. Il rapporto completo della commissione parlamentare che ha indagato sulla violenta repressione delle proteste in Karakalpakstan del 2022, comprese le accuse di tortura ai manifestanti detenuti, non è stato reso pubblico.

A marzo, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria (Wgad) ha espresso “grave preoccupazione” per le accuse credibili e inconfutabili di detenzioni di massa e uso eccessivo della forza contro persone karakalpake e chi si opponeva alle modifiche costituzionali, evidenziando discriminazioni basate sull’etnia e sulle opinioni politiche. Le autorità hanno continuato a ignorare le richieste di un’indagine internazionale indipendente.

Il Wgad ha inoltre espresso serie preoccupazioni per le segnalazioni credibili di tortura e maltrattamento nei confronti di Dauletmurat Tazhimuratov, condannato a 16 anni di carcere dopo un processo iniquo per presunta cospirazione all’incitamento alla violenza durante le proteste in Karakalpakstan. Secondo quanto riferito, ad aprile è stato picchiato da altri detenuti fino a perdere i sensi per essersi rifiutato di cantare l’inno nazionale. Nonostante le ripetute denunce rivolte al suo ufficio, la difensora civica non è stata in grado di incontrarlo durante un’ispezione carceraria svolta proprio ad aprile. A maggio, il suo avvocato ha riferito che continuava a essere picchiato dagli altri detenuti, presumibilmente su ordine delle autorità carcerarie, e che era stato posto in isolamento. Le autorità hanno negato tutte le accuse di violazioni in una risposta inviata a giugno agli esperti delle Nazioni Unite.

 

DIRITTO ALL’ALLOGGIO

A marzo, a seguito della visita effettuata ad agosto 2024, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto a un alloggio adeguato ha espresso preoccupazione per i diffusi sgomberi forzati, demolizioni ed espropri. Nel suo rapporto ha citato la mancanza di consultazione pubblica, l’inadeguatezza dei rimedi giudiziari e la preferenza accordata dai tribunali ai costruttori edili. Ha inoltre messo in guardia dalle continue intimidazioni, azioni penali e detenzioni di persone coinvolte, di quelle che difendono il diritto all’alloggio e che fanno informazione.

A giugno, tre Relatori speciali delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione al governo per gli sgomberi forzati e le demolizioni nei quartieri di Samarcanda, patrimonio mondiale dell’Unesco, dove vivono la comunità rom multoni (mughat) e minoranze etniche tagike. I Relatori hanno evidenziato che la riqualificazione urbana era avvenuta in violazione delle condizioni del Comitato del patrimonio mondiale, senza valutazioni di impatto sociale o diligenza dovuta in materia di diritti umani. La popolazione residente, marginalizzata e spesso analfabeta, non è stata consultata e molte persone sono state costrette dalla polizia e dai funzionari locali a firmare accordi di espropriazione che non avevano compreso e ad accettare risarcimenti inadeguati. A fine anno, le autorità non avevano ancora risposto a queste preoccupazioni.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

Le persone lgbti hanno continuato a subire gravi violazioni dei diritti umani da parte sia della polizia sia di privati, tra cui intimidazioni, violenza fisica, diffamazione online e detenzione arbitraria per accuse inventate. Le autorità hanno ribadito il rifiuto di depenalizzare le relazioni omosessuali consensuali tra uomini e hanno respinto l’inclusione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere nelle leggi antidiscriminazione, citando i “valori tradizionali della famiglia”.

I tagli agli aiuti esteri degli Usa hanno portato alla sospensione dei programmi per i diritti umani che affrontano lo stigma e la discriminazione, indebolendo i diritti delle persone lgbti e di coloro che vivono con l’Hiv. Le organizzazioni della società civile impegnate in riforme legislative relative all’Hiv, alla lotta alla discriminazione e all’accesso all’assistenza sanitaria hanno incontrato crescenti ostacoli nel promuovere il cambiamento politico e tutele per i diritti umani.

 

DIRITTI DEL LAVORO

Un rapporto reso noto a maggio dalla Cotton Campaign ha denunciato che, nonostante la fine del lavoro forzato sistemico, lo stato ha continuato a imporre obiettivi di produzione e obblighi sulle colture ai piccoli agricoltori, costringendoli a coltivare cotone o cereali sotto la minaccia di perdere la terra o di vedere i raccolti distrutti. A luglio è trapelata una registrazione audio di un consigliere presidenziale di alto livello che minacciava di violenza funzionari del governo locale per il mancato raggiungimento delle quote.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

Con il rafforzamento della cooperazione economica e ambientale tra Ue e Asia centrale, il presidente Shavkat Mirziyoyev ha dichiarato il 2025 come l’anno della “protezione ambientale e dell’economia verde”, con l’obiettivo di rendere “verde” il 55 per cento dei nuovi progetti industriali e infrastrutturali entro il 2030. È stata adottata una strategia nazionale per ridurre le emissioni di particolato carbonioso e nuove leggi hanno introdotto multe per l’inquinamento atmosferico legato all’edilizia. Nonostante questi sforzi, l’inquinamento atmosferico è rimasto grave. Nei primi otto mesi dell’anno, il ministero dell’Ecologia ha registrato circa 300 gravi violazioni di queste nuove leggi. A novembre, subito dopo che Taškent era stata nuovamente classificata tra le città più inquinate al mondo, il presidente ha firmato un decreto con misure di risposta urgenti.

Continua a leggere