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Dallo scorso settembre, la Commissione affari costituzionali del senato si sta occupando di diversi disegni di legge (ddl) volti a rafforzare l’azione di contrasto agli atti di antisemitismo. Sin da subito, abbiamo sollevato importanti criticità rispetto ai molti ddl che in vari ambiti legherebbero l’azione di contrasto all’antisemitismo alla definizione operativa elaborata nel 2016 dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra), un’organizzazione intergovernativa composta da 35 stati membri con il compito di “rafforzare, promuovere e diffondere l’educazione, la ricerca e la memoria sull’Olocausto”. Quest’ultima, infatti, prevede alcuni esempi che in larga parte confondono antisemitismo e critiche al governo israeliano.
Le nostre preoccupazioni non sono infondate. Nel corso degli anni, la definizione dell’Ihra e i suoi esempi sono stati ripetutamente strumentalizzati dalle autorità di diversi paesi per sopprimere le critiche alle politiche dello stato israeliano. Nel Regno Unito, ad esempio, hanno avuto come conseguenza l’annullamento di diversi eventi nelle università, un maggiore controllo sui gruppi studenteschi ed episodi di autocensura da parte di docenti per timore di denunce infondate. In Germania, il parlamento ha deciso che la definizione dell’Ihra dovesse guidare le decisioni sull’accesso alle sovvenzioni pubbliche per la cultura e la scienza. In molti paesi, inclusa l’Italia, le azioni di movimenti internazionali come Bds (Boycott, divestment and sanctions), che invoca il boicottaggio di beni israeliani, vengono fatte ricadere nell’antisemitismo, nonostante tali campagne non si fondino sull’odio razziale, ma contestino l’occupazione militare, l’apartheid e gli insediamenti illegali israeliani nella Cisgiordania occupata.
Qualora la definizione dell’Ihra dovesse essere adottata nell’ordinamento giuridico italiano, anche Amnesty International rischierebbe di subire conseguenze legali. Infatti, sulla base degli esempi della definizione Ihra, sono stati descritti come espressione dell’antisemitismo contemporaneo anche le indagini che denunciano i crimini di apartheid commessi da Israele nei confronti della popolazione palestinese, incluso il rapporto del 2022 di Amnesty International. Più recentemente, sono state definite come espressione di odio antiebraico le accuse rivolte a Israele di genocidio e classificate come antisemite ampie forme di mobilitazione della società civile contro la campagna genocidaria israeliana a Gaza.
Come evidenziato anche da autorevoli studi e pareri legali, è indubbio che l’adozione di tale definizione non solo violerebbe principi tutelati dalla nostra costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti umani, come il diritto d’espressione, associazione e riunione, la libertà accademica e di insegnamento; ma etichettando come antisemite specifiche attività di ricerca e advocacy basate sul diritto internazionale dei diritti umani, costituirebbe anche uno strumento per reprimere gli sforzi della società civile per perseguire la giustizia.
A cura di Anneliese Baldaccini, responsabile relazioni con le istituzioni