Christa Pike, una donna di 50 anni, è stata ricoverata in ospedale dopo che le autorità dello Stato del Tennessee hanno tentato senza successo di eseguire la sua condanna a morte nella serata del 30 settembre 2026. Era stata condannata nel 1996 per un omicidio commesso nel 1995, quando aveva 18 anni.
Al processo del 1996, Christa Pike fu rappresentata da due avvocati d’ufficio privi di precedenti esperienze in casi concernenti la pena di morte. Nella fase della determinazione della pena, la difesa non fornì alla giuria un quadro completo, a partire da un’infanzia segnata da stupro, violenza sessuale e fisica, povertà e abbandono. Per oltre un quarto di secolo, in quanto unica donna nel braccio della morte del Tennessee, Christa Pike è stata sottoposta di fatto all’isolamento in cella, una situazione che è terminata nel 2024 a seguito di un procedimento giudiziario.
Il 7 settembre 2026, cinque persone esperte delle Nazioni Unite – i cui mandati riguardano la pena di morte, la salute, la tortura e la violenza e la discriminazione contro donne e ragazze – hanno chiesto la commutazione della condanna a morte di Christa Pike. Il 18 settembre, la Commissione interamericana sui diritti umani ha pubblicato il suo rapporto sul caso rilevando come la rappresentanza legale di Christa Pike durante il processo non aveva rispettato i criteri richiesti nei procedimenti che possono comportare la pena di morte.
Il 28 settembre, il governatore del Tennessee Bill Lee ha respinto la richiesta di clemenza per la donna. I suoi avvocati hanno continuato a chiedere ai tribunali di sospendere l’esecuzione. Nel corso di un’udienza del 13 agosto 2026, lo stato aveva riconosciuto la sua storia di violenze e stupro. Gli avvocati di Christa Pike hanno chiesto l’autorizzazione a presentare un nuovo ricorso, sostenendo che la differenza degli argomenti sostenuti dallo stato nell’ultimo e nei precedenti procedimenti erodesse le fondamenta su cui si basavano le decisioni prese fino a quel momento.
La mattina del 30 settembre, la Corte d’appello degli Stati Uniti per il Sesto circuito ha disposto la sospensione dell’esecuzione per concedersi ulteriore tempo per “esaminare e risolvere adeguatamente” le questioni sollevate. Lo stato ha impugnato la decisione davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha revocato la sospensione. Le giudici Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson hanno espresso il loro dissenso, accusando la maggioranza di “aver aggirato il normale procedimento di revisione in appello. Il desiderio del Tennessee di accelerare l’esecuzione di Pike… non può prevalere sul suo interesse fondamentale alla propria vita”. I casi di pena di morte “richiedono cautela prima di agire in modo irreversibile… Oggi la Corte, come è successo fin troppo spesso negli ultimi tempi, sceglie di ignorare quel principio proprio nel momento in cui è più importante”.
L’esecuzione era stata fissata per le ore 10.00 del 30 settembre. Lo stato aveva tempo fino a mezzanotte per procedere all’esecuzione o fissare una nuova data. Ha scelto di procedere. L’esecuzione è iniziata intorno alle ore 20.00. Sono state somministrate due siringhe di pentobarbital, ma Christa Pike era ancora viva. I suoi avvocati hanno presentato d’urgenza un’istanza a un tribunale federale chiedendo che l’esecuzione fosse interrotta e che Christa Pike ricevesse cure mediche urgenti.
Il governatore Lee ha disposto un’inchiesta sul tentativo di esecuzione di Christa Pike e ha sospeso le esecuzioni per tutto il 2026.
Amnesty International continuerà a opporsi incondizionatamente alla pena di morte in ogni caso.
Governatore Bill Lee
State Capitol, 1° piano
600 Dr. Martin L. King, Jr. Blvd.
Nashville, TN 37243, Usa
Webmail: https://www.tn.gov/governor/contact-us/share-opinion.html
Egregio Governatore,
La esorto a fermare l’esecuzione di Christa Pike, prevista per il 30 settembre 2026. Non intendo minimizzare la gravità del reato per il quale è stata condannata. Tuttavia, la invito a considerare il grave trattamento a cui è stata sottoposta durante l’infanzia, che si era appena conclusa al momento dell’omicidio, e a valutare se alla giuria sia stata presentata una ricostruzione completa e coerente della sua breve vita fino a quel momento, tale da consentire alla stessa giuria di prendere una decisione consapevole in merito alla vita o alla morte dell’imputata. A mio avviso, non è stato così.
Alla vigilia della fase finale del processo del 1996, gli inesperti avvocati d’ufficio abbandonarono il piano di presentare come unica testimone la psicologa che aveva redatto una ricostruzione in tre volumi della vita della loro giovane assistita. Non avevano nessuna strategia alternativa e non chiesero altro tempo per prepararne una. Decisero infine di chiamare a deporre i genitori e una zia di Christa Pike. Un errore riconosciuto anche dall’avvocato principale che, dopo la condanna a morte, ammise che avrebbe dovuto chiamare a testimoniare le persone intervistate dalla psicologa.
Nel 2001, durante la fase degli appelli, uno psichiatra incaricato dalla difesa concluse che Christa Pike presentava i criteri diagnostici per il disturbo bipolare e il disturbo da stress post-traumatico e che, fin dalla nascita, aveva un danno al lobo frontale del cervello. Un altro esperto descrisse Christa Pike come “il prodotto di un contesto familiare caratterizzato da violenze quasi insopportabili”. Nel 2023, una psicologa con 30 anni di esperienza nei disturbi legati al trauma concluse che gli abusi e la trascuratezza subiti da Christa Pike durante l’infanzia erano stati “davvero estremi” e che la loro gravità era “quasi impossibile da comprendere”.
Lo stato non ha garantito a Christa Pike la protezione di cui aveva bisogno durante l’infanzia, nonostante diversi funzionari statali fossero a conoscenza della situazione che stava vivendo. La prego di non ripetere questo fallimento, né quello di chi la rappresentava al processo, permettendo che l’esecuzione abbia luogo.
La esorto a fermare l’esecuzione e commutare la condanna a morte di Christa Pike.
La ringrazio per l’attenzione
Il 12 gennaio 1995, una studentessa di 19 anni del Job Corps, un programma per giovani in difficoltà con sede a Knoxville, in Tennessee, fu assassinata. Per l’omicidio furono accusate tre persone che partecipavano al programma: Christa Pike (18 anni), il suo fidanzato (17 anni) e un’altra ragazza di 18 anni. Il fidanzato, minorenne, fu condannato all’ergastolo con possibilità di libertà condizionale. L’altra ragazza fu invece condannata a sei anni di libertà vigilata, con riconoscimento del periodo già trascorso in detenzione.
Al processo del 1996, Christa Pike fu riconosciuta colpevole di omicidio di primo grado. Durante il processo, la scarsità di elementi presentati dalla difesa lasciò la giuria senza un quadro completo delle violenze subite da Christa Pike durante l’infanzia e senza una valutazione specialistica che ne spiegasse le conseguenze.
Nel 2001, durante l’appello, uno psichiatra incaricato dalla difesa concluse che Christa Pike presentava i criteri diagnostici per il disturbo bipolare e il disturbo da stress post-traumatico (Ptsd) e che, fin dalla nascita, aveva un danno al lobo frontale del cervello. Un altro esperto la descrisse come “il prodotto di un contesto familiare caratterizzato da abusi quasi insopportabili”. Quando si trovava con il padre, era sottoposta a “frequenti percosse con una cintura”, che le lasciavano “lividi, ematomi e tagli”. La madre aveva una “serie di fidanzati”, alcuni dei quali sottoponevano la bambina a violenze fisiche e altri ad abusi sessuali. Tra le persone che si prendevano cura di lei c’era anche una sorella maggiore, che era “molto abusiva” nei suoi confronti e che, in alcuni casi, arrivò a bruciarla e a schiacciarle deliberatamente le dita in una porta. Una zia invece la sottoponeva a crudeltà e umiliazioni sadiche.
Uno psichiatra valutò inoltre Christa Pike sulla base delle esperienze infantili avverse (Adverse Childhood Experiences – ACE), identificando nove delle 10 ACE, una quantità “insolitamente alta”. Per tutta l’infanzia fu vittima di persone violente e abusanti. Il compagno della nonna paterna fu “la prima persona ad abusare sessualmente di Christa”, quando era ancora in età prescolare. A 11 anni fu violentata da un vicino di casa, riportando un’infezione a seguito della violenza, mentre l’autore del reato scontò una breve pena. A 17 anni fu nuovamente violentata da un uomo che la afferrò e la trascinò in un bosco mentre si stava recando in un negozio. L’omicidio avvenne un anno dopo, pressoché lo stesso giorno, mentre Christa Pike stava vivendo lo stress associato alla ricorrenza dell’anniversario del trauma, oltre ai sintomi del disturbo bipolare e del Ptsd.
Il diritto e gli standard internazionali vietano l’uso della pena di morte nei confronti di persone con gravi disabilità mentali.
Nei primi otto mesi del 2026, negli Usa sono state messe a morte 23 persone. Dal 2018, il Tennessee ne ha messe a morte 11. L’ultima esecuzione di una donna in questo stato risale al 1819. Amnesty International si oppone incondizionatamente alla pena di morte in tutti i casi.