Fermiamo Big Tech

28 Agosto 2025

© Jaap Arriens/NurPhoto

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Amnesty International ha diffuso oggi una ricerca intitolata Fermiamo Big Tech per chiedere ai governi di tenere a freno il potere delle grandi cinque aziende  di “Big Tech” – Alphabet (Google), Meta, Microsoft, Amazon e Apple – in modo da garantire il rispetto dei diritti umani.

È la prima volta che Amnesty International pubblica una ricerca del genere, allo scopo di mettere in evidenza come gli stati debbano urgentemente affrontare il problema della mancanza di controlli sul potere di queste aziende tecnologiche.

Le cinque aziende hanno una straordinaria influenza su infrastrutture, servizi e norme che regolano la vita online delle persone e dominano settori-chiave di Internet: dai motori di ricerca ai social media, dai negozi virtuali di app all’informatica su cloud. I loro poteri, ampiamente privi di controllo, pongono gravi rischi a vari diritti: alla privacy, alla non discriminazione, alla libertà di opinione e all’accesso alle informazioni.

La ricerca di Amnesty International spiega come le aziende di “Big Tech” abbiano costruito il loro potere, come lo mantengano e come si stiano organizzando per consolidarlo ulteriormente nell’ambito del settore, in via di espansione, dell’intelligenza artificiale.

“Queste poche aziende si comportano come padroni di casa che determinano la le nostre interazioni online”, ha dichiarato Hannah Storey, consulente di Amnesty International su tecnologia e diritti umani.

“Occuparsi di questa forma di dominio è fondamentale, non solo dal punto di vista dell’equità del mercato ma anche come urgente questione di diritti umani. Fermare queste oligarchie tecnologiche contribuirà a creare un ambiente online equo e corretto. Non farlo potrà avere gravi conseguenze offline, come le nostre ricerche sul ruolo di Facebook nella guerra del Tigrè in Etiopia e nella pulizia etnica dei rohingya in Myanmar hanno già dimostrato”, ha aggiunto Storey.

In molti stati, queste piattaforme sono diventate così parte della vita quotidiana che una significativa presenza delle persone nella società dipende dall’uso dei loro servizi. Ne deriva un enorme potere di influenzare le narrazioni pubbliche e controllare il flusso delle informazioni.

Casi documentati di rimozione dei contenuti, procedure di moderazione incoerenti e algoritmi basati su pregiudizi evidenziano i pericoli derivanti dal permettere a una manciata di aziende di dominare la sfera digitale pubblica.

Ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani, gli stati hanno l’obbligo di rispettare, proteggere e realizzare i diritti umani anche attraverso forme di regolamentazione e ulteriori misure per tenere a freno il potere delle aziende.

Gli organismi di controllo e i gruppi della società civile stanno facendo vari tentativi per affrontare il problema. Attraverso la sua ricerca, realizzata con un approccio basato sui diritti umani rispetto a quelli della concorrenza e del mercato, Amnesty International intende sostenere quei tentativi.

Gli stati e le autorità che si occupano di concorrenza dovrebbero usare le leggi che di ciò si occupano come strumenti in favore dei diritti umani: dovrebbero indagare e sanzionare comportamenti contrari alla concorrenza che danneggiano i diritti umani, impedire che le autorità di regolamentazione agiscano in favore del soggetto regolato e prevenire la formazione di pericolosi monopoli.

La ricerca di Amnesty International raccomanda l’adozione di una serie di misure, tra le quali: indagare sui danni arrecati da “Big Tech” ai diritti umani collegati a pratiche anti-concorrenza; chiudere le aziende i cui poteri monopolistici abbiano causato danni ai diritti umani; occuparsi a fondo del settore in fase di espansione dell’intelligenza artificiale e degli impatti derivanti da pratiche anti-concorrenza; bloccare fusioni e acquisizioni che rischino di causare danno ai diritti umani; e integrare aspetti legati ai diritti umani nelle indagini e nelle decisioni in tema di anti-concorrenza.