Campobasso: misure sproporzionate sul presidio per Ahmed Salem

15 Aprile 2026

Tempo di lettura stimato: 4'

Amnesty International Italia ha espresso preoccupazione per la decisione della Polizia locale di Campobasso di disporre misure eccezionali di ordine pubblico, prevedendo la chiusura delle strade del centro della città per tutta la giornata del 14 aprile in occasione del presidio previsto davanti al Tribunale per l’ultima udienza di primo grado di Ahmed Salem, cittadino palestinese rinchiuso da oltre dieci mesi nel carcere di Rossano Calabro, poi condannato a quattro anni di carcere.

Secondo le testimonianze di persone attiviste presenti alla mobilitazione, le autorità locali avrebbero chiuso alcune strade che passano davanti al tribunale per i tratti interessati dal presidio, in aggiunta a un’importante presenza di forze di polizia, inclusi blindati e agenti in borghese che fotografavano e filmavano le persone che stavano prendendo parte al presidio pacifico. La sindaca, in una dichiarazione in risposta alla lettera del Movimento 4 Settembre che lamentava “una scelta che alimenta paura, criminalizza il dissenso e tenta di isolare chi esprime solidarietà alla Palestina e ad Ahmad Salem” ha rimarcato la chiusura del traffico come “strumento necessario a consentire la libertà dei cittadini a manifestare e rendere fruibile, davvero a tutti, la partecipazione al presidio pubblico di fronte al tribunale”.

Questo provvedimento appare come una restrizione motivata dal contenuto specifico della manifestazione. Le cause politiche e il contenuto dei messaggi di coloro che manifestano non possono essere, di per sé, giustificazioni legittime a limitazioni del diritto di riunione pacifica.

Ulteriori informazioni

Ahmed Salem, proveniente dal campo palestinese di Al-Baddawi in Libano, è stato arrestato nel maggio 2025 dopo essersi recato presso la Commissione territoriale di Campobasso per fare richiesta di protezione internazionale. Ha trascorso più di sei mesi nella sezione AS2 (Alta Sicurezza 2) di Rossano Calabro, dedicata a persone accusate di terrorismo.

A conclusione dell’udienza, Ahmed Salem è stato condannato a quattro anni di carcere sulla base di due reati:

  1. istigazione a delinquere ai sensi dell’articolo 414 del codice penale, sulla base di un video pubblicato su Tik Tok in cui condannava il silenzio dei paesi arabi e islamici, dei paesi europei e dei palestinesi stessi sul genocidio in corso a Gaza e su altri estratti di conversazioni private;
  2. auto-addestramento con finalità di terrorismo, ai sensi del nuovo articolo 270 quinquies del codice penale (un nuovo reato, molto criticato , recentemente introdotto dalla legge 80/2025 riguardante il cosiddetto “terrorismo della parola”, contestato a chi detiene materiale utile per azioni terroristiche), per aver salvato sul suo cellulare alcuni video, disponibili online e già ripubblicati anche dai media italiani, delle Brigate palestinesi Al Qassam della Striscia di Gaza, fatti passare impropriamente come tutorial istruttivi e relazionati alla fabbricazione di armi.

Il team di difesa di Ahmed Salem ha denunciato sin dall’avvio del procedimento serie preoccupazioni per l’esercizio del diritto alla difesa e per le garanzie del giusto processo, inclusi evidenti errori interpretativi legati anche a traduzioni incorrette. All’uscita dal tribunale dopo la pronuncia della sentenza, l’avvocato Rossi Albertini, esprimendo sconcerto rispetto alla condanna – addirittura superiore rispetto alla richiesta del pubblico ministero – ha affermato che “non esiste alcun elemento indiziario che accrediti la tesi accusatoria”, denunciando un “atteggiamento ostile e islamofobo” da parte della corte.