Ddl Antisemitismo: mobilitazione permanente verso il 2/10 contro la “norma-bavaglio”

10 Settembre 2026

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Il Comitato promotore chiarisce la linea della mobilitazione: «Rifiutiamo la presenza in piazza di bandiere e simboli di Stati o attori non statali responsabili della violazione del diritto internazionale».

Oltre 300 sigle in piazza in 52 città

Dalle grandi metropoli ai piccoli centri, come Fano nelle Marche, che si è aggiunto nelle ultime ore. Le manifestazioni più grandi a Roma e a Milano. Questo il bilancio, in continuo aggiornamento, della mobilitazione contro il cosiddetto ddl Antisemitismo, ribattezzato dagli organizzatori “anti-dissenso”, in occasione della discussione prevista ieri alla Camera in Commissione Affari Costituzionali e poi slittata e ora in attesa di essere calendarizzata.

A Roma, con la maratona di interventi in piazza Capranica e davanti a Montecitorio, e a Milano, con presìdi molto partecipati in Piazza Duomo e Piazza Mercanti, diventate epicentro della mobilitazione nazionale.

Il Comitato promotore ribadisce con fermezza la natura pienamente democratica della mobilitazione. A tutela dei valori umani e costituzionali a cui si ispira, prende le distanze dall’esposizione in piazza di bandiere e simboli di stati, regimi o attori non statali responsabili di violazioni del diritto internazionale.

«Riteniamo fondamentale che la manifestazione resti uno spazio di libero confronto civile, focalizzato sui diritti e privo di ogni strumentalizzazione».

Una mobilitazione permanente, diffusa e capillare ha attraversato l’Italia per contestare il ddl Antisemitismo. Le realtà promotrici denunciano il carattere liberticida del provvedimento, definito una vera “norma‑bavaglio”. L’introduzione nella legge italiana della definizione IHRA – che in 7 degli 11 esempi esplicativi tende a sovrapporre critica politica e antisemitismo – rischia di trasformare la denuncia delle violazioni dei diritti umani, dell’apartheid in Palestina e del genocidio nella Striscia di Gaza in un presunto atto di odio razziale.

Nel documento unitario si legge: “Si tratterebbe di una norma che amplierebbe forzatamente il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico”.

Gli organizzatori hanno ribadito con forza la loro opposizione a una legge che strumentalizza la tragedia del popolo ebraico per silenziare un’altra tragedia, quella del popolo palestinese, e per oscurare le responsabilità del governo israeliano guidato da Netanyahu, accusato di crimini gravissimi, del genocidio in corso e della strage di oltre trecento operatori dell’informazione a Gaza.

La piazza ha ricordato di aver sempre praticato la lotta all’antisemitismo, combattendo nazismo, fascismo, ogni forma di discriminazione, intolleranza e razzismo. È proprio in nome di questa coerenza – hanno dichiarato – che chiediamo di bloccare un ddl che non combatte l’antisemitismo, ma colpisce la libertà di espressione, di critica, di dissentire e l’informazione libera.

Le organizzazioni e i presidi in tutta Italia

La forza della mobilitazione sta nella pluralità delle voci presenti, che rende evidente la trasversalità della protesta: le grandi organizzazioni sindacali, da CGIL e Cobas alla USB; le reti giovanili e studentesche, dalla Rete degli Studenti Medi a OSA; i gruppi ebraici antirazzisti, da Tikkun al L3A; le principali ONG e associazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International Italia, ANPI, Bds Italia, Rete #NoBavaglio, Save the Children, Greenpeace Italia, Oxfam ed Emergency; i partiti, dal Movimento 5 Stelle, Avs a Potere al Popolo fino a Rifondazione Comunista e Sinistra Anticapitalista e i Giovani Democratici, e ancora le realtà della libertà di stampa e dell’informazione, con la FNSI, le redazioni mobilitate e l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, tra i primi ad aver abbandonato la definizione IHRA; collettivi, comitati territoriali, associazioni culturali, reti civiche e movimenti per la pace e contro il riarmo.

In tutta Italia, dalla Sicilia al Trentino, si sono svolti presìdi: Varese, Vanzago, Fano, Feltre, Lecce, Brescia, Milano, Vergato, Vittorio Veneto, Verona, Genova, Reggio Emilia, Treviso, San Donà di Piave, Pordenone, Cagliari, Monza, Marcon, Mogliano Veneto, Modena, Catania, Rovigo, Merano, Torino, Chieti, Cuneo, Vicenza, Montecchio, Tirano, Bassano del Grappa, Firenze, Brindisi, Grosseto, Castelfranco, Veneto, Pistoia, Cambiano, Palermo, Carloforte, Venezia, Verbania, Savona, Camogli. Le organizzazioni ricordano che esistono già strumenti normativi efficaci contro tutti i crimini d’odio, come la Legge Mancino, e che l’Italia rischierebbe di diventare l’unico dei Paesi europei ad adottare integralmente la definizione IHRA con una legge dello Stato. In alternativa, viene indicata la strada scelta dall’Ordine dei Giornalisti, che ha adottato la Dichiarazione di Gerusalemme, più rispettosa della libertà di critica e dei diritti umani.

La mobilitazione del 9 settembre rappresenta un passaggio cruciale: una pressione pubblica sul Parlamento per fermare una norma giudicata liberticida e per difendere libertà di parola, ricerca, informazione e denuncia dei crimini di guerra.

Le organizzazioni annunciano che la protesta non si fermerà: presìdi permanenti accompagneranno il percorso parlamentare del ddl fino alla votazione del prossimo 2 ottobre, e anche oltre se necessario, quando è previsto l’arrivo del provvedimento in aula alla Camera.

 

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MAPPA DEI PRESIDI IN ITALIA CON ELENCO DELLE PIAZZE (in aggiornamento)

ELENCO ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (In aggiornamento)