Zanuta è un villaggio nelle colline a sud di Hebron, nella Cisgiordania occupata, casa di una comunità palestinese di 250 persone, tra cui 100 minori.
Tra il 27 ottobre e il 1° novembre 2023, la comunità è stata sfollata con la forza dalla violenza dei coloni sostenuta da Israele.
Secondo OCHA, Zanuta è una delle 121 comunità palestinesi beduine e dedite alla pastorizia della Cisgiordania occupata parzialmente sfollate a causa delle violenze dei coloni e delle restrizioni di accesso tra gennaio 2023 e luglio 2026, e una delle 46 completamente sfollate nello stesso periodo.
Nonostante gli obblighi previsti dal diritto internazionale e due decisioni della Corte suprema israeliana, la polizia e l’esercito israeliani hanno ripetutamente e deliberatamente omesso di garantire il ritorno in sicurezza della comunità e di proteggerla dalle ripetute violenze dei coloni.
Le autorità israeliane devono, senza ulteriori ritardi, garantire il ritorno rapido e sicuro della comunità di Zanuta, proteggerla da ulteriori violenze dei coloni e consentire la ricostruzione delle abitazioni e delle infrastrutture. Devono inoltre rimuovere con urgenza gli avamposti dei coloni costruiti illegalmente sulle terre di Zanuta.
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La comunità palestinese di Zanuta viveva nel villaggio fin dal 19° secolo, traendo sostentamento dall’allevamento ovino, dalla produzione lattiero-casearia e dall’agricoltura. Per decenni ha vissuto sotto il sistema di apartheid imposto da Israele e ha subito violenze da parte dei coloni sostenute dallo stato. Dal 2011 il villaggio è stato colpito da ordini di demolizione. A partire dal 2021, attorno a Zanuta sono stati inoltre costruiti diversi avamposti coloniali, tra cui Meitarim Farm. Da allora, gli attacchi contro la comunità palestinese sono diventati sempre più frequenti e violenti. La gravità di questi attacchi e il ruolo svolto da Yinon Levi, fondatore di Meitarim Farm, hanno portato il Regno Unito e gli Stati Uniti a imporre sanzioni nei suoi confronti, tra cui il congelamento dei beni e il divieto di viaggio, nonché sanzioni contro l’avamposto di Meitarim Farm.
Dopo il 7 ottobre 2023, gli attacchi sono aumentati drasticamente di frequenza e gravità, fino a diventare quasi quotidiani. Le persone della comunità hanno raccontato che i coloni incendiavano proprietà, comprese tende e aule della scuola, facevano irruzione nelle abitazioni, colpivano minori con i fucili e riversavano deliberatamente acque reflue sui terreni agricoli. Hanno inoltre raccontato che le loro richieste di aiuto alla polizia sono rimaste inascoltate. Al 1° novembre 2023, l’intera comunità aveva lasciato il villaggio per timore per la propria sicurezza, trovando rifugio nel vicino villaggio di Al-Dhahiriya. Qui vive ancora oggi la maggior parte della comunità, nonostante i ripetuti tentativi di tornare a Zanuta.
La Corte suprema israeliana si è pronunciata due volte a favore della comunità palestinese, nel 2024 e nel 2025, riaffermandone il diritto a tornare al villaggio e alle proprie terre, e ordinando alla polizia e all’esercito israeliani di coordinare il loro ritorno e garantirne la protezione. Tuttavia, tali autorità hanno deliberatamente omesso di dare esecuzione alle decisioni della Corte. Le persone residenti hanno tentato più volte di ritornare al loro villaggio, individualmente e in gruppo, ma si sono scontrate con nuove violenze da parte dei coloni, sostenute dell’esercito.
Il caso di Zanuta illustra la politica di pulizia etnica perseguita dall’attuale governo israeliano, come concluso da Amnesty International nel suo recente rapporto sul trasferimento forzato delle comunità palestinesi beduine e dedite alla pastorizia dell’Area C della Cisgiordania occupata.
Nel secondo anniversario del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, che ha stabilito che la presenza militare israeliana nel territorio palestinese, la sua annessione e il regime discriminatorio violano il diritto internazionale e ha ordinato a Israele di porre fine all’occupazione illegale e smantellare gli insediamenti illegali, gli sforzi della comunità di Zanuta per tornare al proprio villaggio devono essere sostenuti. Allo stesso tempo, non devono essere dimenticate le molte altre comunità palestinesi già sfollate o a rischio imminente di sfollamento: hanno bisogno del sostegno e della mobilitazione di tutte e tutti. Le comunità palestinesi non devono essere cancellate.
Capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane
Tenente Generale Eyal Zamir
Base militare Yitzhak Rabin
HaKirya, 27 Kaplan Street
Tel Aviv 6473424, Israele
E-mail: cogat.pnz@gmail.com ; mapazahal@gmail.com
Tenente Generale Zamir,
Le scrivo per chiedere l’immediato ritorno della popolazione di Zanuta, sfollata con la forza, al proprio villaggio nelle colline a sud di Hebron, nella Cisgiordania occupata, in conformità con suoi obblighi derivanti sia del diritto internazionale sia dalle decisioni della Corte suprema israeliana.
Tra il 27 ottobre e il 1° novembre 2023, l’intera comunità di Zanuta, formata da 250 persone palestinesi, tra cui 100 minori, è stata costretta a raccogliere i propri beni e a fuggire dal villaggio in cui viveva sin dal 19° secolo, a causa delle ripetute incursioni e dei violenti attacchi perpetrati da coloni israeliani provenienti da un vicino avamposto illegale. A quasi tre anni di distanza, la comunità continua a vivere in condizioni di sfollamento e frammentazione, oltre a non essere ancora in grado di ritornare alle proprie case, nonostante i numerosi tentativi di tornare al villaggio.
Il 29 luglio 2024, la Corte suprema israeliana ha ordinato alla polizia e all’esercito israeliani di facilitare il ritorno in sicurezza della popolazione di Zanuta e di proteggerla dalla violenza dei coloni. Il 3 febbraio 2025, la Corte ha riaffermato tale obbligo, ordinando alle stesse autorità di facilitare il ritorno della comunità, allontanare gli occupanti abusivi e consentire la ricostruzione delle strutture distrutte a seguito dello sfollamento.
A due anni dalla prima decisione della Corte suprema, le autorità israeliane non hanno ancora dato esecuzione a tali ordini e il villaggio di Zanuta rischia di essere cancellato definitivamente.
In quanto potenza occupante, Israele ha l’obbligo di proteggere la vita e i mezzi di sostentamento della popolazione palestinese nel Territorio palestinese occupato (Tpo), compresa la popolazione di Zanuta, nonché di prevenire la violenza dei coloni e di indagare e perseguire le persone responsabili dei reati commessi nei suoi confronti. La presenza di coloni israeliani nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, è illegale ai sensi del diritto internazionale e, di conseguenza, gli insediamenti e gli avamposti israeliani, anch’essi illegali ai sensi del diritto israeliano, devono essere rimossi.
La esorto pertanto ad agire con urgenza per garantire il ritorno immediato e in sicurezza della popolazione di Zanuta nelle proprie terre, proteggerla da qualsiasi forma di violenza da parte dei coloni, assicurare rimedi effettivi e riparazioni per i danni subiti a causa delle azioni dei coloni e del fallimento delle autorità israeliane nel prevenire tali attacchi, e nel garantire il ritorno della popolazione alle proprie case, come disposto dalla Corte suprema. La invito a garantire che la popolazione di Zanuta possa ricostruire le proprie case, i propri mezzi di sostentamento e le infrastrutture comunitarie, compresa la scuola elementare del villaggio, e che gli avamposti illegali costruiti nelle vicinanze, compreso Meitarim Farm, siano smantellati con urgenza.
La ringrazio per l’attenzione!