La giornalista statunitense Georgia Fort, insieme ad altre colleghe e colleghi, ha documentato una protesta del 18 gennaio 2026 all’interno di una chiesa in Minnesota contro uno dei pastori che ricopriva anche il ruolo di direttore di un ufficio locale dell’Ice, l’agenzia federale preposta al controllo delle frontiere e dei flussi migratori.
La protesta, del tutto pacifica, era stata convocata in seguito all’uccisione di Renee Nicole Good sotto gli occhi del mondo.
Fort ha svolto semplicemente il suo lavoro, ma il dipartimento di Giustizia sta perseguendo penalmente lei e altre persone con gravi accuse, incluso un crimine d’odio. Il 29 gennaio 2026 un Gran giurì l’ha rinviata a giudizio per il reato di “cospirazione contro il diritto alla libertà di religione in un luogo di culto”, in violazione del I Emendamento, e per il reato di “ferire, intimidire e interferire con l’esercizio del diritto alla libertà di religione in un luogo di culto”. Rischia fino a dieci anni di carcere.
Fin dall’insediamento dell’amministrazione Trump, la stampa indipendente e critica è stata presa di mira con intento intimidatorio.
L’attacco al giornalismo indipendente è un attacco alla verità.
Chiediamo alle autorità di ritirare tutte le accuse contro Georgia Fort e altre persone giornaliste.
Procuratrice generale aggiunta, Harmeet K. Dhillon
Divisione diritti civili
Dipartimento di Giustizia degli Usa
950 Pennsylvania Avenue, nord-ovest
Washington, DC 20530, Usa
E-mail: harmeet.dhillon@usdoj.gov
Procuratore degli Stati uniti d’America per il Minnesota, Daniel Rosen
Palazzo di giustizia federale
316 North Robert Street, Ufficio 404
St. Paul, Minnesota 55101, Usa
E-mail: usamn.pressoffice@usdoj.gov
Gentile Procuratrice generale aggiunta Harmeet K. Dhillon,
Le scrivo per esprimere la mia profonda preoccupazione per il procedimento contro Georgia Fort e altri operatori e operatrici dei media semplicemente per aver documentato una protesta svoltasi a Minneapolis il 18 gennaio 2026. L’arresto e il successivo procedimento a carico di Georgia Fort e di altre persone evidenziano un preoccupante aumento di una sistematica inosservanza dei diritti umani.
Come certamente saprà, l’articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dagli Usa, sancisce il diritto alla libertà di espressione, che tutela la libertà di stampa e il diritto di giornalisti e giornaliste di cercare e diffondere informazioni. Tuttavia, il fatto che il dipartimento di Giustizia persegua penalmente Georgia Fort e altre persone della stampa con accuse penali, incluso un reato d’odio, per aver documentato una protesta all’interno della Cities Church di St. Paul, Minnesota — dove uno dei pastori ricopriva all’epoca il ruolo di direttore pro tempore dell’ufficio locale della United States Immigration and Customs Enforcement — significa colpirle semplicemente per aver svolto il loro lavoro di informazione e costituisce una violazione dei loro diritti umani.
Fare informazione non è un crimine. Al contrario, garantire l’esercizio del diritto alla libertà di espressione e di stampa è fondamentale per assicurare che funzionari e funzionarie governativi e leader politici rispondano delle proprie azioni. Queste accuse producono un effetto intimidatorio e dissuasivo nei confronti della stampa che si occupa delle questioni più urgenti per le comunità.
Pertanto, la esorto con forza a ritirare le accuse contro Georgia Fort e ulteriori operatori e operatrici della stampa nel caso United States v. Levy Armstrong (0:26-cr-00025) presso iltTribunale distrettuale del Minnesota.
Distinti saluti,
Nel dicembre 2025 l’amministrazione Trump ha lanciato un’operazione federale di contrasto all’immigrazione denominata “Operation Metro Surge” nell’area metropolitana di St. Paul/Minneapolis (“Twin Cities”), in Minnesota. Il dipartimento per la Sicurezza interna ha dispiegato oltre 3000 agenti federali per l’immigrazione, che hanno utilizzato tattiche militari contro le persone residenti, provocando paura e panico in tutta l’area delle Twin Cities. Le persone residenti hanno iniziato a mobilitarsi in diversi modi, sentendosi “sotto assedio” a causa della presenza violenta e ostile degli agenti dell’Ice.
In seguito alla morte di Renee Nicole Good, il 18 gennaio un gruppo di persone manifestanti ha protestato all’interno di una chiesa nella città di St. Paul, poiché uno dei pastori della chiesa ricopriva al tempo il ruolo di direttore pro tempore dell’ufficio locale dell’Ice. La giornalista Georgia Fort e altre persone della stampa sono arrivate sul posto per documentare la protesta.
I filmati della protesta resi pubblici dal giornalista Don Lemon mostrano persone manifestanti pacifiche che scandiscono slogan per chiedere giustizia per Renee Nicole Good. Nel giro di pochi giorni sono state arrestate. Il governo federale ha cercato di arrestare anche operatori e operatrici dell’informazione, ma la richiesta è stata respinta in tre diverse occasioni. Il dipartimento di Giustizia ha quindi richiesto un’udienza davanti a un Gran giurì, che ha portato a tre capi d’imputazione di natura penale, tra cui un reato previsto dalla normativa sui crimini d’odio, contro Georgia Fort e altre due persone che avevano seguito le manifestazioni. Nelle prime ore del mattino del 30 gennaio, Georgia Fort e le altre persone della stampa sono state arrestate (un’altra persona della stampa è stata incriminata alla fine di febbraio).
Georgia Fort, fondatrice di un’organizzazione giornalistica dedicata alla diffusione di storie che valorizzano le comunità afroamericane, ha trasmesso in diretta l’arrivo degli agenti federali presso la sua abitazione nelle prime ore del mattino per arrestarla.
Sotto l’amministrazione Trump, il suprematismo bianco e l’azione di governo si sono intrecciati, dando luogo a politiche razziste e repressive in materia di immigrazione e ordine pubblico. Tre delle quattro persone della stampa incriminate in questa vicenda sono afroamericane. Stavano svolgendo il loro lavoro, documentando le proteste e l’indignazione pubblica contro la cosiddetta “Operation Metro Surge”. Per questo, il governo le ha arrestate applicando una norma sui crimini d’odio e una legge del XIX secolo originariamente pensata per contrastare le violente aggressioni di massa del gruppo suprematista bianco Ku Klux Klan contro le persone afroamericane precedentemente ridotte in schiavitù.
Dal gennaio 2025 l’amministrazione Trump ha attaccato sistematicamente la stampa per aver criticato le sue azioni. Tra questi attacchi figurano l’espulsione del giornalista e richiedente asilo Mario Guevara, residente negli Usa, che aveva documentato i raid dell’Ice; il sequestro da parte dell’Fbi di dispositivi personali e professionali dall’abitazione di un giornalista di Washington; il lancio da parte della Casa Bianca di un sito web che attacca sistematicamente giornalisti, giornaliste e organi di informazione non allineati e l’uso strumentale dei poteri della Commissione federale per le comunicazioni per approvare licenze e fusioni nel settore dei media sulla base del rigetto, da parte delle aziende, delle iniziative in materia di diversità, equità e inclusione.
Prendere di mira e screditare persone della stampa e dei media è una tipica pratica autoritaria. Il controllo delle narrazioni e la repressione del dissenso o dell’informazione non allineata sono strategie fondamentali adottate da chi governa per cercare di non rispondere delle proprie azioni. Il diritto alla libertà di espressione e di stampa rappresenta uno strumento essenziale affinché l’opinione pubblica possa chiedere conto a chi governa del suo operato. Senza questo diritto, chi governa si sente ulteriormente incoraggiato ad agire nell’impunità.