‘Guerra al terrore’: dopo il rapporto del Senato Usa, i governi europei devono agire

19 Gennaio 2015

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A seguito del rapporto reso parzialmente pubblico dal Senato Usa il 9 dicembre 2014, Amnesty International ha chiesto oggi ai governi europei che cooperarono al programma di detenzioni segrete, interrogatori e torture della Cia nell’ambito della ‘guerra al terrore’ degli Usa, di agire con urgenza per portare i responsabili di violazioni dei diritti umani di fronte alla giustizia.

Nel documento diffuso oggi e intitolato ‘Complici in un reato‘, Amnesty International descrive le informazioni pubbliche disponibili riguardanti la possibile presenza di centri segreti di detenzione della Cia in Lituania, Polonia e Romania e indica altri governi che avrebbero colluso con la Cia (tra cui Germania, l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia e il Regno Unito), in alcuni casi in cambio di milioni di dollari. Il documento di Amnesty International evidenzia inoltre la resistenza da parte di questi governi a svolgere indagini approfondite ed efficaci.

Senza l’aiuto europeo, gli Usa non sarebbero stati in grado di portare avanti detenzioni segrete e torture per così tanti anni. Il rapporto del Senato ha detto in modo più che evidente che i governi stranieri sono stati determinanti per il ‘successo’ delle operazioni della Cia. Le prove raccolte in quasi 10 anni puntano il dito su alleati-chiave degli Usa in Europa‘ – ha dichiarato Julia Hall, esperta di Amnesty International su antiterrorismo e diritti umani. ‘Il tempo delle smentite e degli insabbiamenti è finito. I governi non possono più appellarsi a vaghi ‘motivi di sicurezza’ e al segreto di stato per nascondere la verità sul ruolo che hanno avuto nelle sparizioni e nelle torture. È tempo che ci sia giustizia per coloro che hanno subito quei trattamenti orribili – come il waterboarding, gli abusi sessuali e le finte esecuzioni – che hanno caratterizzato le illegali operazioni antiterrorismo‘ – ha aggiunto Hall. ‘L’impressionante allontanamento degli Usa dallo stato di diritto dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 è un monito per tutti i governi che devono affrontare crimini del genere. Fare a meno dei diritti umani e delle libertà civili è moralmente e legalmente sbagliato, rende nemiche determinate comunità e manda un pericolo segnale ad altri governi inclini a violare i diritti umani con la scusa della ‘sicurezza nazionale” – ha proseguito Hall. ‘Tutte le leggi, le politiche e le prassi devono rispettare i diritti umani e la dignità di ogni persona. È un principio particolarmente importante in un momento delicato in Europa, all’indomani degli orribili attacchi di Parigi‘ – ha commentato Hall.

Il rapporto del Senato Usa ha dato luogo a una serie di reazioni da parte di rappresentanti ed ex rappresentanti europei, tra cui anche importanti ammissioni sul coinvolgimento nelle operazioni della Cia. Il rapporto non nomina esplicitamente paesi europei ma informazioni sia di fonte pubblica che fornite ad Amnesty International stabiliscono una relazione chiara e spesso precisa tra i contenuti del rapporto e i dettagli sulle detenzioni segrete e sulle torture portate avanti dagli Usa con l’aiuto di governi stranieri.

Polonia
Dopo la diffusione del rapporto del Senato Usa, due ex funzionari hanno finalmente ammesso che la Polonia ospitò un centro segreto di detenzione della Cia. Il rapporto del Senato Usa lo chiama ‘Centro di detenzione blu’. L’ammissione fa seguito a due sentenze della Corte europea dei diritti umani che, nel luglio 2014, ha ritenuto la Polonia complice nel programma di detenzioni segrete e di rendition degli Usa. Le tecniche d’interrogatorio subite da uno o da entrambi i ricorrenti hanno compreso il waterboarding, le finte esecuzioni con una pistola scarica, l’accensione di un trapano vicino alla testa, le minacce di violenza sessuale contro la madre e altre cosiddette ‘tecniche rinforzate d’interrogatorio’. L’indagine avviata in Polonia nel 2008 è stata sottoposta a ripetuti ritardi e risulta ancora in corso. Un funzionario polacco ha dichiarato ad Amnesty International che il governo Usa ha ignorato varie richieste d’informazioni presentate dagli inquirenti.

Romania
Dopo anni di smentite, l’ex capo dei servizi d’intelligence e all’epoca consulente del presidente in materia di sicurezza nazionale ha recentemente ammesso che i servizi romeni avevano permesso agli Usa di aprire uno o due centri di detenzione. Egli ha collegato la cooperazione alla richiesta di adesione alla Nato. Il rapporto del Senato Usa fa riferimento a un ‘Centro di detenzione nero’, che secondo molte informazioni dovrebbe corrispondere a quello diretto dalla Cia in Romania. È stato riportato che il governo di Bucarest ha ricevuto milioni di dollari dagli Usa. Le autorità romene hanno annunciato di aver lanciato un’inchiesta e hanno chiesto la versione integrale e senza revisioni del rapporto del Senato Usa.

Lituania
Dopo la presentazione del rapporto del Senato Usa, un importante parlamentare che in precedenza si era interessato alle denunce sulla presenza di un centro segreto di detenzione ha ammesso che le informazioni contenute nel documento statunitense indicano che la Lituania ha ospitato detenuti stranieri. Il rapporto del Senato Usa fa riferimento a un ‘Centro di detenzione viola’, che secondo fonti pubbliche corrisponde a quello lituano. Un gruppo di parlamentari ha presentato una mozione chiedendo l’istituzione di una nuova commissione d’inchiesta sul coinvolgimento del paese nei programmi di detenzioni segrete della Cia.

Regno Unito
Il Regno Unito è stato senza dubbio il più importante alleato nelle operazioni globali antiterrorismo della Cia. Il rapporto del Senato Usa contiene un riferimento al possibile coinvolgimento nella tortura dell’ex detenuto di Guantánamo Bay Binyam Mohamed. È stato riferito che il governo di Londra ha tentato in tutti i modi di far togliere dal rapporto del Senato Usa qualsiasi riferimento che avrebbe potuto coinvolgere il Regno Unito. Il rapporto non afferma che Diego García (territorio britannico nell’Oceano indiano) sia stato usato come punto di transito o centro di detenzione nel contesto delle rendition, ma Amnesty International chiede da tempo trasparenza su questo aspetto sia al governo britannico che a quello statunitense. Il primo ministro David Cameron ha dichiarato che il governo britannico sta indagando sul possibile coinvolgimento di suoi funzionari nella tortura e nei maltrattamenti di detenuti stranieri all’estero, spesso in collusione con gli Usa, ma Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani hanno obiettato che l’attuale indagine del Comitato parlamentare su intelligence e sicurezza non è indipendente e sarà pregiudicata dalla completa discrezionalità che il governo mantiene nel non mettere a disposizione informazioni per motivi di sicurezza nazionale.

FINE DEL COMUNICATO                     Roma, 20 gennaio 2015

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