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Il 26 febbraio 2026 un tribunale di Atene ha giudicato quattro imputati colpevoli di accesso illegale a sistemi di comunicazione e informazioni di natura privata e, di conseguenza, di aver violato le leggi della Grecia sulla protezione dei dati e sulla privacy.
La sentenza costituisce l’esito giudiziario del cosiddetto scandalo “Predatorgate”, scoppiato nel marzo 2022 quando il giornalista Thanasis Koukakis scoprì che il suo telefono cellulare era stato infettato dallo spyware Predator, prodotto dall’azienda Intellexa, e che era spiato dai servizi d’intelligence greci.
Quattro mesi dopo fece la stessa scoperta Nikos Androulakis, parlamentare europeo e leader del partito di opposizione Pasok-Kinal. Nel 2024 la Corte suprema stabilì l’estraneità dei servizi d’intelligence e di funzionari governativi alla sorveglianza illegale, ma le indagini su impulso della procura di Atene andarono avanti.
I quattro imputati – Tal Dilian, ex funzionario dell’intelligence israeliana e fondatore di Intellexa; Sara Hamou, partner in affari di Dilian; Felix Bitzios, già vice-amministratore di Intellexa; e Yiannis Lavranos, proprietario dell’azienda Kriel che si ritiene abbia acquistato lo spyware Predator – sono stati condannati ciascuno a 126 anni e otto mesi di carcere. Per la natura dei reati commessi la pena effettiva sarà di otto anni. Le sentenze sono state comunque sospese in attesa del processo d’appello.
Nondimeno, Amnesty International ha giudicato la sentenza di enorme importanza per quanto riguarda l’uso illegale degli strumenti di sorveglianza.
Resta sempre da chiarire il ruolo del governo greco, che ha sempre negato di aver acquistato o usato il software Predator.
I prodotti di Intellexa vengono sempre più usati a livello globale per attaccare esponenti della politica e persone che fanno giornalismo, ricerca e attivismo.