Direttiva anti-SLAPP: oggi il termine Ue per recepirla

7 Maggio 2026

Pop Andreea's Image / Canva Pro

Tempo di lettura stimato: 8'

CASE Italia scrive a Nordio e Sisto: “Una trasposizione minimale equivale a non recepire”

Scade oggi il termine per recepire nell’ordinamento italiano la Direttiva (Ue) 2024/1069, conosciuta come Legge Daphne, in memoria della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia. Nel giorno della scadenza, CASE Italia – il gruppo di lavoro nazionale che riunisce 17 organizzazioni della società civile contro le SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation, le azioni legali vessatorie note come “querele bavaglio”) – ha indirizzato una lettera aperta al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al viceministro Francesco Paolo Sisto, chiedendo che il governo proceda a una trasposizione “completa ed estesa anche ai casi nazionali”, in linea con le Raccomandazioni della Commissione europea (2022/758) e del Consiglio d’Europa (CM/Rec(2024)2).

Secondo CASE, l’attuale orientamento del governo, che appare intenzionato a limitare il recepimento ai soli procedimenti civili con implicazioni transfrontaliere, equivarrebbe a un adempimento puramente formale. L’Esecutivo ha avuto due anni per costruire una legge che protegga davvero le persone giornaliste, attiviste e i cittadini e le cittadine critici. Una trasposizione minimale della Direttiva, limitata ai casi transfrontalieri, lascerebbe oltre il 90 per cento dei bersagli italiani di SLAPP esattamente dove sono oggi: senza tutele.

L’Italia è da due anni il paese europeo con più SLAPP censite

I dati raccolti dalla coalizione confermano per il secondo anno consecutivo l’Italia come il paese europeo con il maggior numero di SLAPP censite: 26 casi nel 2023 e 21 casi nel 2024. I dati del consorzio Media Freedom Rapid Response restituiscono un quadro analogo: nei sei anni di monitoraggio sono state registrate 112 allerte legali in Italia, di cui il 33 per cento per diffamazione, il 28,6 per cento sotto forma di minaccia di azione legale e il 13,4 per cento in sede civile. Nel 44,6 per cento dei casi le iniziative risultano promosse da attori politici.

Casi concreti

Numerosi casi concreti che coinvolgono enti a partecipazione statale e membri dell’attuale governo presentano caratteristiche tipiche delle SLAPP; tra questi:

  • la causa civile per diffamazione avviate da ENI nei confronti di Greenpeace Italia e ReCommon, in risposta alla causa civile “La Giusta Causa” sulla responsabilità climatica della multinazionale a partecipazione statale;
  • la querela per diffamazione aggravata promossa dal Vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini contro lo scrittore Roberto Saviano, dalla quale Saviano è stato assolto il 16 aprile 2026;
  • la querela per diffamazione aggravata promossa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nei confronti del comico Daniele Fabbri, processo ancora in corso;
  • la causa civile per oltre cinque milioni di euro promossa dall’allora Ministra del Turismo Daniela Santanchè contro L’Espresso per un’inchiesta giornalistica sulla sua attività imprenditoriale.

Questa tendenza si pone in contrasto anche con l’interpretazione consolidata dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, secondo la quale chi ricopre ruoli pubblici è tenuto a tollerare un livello più elevato di critica e scrutinio.

“Il fenomeno SLAPP in Italia è diventato un automatismo dell’elite politica ed economica che mira a mettere a tacere le critiche provenienti dal settore del giornalismo d’inchiesta, dell’attivismo e persino della satira. A dimostrazione del fatto che in Italia nemmeno quest’ultima sia al riparo dal bullismo legale dei potenti è il caso del comico Daniele Fabbri, querelato dalla premier Meloni per diffamazione per averla chiamata “puzzona”. Grave che a fronte della diffusione del fenomeno nel paese, la trasposizione della Direttiva Ue non figuri tra le priorità dell’agenda del governo, che ad oggi non ha intrapreso nessun passo per il recepimento”, ha dichiarato Sielke Kelner, portavoce di CASE Italia e ricercatrice di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa.

“Quando esponenti delle istituzioni e grandi aziende ricorrono al giudice civile o penale per rispondere a una critica, una battuta, un’inchiesta o una causa per la giustizia climatica, la conseguenza è che la prossima persona ci penserà due volte prima di parlare. È esattamente questo il danno strutturale che la Direttiva europea chiede agli stati membri di prevenire”, ha aggiunto Kelner.

Le richieste della coalizione

Nella lettera aperta CASE Italia chiede al governo di non limitarsi al perimetro minimo della Direttiva, seguendo l’esempio di Belgio e Romania di:

  • estendere le garanzie procedurali a tutti i casi di SLAPP e a tutti i procedimenti (civili, penali e amministrativi) indipendentemente dalla natura transfrontaliera o domestica della controversia;
  • introdurre un meccanismo di archiviazione anticipata di tutti i casi di SLAPP, in linea con gli articoli 11-12 della Direttiva;
  • istituire un limite massimo all’entità delle richieste economiche di risarcimento del danno;
  • prevedere il risarcimento dei danni materiali e immateriali per i bersagli di SLAPP;
  • definire sanzioni efficaci e proporzionate per scoraggiare gli autori seriali di azioni temerarie;
  • collocare l’onere della prova in capo al ricorrente, non sul bersaglio dell’azione.

Nel marzo 2026 il Parlamento italiano ha approvato la Legge n. 36/2026 (di delegazione europea 2025), che delega al governo l’adozione di uno o più decreti legislativi per recepire la Direttiva 2024/1069. La formulazione adottata richiama la sola dimensione transfrontaliera, lasciando indeterminata l’estensione delle tutele ai procedimenti interamente nazionali; proprio quelli, va ricordato, in cui ricade la quasi totalità delle SLAPP italiane.

CASE Italia rinnova la disponibilità a contribuire al processo di trasposizione con l’expertise legale e il monitoraggio già attivi a livello nazionale ed europeo: chiede al governo di aprire un tavolo tecnico con la società civile prima dell’adozione del decreto legislativo, e la trasmissione del testo alle Camere con tempi congrui per un esame parlamentare significativo. Non si tratta di fare un favore alla società civile, ma di non disertare uno standard europeo che essa stessa, in sede Ue, ha contribuito a costruire.

Ulteriori informazioni

CASE Italia è il gruppo di lavoro nazionale della Coalition Against SLAPPs in Europe (CASE), coalizione di oltre 120 organizzazioni non governative europee fondata su impulso della Daphne Caruana Galizia Foundation. CASE Italia è coordinato da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa e riunisce: Amnesty International Italia, ARTICLE 19 Europe, Articolo 21, Certi Diritti, Environmental Paper Network, FADA Collective, Giulia Giornaliste, Greenpeace Italia, IrpiMedia, Meglio Legale, OBC Transeuropa, ReCommon, Rete No Bavaglio, STRALI, The Good Lobby Italia, Transparency International Italia, Wikimedia Italia.