Ecuador: il ruolo degli Usa nell’attacco al peschereccio “Fiorella”

21 Luglio 2026

Billy Navarrete/CDH Guayaquil

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Il 20 gennaio 2026 il peschereccio “Fiorella” è scomparso in acque internazionali, sette giorni dopo essere salpato dal porto ecuadoriano di Jaramijó. Da allora, di otto dei dieci membri dell’equipaggio non si è più saputo nulla. I loro nomi: Gabriel Aladino Mero Delgado, Jefferson Ariel Mero Cueva, Bryan Alfredo Arcentales Mero, Juan Alfredo Arcentales Anchundia, Joel Steven Valencia Mero, José Norberto Mero Quijije, Juan Carlos Valencia Mero e Carlos Adrián Mendoza Macías.

Amnesty International ha indagato sulle voci che hanno chiamato in causa anche in questo caso gli Usa, i cui oltre 60 attacchi a imbarcazioni negli ultimi dieci mesi, nell’ambito dell’operazione “Arpione meridionale”, asseritamente per contrastare il traffico di stupefacenti, hanno causato oltre 200 morti.

L’Evidence Lab dell’organizzazione per i diritti umani ha ricostruito la rotta della “Fiorella”, grazie anche ai dati della Global Fishing Watch platform, ha incontrato i parenti degli otto marinai scomparsi e varie autorità e ha analizzato documenti della Marina dell’Ecuador.

Global Fishing Watch

La rotta seguita dalla “Fiorella” dal 13 al 20 gennaio 2026

Poco dopo aver lasciato il porto di Jaramijó, la notte del 13 gennaio, la “Fiorella” ha perso la connessione Internet. Il capitano Juan Carlos Valencia Mero ha mantenuto aperte le comunicazioni coi proprietari del peschereccio e con la famiglia grazie alla sua apparecchiatura satellitare.

Alle 13 del 15 gennaio la “Fiorella” è entrata nel corridoio marittimo di acque internazionali che si trovano tra la Zona economica esclusiva dell’Ecuador e quella che circonda le isole Galapagos, che appartengono all’Ecuador, è entrata in quest’ultima alle 18 del giorno successivo per tornare in acque internazionali alle 17 del 19 gennaio.

A partire dal quarto giorno di navigazione, dunque dal 17 gennaio, il capitano Juan Carlos Valencia Mero ha iniziato a inviare messaggi preoccupati ai familiari, segnalando che la “Fiorella” era sorvegliata da altre imbarcazioni e da aerei e droni con insegne statunitensi. Due dei sopravvissuti avrebbero poi dichiarato di aver visto navi, droni e aerei per volo a bassa quota “con un simbolo azzurro simile a quello della Nasa”.

Nelle prime ore del 20 gennaio due piccole barche con due marinai a bordo ciascuna hanno lasciato la “Fiorella” per gettare in mare, come di consueto, chilometri di rete con ami dotati di esca. Alle 13 i pescatori di una delle due barche hanno sentito dalla radio di bordo richieste di soccorso. Poi le comunicazioni si sono interrotte.

L’equipaggio di una delle due barche, la “Primer Mandamiento”, ha dichiarato alle autorità marittime ecuadoriane di aver visto un pinnacolo di fumo provenire dalla direzione della “Fiorella”. I due uomini a bordo, soccorsi successivamente da un altro peschereccio, sono gli unici superstiti. Anche degli uomini a bordo della seconda barca, oltre che di quelli rimasti sulla “Fiorella”, non si è più saputo nulla.

L’ultimo segnale inviato dalla “Fiorella” risale alle 13.06, quando il peschereccio si trovava nel corridoio di acque internazionali tra le due zone economiche esclusive.

I sospetti dei familiari e i dubbi sull’operato delle autorità dell’Ecuador

I familiari dell’equipaggio della “Fiorella”, mai tornato a terra, sospettano che gli otto uomini siano stati arrestati a bordo e trasferiti in un altro stato, come successo agli equipaggi della “Negra Francisca Duarte II” e del “Don Maca”, altre due navi da pesca salpate da un porto vicino a Jaramijó con rispettivamente 16 e 20 uomini a bordo, colpite da droni presumibilmente statunitensi. I 36 uomini sono stati consegnati alle autorità di El Salvador per poi essere fatti tornare in Ecuador.

Questi sospetti paiono fondati, se è vero che il Comitato delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate ha emesso un’azione urgente in favore degli otto pescatori della “Fiorella”, chiedendo alle autorità dell’Ecuador di rintracciarli immediatamente e di indagare su quanto loro accaduto.

Le autorità portuali di Jaramijó hanno dichiarato di essersi attivate ma lo stesso ministero della Difesa ha ammesso che solo il 22 gennaio “il centro di coordinamento del soccorso marittimo ha ricevuto un allerta di emergenza”. Il piano di ricerca e soccorso in mare è scattato solo il 24 gennaio, apparentemente senza esito. Il 26 gennaio i proprietari della “Fiorella”, a proprie spese, hanno inviato nella zona un altro peschereccio per cercare un eventuale relitto ma è stata trovata solo la rete.

Ai familiari che gli hanno chiesto notizie dei propri cari, il comandante dell’autorità portuale di Jaramijó ha risposto di smetterla di cercarli, che erano morti e che dovevano “accettare le conseguenze”, insinuando così che i pescatori fossero in realtà trasportatori di droga.

La procura della città di Manta ha aperto un’indagine per scomparsa involontaria ma Amnesty International, nel corso di una visita nel mese di giugno, ha potuto verificarne l’inefficacia: a cinque mesi di distanza, la procura non aveva neanche inviato una richiesta ufficiale di informazioni alle autorità statunitensi. Come se non bastasse, la procuratrice incaricata dell’indagine, Gloria Alexandra Bravo, è stata assassinata il 14 giugno dalla criminalità organizzata.

In sintesi, un peschereccio è svanito nel nulla e nessuno si è preoccupato di accertare come sia successo e cosa ne sia stato delle persone che erano a bordo.

Le richieste di Amnesty International alle autorità statunitensi

Sin dal primo attacco navale degli Usa in acque internazionali, risalente al 2 settembre 2025, Amnesty International ha parlato di esecuzioni extragiudiziali: uccisioni intenzionali e illegali secondo il diritto internazionale. C’è il rischio che gli otto membri dell’equipaggio della “Fiorella” abbiano fatto la stessa fine.

Nonostante le richieste rivolte al Comando meridionale e un incontro avuto all’ambasciata in Ecuador, le autorità statunitensi non hanno confermato né smentito di essere responsabili di tali attacchi. Nessuna risposta è stata fornita neanche ai deputati di commissioni del Congresso, che si sono rivolti al dipartimento di Stato e a quelli della Difesa e della Sicurezza interna così come alla Guardia costiera.

A differenza dei precedenti attacchi, oltre 60, né il presidente Trump né il Comando meridionale hanno fatto dichiarazioni riguardanti la “Fiorella”. Nenche gli attacchi contro la “Negra Francisca Duarte II” e il “Don Maca” sono stati ufficialmente ammessi, sebbene i sopravvissuti dei due equipaggi avessero dichiarato che le due imbarcazioni erano state colpite e affondate da due veicoli aerei privi di guida con insegne attribuite agli Usa.

Amnesty International continua a chiedere al dipartimento della Giustizia e alla procura militare degli Usa di indagare per stabilire ogni possibile responsabilità penale riguardo a questi attacchi e al Congresso di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta.