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Le persone sospettate di aver commesso crimini di diritto internazionale nella Repubblica Centrafricana, tra cui alcuni dei più alti funzionari del paese, rischiano di sfuggire alla giustizia se la Corte penale speciale non riceverà i finanziamenti necessari per proseguire le indagini e i procedimenti giudiziari. È quanto denuncia Amnesty International in un nuovo rapporto.
Il rapporto “I responsabili sono ancora qui” – La Corte penale speciale della Repubblica Centrafricana rischia di chiudere mentre le vittime attendono giustizia esamina i progressi compiuti e le difficoltà incontrate dalla Corte, che dalla sua inaugurazione, il 22 ottobre 2018, ha avviato sei processi, arrivando a condannare 19 persone per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Tuttavia, le vittime dei crimini più gravi commessi durante alcuni dei periodi più sanguinosiella storia del paese, tra cui il colpo di stato del 2003 guidato da François Bozizé e il conflitto armato interno del 2012-2014, attendono ancora che tutte le persone che ricoprivano posizioni di vertice e che sono responsabili di quei crimini siano chiamate a risponderne davanti alla giustizia.
La Corte, che dipende esclusivamente dai contributi volontari di stati e organizzazioni internazionali, rischia però di chiudere entro il 2028. Dopo un’iniziale speranza, le persone sopravvissute alle violenze e le vittime stanno iniziando a perdere fiducia nella possibilità di ottenere giustizia.
“Il diritto delle vittime alla giustizia, alla verità e alla riparazione non può dipendere dalle priorità mutevoli dei finanziatori. Negli ultimi 25 anni, durante le diverse ondate di violenza e i conflitti armati, migliaia di civili sono stati uccisi, stuprati, rapiti, mutilati o feriti, costretti a lasciare le proprie case o hanno visto le proprie abitazioni date alle fiamme. Ognuna di queste persone ha diritto alla giustizia“, ha dichiarato Marceau Sivieude, direttore regionale di Amnesty International per l’Africa occidentale e centrale.
Amnesty International chiede alle autorità centrafricane, alle Nazioni Unite, all’Unione europea e a tutti gli stati partner di fornire, o continuare a fornire, sostegno finanziario alla Corte penale speciale per garantirne la copertura dei costi di funzionamento.
Dei sei procedimenti avviati dalla Corte penale speciale, i primi quattro si sono conclusi con una sentenza almeno in primo grado, portando alla condanna di 19 persone per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. In uno dei casi, le vittime hanno anche ottenuto riparazioni. La sentenza del quinto processo, relativo agli attacchi compiuti nel 2014 a Guen, nella parte occidentale della Repubblica Centrafricana, è attesa per il prossimo dicembre, mentre è attualmente in corso il processo di Bossembélé, che vede tra gli imputati anche l’ex presidente Bozizé.
Nonostante gli importanti progressi compiuti nella lotta all’impunità nella Repubblica Centrafricana, numerosi crimini gravi restano ancora impuniti.
Tra questi figurano le uccisioni, gli stupri e i saccheggi commessi su vasta scala nel 2002-2003, in particolare dalle forze di sicurezza dell’ex presidente Ange-Félix Patassé e dai combattenti del gruppo armato di Jean-Pierre Bemba, a cui Patassé aveva fatto ricorso nel tentativo di fermare il colpo di stato di François Bozizé. Restano inoltre impuniti numerosi omicidi, stupri, atti di tortura e sparizioni forzate commessi tra il 2012 e il 2014, nel contesto del conflitto tra i gruppi armati Seleka e Anti-balaka.
Sebbene negli ultimi anni siano stati compiuti notevoli progressi nell’esecuzione dei mandati d’arresto emessi dalla Corte penale speciale, decine di persone sono tuttora ricercate e permangono ostacoli significativi alla loro cattura. François Bozizé risiede in Guinea-Bissau, mentre altre persone sospettate di crimini e destinatarie di mandati d’arresto si trovano in Ciad.
La Corte ha processato in contumacia diverse persone, tra cui Bozizé. Tuttavia, i processi celebrati in assenza degli imputati compromettono in modo significativo le garanzie del procedimento e i diritti della difesa, oltre a non rispondere pienamente alle esigenze delle vittime.
“Le vittime vogliono che sia fatta giustizia. Solo quando i responsabili dei crimini saranno chiamati a risponderne e le vittime li vedranno in carcere potranno ritrovare la pace”, ha dichiarato una persona rappresentante di un’organizzazione centrafricana che assiste le vittime. Altre vittime hanno invece espresso soddisfazione per le sentenze pronunciate in contumacia.
Nel 2025 gli Stati Uniti hanno ritirato il proprio sostegno finanziario alla Corte penale speciale, aggravando una crisi di finanziamenti senza precedenti, con oltre 4,15 milioni di dollari statunitensi di contributi promessi ma non ancora versati. Attualmente, le Nazioni Unite e l’Unione europea sono gli unici soggetti che finanziano la Corte.
I tagli ai finanziamenti hanno costretto la Corte a licenziare un quarto del personale, tra cui esperti stranieri, tra agosto e settembre 2025. L’unità per la protezione dei testimoni ha perso più della metà del personale, con il rischio di compromettere la capacità di prevenire eventuali ritorsioni nei confronti di chi testimonia.
A causa della carenza di personale e risorse, l’ufficio del procuratore non è più in grado di avviare nuove indagini, mentre i procedimenti pendenti davanti alle diverse sezioni della Corte subiscono ritardi.
Per quanto risulta ad Amnesty International, a eccezione delle Nazioni Unite e dell’Unione europea, nessuno stato o organizzazione si è impegnato a versare ulteriori contributi finanziari volontari alla Corte.
Si profila quindi il rischio concreto che la Corte penale speciale chiuda alla scadenza del suo mandato, prevista per la fine del 2028.
Nonostante i progressi compiuti, i tribunali nazionali della Repubblica Centrafricana non dispongono attualmente delle risorse umane e materiali, né dell’indipendenza necessaria per occuparsi dei procedimenti affidati alla Corte penale speciale.
“Se i casi venissero trasferiti ai tribunali nazionali, finirebbero nelle mani dei nostri giudici, che subirebbero le pressioni dei loro superiori”, ha dichiarato una persona rappresentante delle vittime.
Anche la Corte penale internazionale (Cpi) ha giurisdizione sui crimini di guerra, sui crimini contro l’umanità e sul genocidio commessi nella Repubblica Centrafricana dal 2002. Su richiesta del governo centrafricano, ha aperto due indagini. Tuttavia, nel dicembre 2022 l’ufficio del procuratore della Cpi ha annunciato la chiusura delle indagini.
Nella Repubblica Centrafricana l’intensità delle violenze è diminuita rispetto al picco raggiunto nel 2021, ma tutte le parti in conflitto continuano a commettere gravi violazioni dei diritti umani e crimini di diritto internazionale nel nord-est e nel sud-est del paese.
“La Corte penale speciale è stata istituita su richiesta della popolazione centrafricana e della società civile. Se non riceverà le risorse necessarie per proseguire il suo lavoro essenziale, verranno tradite le aspettative di chi ha chiesto giustizia e si incoraggeranno coloro che ancora oggi continuano a commettere atrocità”, ha dichiarato Marceau Sivieude.
“Le autorità centrafricane devono sostenere e proteggere la Corte penale speciale e prorogarne il mandato oltre ottobre 2028, fino a quando non avrà portato a termine la propria missione. Devono inoltre contribuire a reperire ulteriori finanziamenti per garantirne il funzionamento”.
“Gli stati e le organizzazioni internazionali devono collaborare pienamente con la Corte, dando esecuzione ai mandati d’arresto ed erogando con urgenza i finanziamenti necessari, preferibilmente attraverso impegni pluriennali, affinché sia possibile continuare a garantire giustizia per tutto il tempo necessario”.
Il rapporto si basa sulle ricerche condotte da Amnesty International nell’arco di un decennio sui temi della giustizia, della verità e della riparazione per i crimini di diritto internazionale commessi nella Repubblica Centrafricana.
Per la realizzazione del rapporto, l’organizzazione ha svolto una missione di ricerca nell’aprile 2026 a Bangui, la capitale del paese, durante la quale ha intervistato 63 persone. Ha inoltre esaminato sentenze e altri provvedimenti giudiziari, testi normativi, rapporti di organizzazioni internazionali, organizzazioni non governative e finanziatori, studi accademici, dichiarazioni ufficiali e articoli di stampa.
I risultati della ricerca sono stati trasmessi alle autorità centrafricane il 6 ottobre 2026. Al momento della pubblicazione, Amnesty International non aveva ricevuto alcuna risposta.
La Corte penale speciale ha il mandato di indagare e perseguire i crimini di diritto internazionale commessi durante i conflitti nella Repubblica Centrafricana a partire dal 2003.
Si tratta di un tribunale ibrido sostenuto dalle Nazioni Unite, composto da giudici e procuratori centrafricani e stranieri. Il 22 ottobre 2023 ha iniziato il suo secondo mandato quinquennale, che terminerà nell’ottobre 2028.