Tempo di lettura stimato: 8'
Amnesty International ha chiesto ai parlamentari della Knesset di votare contro una serie di proposte di legge contenenti controversi emendamenti che permetterebbero ai tribunali israeliani di espandere l’uso della pena di morte mediante un’applicazione arbitraria nei confronti delle persone palestinesi.
La richiesta è stata fatta alla vigilia del voto, all’interno della Commissione per la sicurezza nazionale della Knesset, di uno dei principali disegni di legge.
Secondo le proposte presentate, la pena di morte verrebbe applicata nei confronti di persone giudicate colpevoli di omicidio intenzionale con la finalità di recare danno a un cittadino o a un residente israeliano o contro persone giudicate colpevoli dai tribunali militari di omicidio in circostanze definite dalle leggi israeliane “atti di terrorismo”, una disposizione che riguarderebbe in primo luogo imputati palestinesi. In alcuni casi, la pena di morte verrebbe imposta obbligatoriamente senza possibilità di ricorrere in appello.
Una delle proposte di legge, approvata in prima lettura alla Knesset nel novembre del 2025, intende modificare tanto le leggi militari applicabili nella Cisgiordania occupata compresa Gerusalemme Est, quanto le leggi applicabili in Israele e nella stessa Gerusalemme Est, annessa illegalmente, per aumentare il numero dei reati punibili con la pena capitale ed eliminare importanti garanzie relative al giusto processo.
“La Knesset sta andando in direzione opposta rispetto alla tendenza globale verso l’abolizione della pena di morte e cerca di creare nuovi modi per imporre sentenze capitali. La Knesset dovrebbe immediatamente respingere questi emendamenti anziché mandare avanti in tutta fretta provvedimenti discriminatori che costituirebbero un ulteriore strumento del sistema istituzionalizzato di apartheid contro le persone palestinesi sotto controllo israeliano”, ha dichiarato Erika Guevara Rosas, alta direttrice per le campagne e le ricerche di Amnesty International.
“Attraverso queste proposte di legge, Israele sta palesemente concedendosi carta bianca per imporre condanne a morte contro le persone palestinesi. Ogni condanna a morte emessa sulla base degli emendamenti all’esame della Knesset risulterebbe una violazione del diritto alla vita e, quando imposta da un tribunale militare, potrebbe anche costituire un crimine di guerra”, ha sottolineato Guevara Rosas.
Oltre ad aumentare i reati punibili con la pena di morte, le proposte di legge prevedono procedure speciali destinate a eliminare le garanzie del diritto internazionale dei diritti umani sul giusto processo: ad esempio, limitare l’accesso alle informazioni circa le esecuzioni per vaghe ragioni di “sicurezza”; autorizzare sentenze di tribunali militari speciali su reati legati agli attacchi del 7 ottobre 2023, deviando dalle procedure standard e dai principi legali sulle prove e dunque limitando ulteriormente i diritti delle persone che rischiano di essere messe a morte; infine, consentendo che le esecuzioni abbiano luogo in assenza di rappresentanti religiosi o della magistratura.
Israele non esegue condanne a morte da oltre 60 anni. Le misure proposte, se approvate, costituirebbero anche un passo indietro di 20 anni rispetto agli impegni assunti da Israele dal 2007 circa le risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che chiedono una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte.
Le proposte emendative alle leggi militari consentirebbero ai giudici militari nella Cisgiordania occupata, con l’esclusione di Gerusalemme Est occupata, di imporre obbligatoriamente la pena di morte con la maggioranza semplice di tre giudici, persino nei casi in cui la pubblica accusa non chiedesse la condanna a morte. Le sentenze così emesse non potrebbero essere oggetto di commutazione né di grazia e verrebbero eseguite entro 90 giorni, in grave violazione delle limitazioni e delle garanzie previste dal diritto internazionale. I tribunali militari che operano nella Cisgiordania occupata hanno giurisdizione sulle persone palestinesi e straniere ma non sui coloni israeliani residenti negli insediamenti illegali, che invece vengono processati da tribunali civili all’interno di Israele sulla base delle leggi civili.
Una seconda proposta di legge conferirebbe una giurisdizione speciale ai tribunali militari per processare persone accusate di aver commesso reati in relazione agli attacchi del 7 ottobre 2023 “secondo qualsiasi legge”, compresa quella israeliana sul genocidio, nonché l’inflizione della condanna a morte con la maggioranza semplice dei giudici. Questo testo è stato approvato dalla Knesset in prima lettura il 13 gennaio 2026. La Commissione per gli affari costituzionali, le leggi e la giustizia della Knesset dovrebbe riprendere l’esame del testo il 4 febbraio 2026.
“Se approvati, questi emendamenti rafforzeranno ulteriormente la matrice delle durature leggi, politiche, prassi e narrative pubbliche che hanno consentito il genocidio israeliano ancora in corso nei confronti delle persone palestinesi della Striscia di Gaza occupata e puntellerebbero il sistema di apartheid contro tutte le persone palestinesi. Il tutto, proprio mentre vengono documentati maltrattamenti e torture, in modo massiccio e crescente, nei confronti dei detenuti palestinesi e aumentano sia il numero dei palestinesi morti in custodia dalla fine del 2023 che quello dei palestinesi uccisi illegalmente nell’ultimo decennio in quelle che paiono esecuzioni extragiudiziali”, ha commentato Guevara Rosas.
“I parlamentari della Knesset devono opporsi fermamente a queste proposte di legge ed eliminare tutti i provvedimenti legislativi volti a introdurre, espandere e rendere più facile l’uso della pena di morte, puntando al contrario ad assicurare la sua piena abolizione. La comunità internazionale e soprattutto gli stati che sono forti alleati di Israele devono opporsi a emendamenti legislativi che rafforzerebbero ulteriormente il crudele sistema israeliano di apartheid contro le persone palestinesi: non devono girare lo sguardo altrove né incoraggiare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele, garantendo così ulteriore impunità”, ha concluso Guevara Rosas.
Israele ha abolito la pena di morte per i reati ordinari nel 1954 ma l’ha mantenuta per quelli commessi ai sensi della Legge sul genocidio e per il reato di tradimento previsto nel codice penale. L’ultima esecuzione ha avuto luogo nel 1962.
Amnesty International è contraria alla pena di morte in tutti i casi senza eccezione alcuna, a prescindere da chi sia accusato, dalla natura o dalla circostanza del reato, dalla colpevolezza o dall’innocenza e dal metodo usato. Attualmente gli stati abolizionisti per tutti i reati sono 113, sette dei quali a partire dal 2020.