Forze di sicurezza in Libano: il nuovo governo deve porre un freno e indagare sulle violazioni - Amnesty International Italia

Forze di sicurezza in Libano: il nuovo governo deve porre un freno e indagare sulle violazioni

23 Gennaio 2020

Tempo di lettura stimato: 5'

Almeno 409 manifestanti feriti a Beirut, in Libano, il 18 e il 19 gennaio negli scontri con le forze di sicurezza. Alcuni di loro hanno riportato gravi ferite alla testa, al volto, al mento e alla bocca. Si è trattato di uno dei fine settimana più violenti dall’inizio delle proteste.

Per evitare che ciò accada di nuovo, in vista del probabile proseguimento delle proteste nelle prossime settimane, il nuovo governo libanese deve con urgenza porre un freno alle forze di sicurezza e avviare indagini sull’uso eccessivo e illegale della forza, i pestaggi, le minacce di stupro e gli arresti arbitrari.

I nostri ricercatori hanno intervistato 13 testimoni oculari, tra i quali due medici, esaminato decine di immagini e video a sostegno delle conclusioni tratte dalle testimonianze e verificato le dichiarazioni ufficiali relative a questi eventi.

Le prove raccolte dimostrano che le squadre antisommossa delle Forze di sicurezza interna hanno utilizzato in maniera illegale proiettili di gomma da distanza ravvicinata, oltre a idranti, gas lacrimogeni e manganelli, per tentare disperdere i manifestanti nelle proteste di Beirut sabato e domenica.

La polizia ha effettuato arresti arbitrari di decine di manifestanti e almeno due donne ci hanno riferito minacce di stupro da parte di alcuni poliziotti. La Croce rossa libanese ha dato notizia di almeno 409 manifestanti feriti durante le due notti di scontro con la polizia antisommossa.

Il livello di violenza da parte della polizia che abbiamo documentato sabato e domenica non ha precedenti e indica un evidente aumento da parte delle autorità. Durante le due più violente notti dall’inizio delle proteste in Libano, iniziate quasi 100 giorni fa, le forze di sicurezza hanno sparato proiettili di gomma mirando alla parte superiore del corpo dei manifestanti, hanno lanciato gas lacrimogeni e attaccato i manifestanti con idranti da distanza ravvicinata, cosa che avrebbe senza dubbio provocato loro delle lesioni“, ha dichiarato in una nota stampa Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per Medio Oriente e l’Africa del Nord.

Il neo ministro dell’Interno deve immediatamente mettere a freno le Forze di sicurezza interna e ordinare loro di rispettare gli standard internazionali e il diritto di riunione. Atti di violenza da parte di una minoranza dei manifestanti non giustificano una dispersione violenta e dovrebbero essere gestiti in maniera mirata. Le autorità giudiziarie adesso hanno l’importantissimo compito di svolgere delle indagini in merito a quanto accaduto nel fine settimana per offrire una riparazione alle vittime e inviare un forte segnale che questa violenza non sarà tollerata“, ha aggiunto Morayef.

Nel fine settimana, il direttore generale delle Forze di sicurezza interne Emad Othman e il ministro dell’Interno ad interim Raya Haffar al-Hassan hanno dichiarato che l’uso della forza è avvenuto in risposta agli atti di “violenza e vandalismo di manifestanti non pacifici” nei confronti degli agenti delle Forze di sicurezza interna e contro proprietà pubbliche e private. Hanno detto che 142 agenti sono rimasti feriti durante questi atti nella notte del 18 gennaio, tra cui sette ufficiali, e tre hanno riportato gravi ferite. Durante le proteste avvenute il sabato, il ministro al-Hassan ha emesso una dichiarazione in cui chiedeva ai “manifestanti pacifici” di abbandonare la piazza luogo delle proteste per “evitare di rimanere feriti“.

Secondo testimoni oculari e sulla base dei video diffusi in rete, alcune decine di dimostranti hanno lanciato pietre, petardi, segnali stradali e piante per alberature stradali in direzione della polizia antisommossa, con lo scopo di attraversare le barricate e raggiungere un punto più vicino al parlamento. Tuttavia, come chiarito dal Relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti alla libertà di riunione e associazione, il fatto che una minoranza di manifestanti abbia intrapreso atti individuali di violenza non rende l’intera protesta non pacifica o ne giustifica la sua dispersione con la forza.

Il 18 gennaio, la Croce rossa libanese ha fornito assistenza medica a 140 dimostranti in strada e ha riferito che altre 169 sono state trasferite in ospedale per, fra le altre cose, asfissia, gravi ferite e fratture agli arti. Il giorno successivo, la Croce rossa ha riferito il ferimento di altri 100 dimostranti.

Violazioni delle forze di sicurezza in Libano: chiediamo indagini imparziali

Livelli così preoccupanti di violenza da parte delle forze di sicurezza, principalmente da parte della polizia antisommossa, devono essere fermati immediatamente attraverso un chiaro e preciso ordine e i responsabili devono essere chiamati a risponderne senza ritardi, per garantire un’efficace riparazione alle vittime. In mancanza di un’indagine immediata, completa, indipendente, trasparente e imparziale sulle violenze dello scorso fine settimana, quello che abbiamo visto continuerà ad accadere ed esacerberà una situazione politica già incerta“, ha concluso Heba Morayef.

Il 21 gennaio 2020, Marta Hurtado, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso le proprie preoccupazioni sul crescente numero di scontri violenti in Libano negli ultimi giorni e ha chiesto alle autorità di condurre indagini immediate, complete, indipendenti, trasparenti e imparziali sulle accuse di violenza da parte della polizia.