Criminalizzare la protesta: intervista a Simone Ficicchia

26 Gennaio 2026

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Negli ultimi anni, sempre più attivisti e attiviste per il clima si trovano a dover affrontare misure preventive come i fogli di via, procedimenti giudiziari, multe e campagne diffamatorie per azioni di disobbedienza civile nonviolenta. In Italia, il caso di Ultima Generazione è diventato emblematico di una tendenza più ampia: lo stato risponde alla richiesta di giustizia climatica con strumenti repressivi. Ne parliamo con Simone Ficicchia di Ultima Generazione.

Che cos’è per te la disobbedienza civile e ritieni che sia necessaria oggi, in Italia, per affrontare l’emergenza climatica?

La disobbedienza civile è uno degli strumenti che abbiamo oggi per far riscoprire alle persone, dopo decenni di lobotomizzazione televisiva e non solo, l’enorme potere che hanno di influenzare il mondo in cui vivono attraverso il conflitto nonviolento. Nel caso di Ultima Generazione, il messaggio è che con le piccole azioni quotidiane che il sistema ci propone per essere più “sostenibili” (dal risparmiare acqua all’acquistare vegan o senza plastica, ad esempio) esercitiamo il nostro potere di consumatori e consumatrici, sicuramente rilevante ma ormai insufficiente.

Se, invece (o in aggiunta!), tutto questo diventa una lotta collettiva fatta di pressione politica, boicottaggio, insubordinazione, danneggiamento della macchina economica che ci stritola, allora riusciamo a rimettere al centro il fatto che la crisi climatica è una crisi politica e collettiva e come tale va affrontata, uscendo dall’individualismo in cui siamo schiacciati e schiacciate.

Ritieni che in Italia si stia tentando di scoraggiare la protesta ambientale attraverso il diritto penale?

Sono passati due anni ma io sono ancora sconvolto dal fatto che il 22 gennaio 2024 il parlamento e il governo abbiano approvato una legge apposta per una specifica tipologia di azioni di protesta civile e nonviolenta. Parlo della legge n. 06/2024 (cosiddetta “Ecovandali”) e del fatto che si siano sprecati tempo e risorse pubbliche per “contrastare” poche decine di persone in totale, che avevano fatto proteste nei musei e nei siti turistici principali d’Italia, senza mai danneggiare nulla. La legge nuova in questi anni non ha avuto ancora effetti tangibili a livello di sanzioni, ma ha attivato il noto chilling effect, scoraggiando tantissime persone dal portare avanti quella specifica tipologia di azione di fronte alla possibilità, anche se magari remota, della sanzione amministrativa da 20.000 a 60.000 euro prevista da questo decreto. E lo stesso meccanismo potrebbe verificarsi nei prossimi tempi per quanto riguarda i blocchi stradali (a causa della “norma anti-Ghandi” all’interno del decreto sedicente “sicurezza”).

La nostra risposta, in questi casi, rimane sempre la creatività: col cambiare delle leggi e dell’atteggiamento del governo e delle forze di polizia, le strategie di un movimento possono e devono evolversi.

Un aggiornamento sulla situazione attuale [dati aggiornati al 14 novembre 2025]? Ultima Generazione ha 86 processi in corso, diffusi nei tribunali di tutta Italia, anche se la maggior parte sono aperti a Roma. Nel 2024 abbiamo ricevuto 154 denunce e nel 2025 siamo a 89: altre decine i processi penali, se tutto procede come al solito, si apriranno nei prossimi anni. Le quasi 200 persone coinvolte in queste vicende giudiziarie sono seguite da più di 30 avvocati e avvocate, una parte di loro proveniente direttamente dalla difesa legale del G8 di Genova del 2001. Le vittorie confortano il lungo calvario: finora 51 assoluzioni (di cui una in appello e una in cassazione) a fronte di 12 condanne, molte delle quali lievi e accompagnate dal riconoscimento delle attenuanti per particolare valore morale e sociale.

 

A cura di Laura Renzi, campaigner di Amnesty International Italia

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