Cina: Olimpiadi e diritti umani - Amnesty International Italia

Cina: Olimpiadi e diritti umani

20 settembre 2006

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Cina: memorandum di Amnesty International su Olimpiadi e diritti umani

CS103-2006:21/09/2006

Assegnando a Pechino i Giochi, aiuterete lo sviluppo dei diritti umani’
Kiu Jingmin, vicepresidente del comitato per le Olimpiadi a Pechino, aprile 2001

A 687 giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Pechino, il governo cinese deve agire velocemente se vuole mantenere la promessa fatta di fronte al Comitato olimpico internazionale (Cio) di migliorare la situazione dei diritti umani in vista dei Giochi del 2008.

Nella sua ultima analisi sui diritti umani in quattro settori-chiave, Amnesty International ha registrato una situazione complessivamente negativa: ad alcuni miglioramenti in tema di pena di morte si contrappone un peggioramento in altri contesti.

Le gravi violazioni dei diritti umani che vengono registrate ogni giorno in tutto il paese sfidano apertamente le promesse fatte dal governo cinese al momento dell’assegnazione delle Olimpiadi’ – ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. ‘Gli attivisti e le attiviste per i diritti umani, tra cui coloro che difendono i diritti delle persone sfrattate per consentire la costruzione dei siti olimpici, vengono minacciati e imprigionati. Migliaia di persone vengono messe a morte ogni anno, al termine di processi iniqui, per reati quali frode fiscale e contrabbando‘.

Nell’ultimo anno la repressione nei confronti dei giornalisti e degli utenti di internet si è intensificata e di fronte a questa situazione la promessa del governo di ‘rendere effettiva la libertà di stampa’ suona ridicola’ – ha proseguito Pobbiati. ‘La situazione dei diritti umani si pone del tutto in contrasto con le più elementari interpretazioni dello spirito olimpico, che pone al suo centro ‘il mantenimento della dignità umana‘.

Amnesty International ha trasmesso le proprie informazioni al Cio, che aveva affermato che avrebbe agito ‘se gli impegni della Cina in materia di diritti umani non fossero stati tradotti in realtà’. L’organizzazione chiede al Cio di usare la propria influenza nei confronti delle autorità cinesi e di intervenire a nome di vittime delle violazioni dei diritti umani come Ye Guozhu.

Ye Guozhu, un abitante di Pechino, è stato sfrattato quando la sua abitazione è risultata al centro di un progetto di sviluppo dei siti olimpici. Nel dicembre 2004 ha chiesto l’autorizzazione a convocare una manifestazione di sfrattati e, per questo motivo, è stato condannato a quattro anni. È stato torturato nel corso della detenzione, sospeso a testa in giù dal soffitto e picchiato con un manganello elettrico. Amnesty International lo ha adottato come prigioniero di coscienza.

Oltre a eseguire numerosi sfratti, le autorità municipali di Pechino hanno deciso, per migliorare l’immagine della città in vista delle Olimpiadi, di estendere l’applicazione della ‘rieducazione attraverso il lavoro’ – una forma di detenzione senza atto d’accusa – ai responsabili di ‘volantinaggio o pubblicità illegale, conduzione di taxi o di imprese commerciali senza licenza, vagabondaggio e accattonaggio’.

Stadi luccicanti ed esibizioni spettacolari saranno un fatto privo di senso se i giornalisti e gli attivisti per i diritti umani non saranno liberi di parlare, se la gente verrà torturata in prigione e se il governo continuerà a mantenere il segreto sulle migliaia di persone che mette a morte’ – ha commentato Pobbiati. ‘Amnesty International chiede alle autorità di Pechino di dare seguito alle proprie promesse di migliorare la situazione dei diritti umani, in modo che nell’agosto del 2008 la popolazione cinese potrà essere fiera sotto ogni aspetto di ciò che il suo paese mostrerà al mondo‘.

Informazioni sulla situazione dei diritti umani in quattro settori-chiave:

Pena di morte

Continua a essere applicata per 68 reati, tra cui reati di droga e frode fiscale. Secondo fonti accademiche cinesi, dalle 8000 alle 10.000 persone vengono messe a morte ogni anno.
Nessun condannato a morte riceve un processo equo: non vi è presunzione d’innocenza, le prove vengono estorte sotto tortura e non è consentito pieno e rapido accesso alla difesa.
La diffusa pratica dell’espianto di organi dai prigionieri messi a morte non è stata intaccata dalle nuove disposizioni in vigore dal luglio 2006, che riguardano l’espianto da donatori ancora in vita.
L’unico sviluppo positivo è stata la decisione della Corte suprema del popolo di attribuirsi nuovamente il potere della revisione finale e dell’approvazione di tutte le esecuzioni: ciò dovrebbe portare a una riduzione delle condanne a morte.
Amnesty International chiede al governo di aumentare la trasparenza pubblicando dati completi a livello nazionale sulle condanne a morte e sulle esecuzioni come primo passo verso la completa abolizione.

Processi equi, tortura e detenzione senza accusa (‘detenzione amministrativa’)

Si stima che centinaia di migliaia di persone si trovino in strutture per la ‘rieducazione attraverso il lavoro’ o siano sottoposte ad altre forme di detenzione senza atto d’accusa su tutto il territorio cinese.
La polizia ha poteri illimitati di imporre sentenze fino a tre anni per ‘reati minori’.
Le persone sottoposte a queste forme di detenzione vanno frequentemente incontro alla tortura e ai maltrattamenti, soprattutto se mostrano resistenza al tentativo di ‘riformarle’. 
 Amnesty International chiede l’abolizione della ‘rieducazione attraverso il lavoro’ e delle altre forme di ‘detenzione amministrativa’.

Attivisti e difensori dei diritti umani

La popolazione sceglie sempre più spesso di protestare in pubblico: secondo dati governativi, nel 2005 le proteste, le manifestazioni e altre forme di ‘disturbo all’ordine pubblico’ sono state 87.000, contro le 74.000 del 2004. Gli attivisti, tra cui avvocati e giornalisti, incontrano forti ostacoli nel tentativo di attirare l’attenzione sugli abusi di potere e sovente vengono minacciati, arrestati in modo arbitrario e torturati.
Le disposizioni entrate in vigore nel maggio 2006 in materia di attività legale rafforzano i controlli ufficiali e tendono a dissuadere gli avvocati a rappresentare vittime di violazioni dei diritti umani.
Amnesty International chiede al governo di modificare le formulazioni, estremamente vaghe, contenute nel codice penale quali ‘diffusione di segreti di Stato all’estero’ e ‘sovversione dei poteri dello Stato’, spesso usate per sopprimere legittime attività in favore dei diritti umani.

Libertà di stampa

I siti internet di centinaia di organizzazioni internazionali rimangono bloccati dalle autorità cinesi, mentre negli anni scorsi sono stati chiusi numerosi siti locali.
Secondo l’Associazione della stampa estera di Pechino, negli ultimi due anni, la polizia ha arrestato giornalisti stranieri in almeno 38 occasioni.
Le autorità hanno intensificato il controllo sui media cinesi, chiudendo pubblicazioni come Bingdian (‘Punto di congelamento’) e facendo perdere il lavoro a giornalisti critici nei confronti del governo.
Amnesty International chiede al governo di rilasciare tutti i giornalisti detenuti solo per lo svolgimento legittimo della loro professione e di assicurare che i giornalisti stranieri e cinesi siano in grado di lavorare su questioni di pubblico interesse senza subire censura.

Ulteriori informazioni

Il presidente del Cio, Jacques Rogge, fa costante riferimento agli impegni della Cina in materia di diritti umani quando risponde in pubblico a domande sulle Olimpiadi a Pechino. Nel corso del programma Hardtalk, trasmesso dalla Bbc nell’aprile 2002, promise di agire se la situazione dei diritti umani in Cina non sarebbe migliorata come da lui auspicato. 

E’ disponibile on line l’analisi di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in Cina.

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
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