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Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri, 11 febbraio 2026, il disegno di legge recante Disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché disposizioni per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2024. Da un lato ha recepito appunto le misure contenute nel Patto, che entreranno in vigore a giugno, e dall’altro ha inasprito prassi e normative nazionali, introducendo una stretta ulteriore, e ancora una volta securitaria, sul piano delle politiche migratorie.
Blocco navale, restrizioni sull’accoglienza e sui ricongiungimenti familiari, procedure di rimpatrio accelerate che permettono l’allontanamento immediato di persone proveniente dai “paesi sicuri”: queste alcune delle norme contenute nello schema del ddl. Proprio il 10 febbraio l’Unione europea, ha adottato norme che elencano tra questi “paesi di origine sicuri” anche stati come Tunisia, Egitto, dove richiedenti asilo sono a rischio di refoulement e dove sussistono gravi violazioni dei diritti.
“È un impianto punitivo quello messo in piedi dal governo, in cui l’immigrazione è ancora considerato non un fenomeno da gestire, ma una minaccia alla sicurezza nazionale. Il tutto, si pone in contrasto con gli obblighi di diritto internazionale, come quelli sul soccorso in mare o sull’accesso ad un esame individuale delle domande d’asilo”, Serena Chiodo – Ufficio campagne di Amnesty International Italia.