Italia: non si criminalizza l’umanità

16 Giugno 2026

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Il 2025 è stato segnato anche in Italia da attacchi al multilateralismo, al diritto internazionale, alla società civile che sfida razzismo, patriarcato, disuguaglianza e agende contrarie ai diritti umani.

Il governo italiano ha continuato a trasferire armi verso Israele, senza prendere misure concrete contro l’occupazione illegale, l’apartheid e il genocidio da parte di Israele nei confronti della popolazione palestinese. Insieme alla Germania, si oppone ancora alla proposta, sostenuta da diversi stati membri e da una petizione europea che ha superato il milione di firme, di sospendere l’accordo di cooperazione tra Ue e Israele.

È proseguito l’iter di discussione del disegno di legge contenente disposizioni per il contrasto all’antisemitismo, che, seguendo la definizione operativa dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), lo inquadra in una logica securitaria, in base alla quale il dissenso rischia di essere trattato come minaccia alla sicurezza nazionale.

L’Italia non ha consegnato alla Corte penale internazionale Osama Elmasry Njeem, un funzionario libico accusato di crimini contro l’umanità e crimini di guerra: sebbene la polizia italiana lo avesse fermato in base a un mandato di arresto internazionale, è stato poi rilasciato e rimpatriato in Libia dall’Italia.

Il governo ha continuato a supportare le autorità libiche nell’impedire alle persone di raggiungere l’Europa, rinnovando il memorandum d’intesa con la Libia, nonostante le prove di gravi violazioni dei diritti umani, e a collaborare con la Tunisia per intercettare e far sbarcare persone rifugiate e migranti, sebbene siano noti i comportamenti violenti della guardia costiera tunisina e l’atteggiamento esplicitamente razzista delle autorità. Il ricorso alla detenzione amministrativa ha continuato a privare di libertà e dignità persone razzializzate, nei Cpr in Italia come nei centri di detenzione per persone migranti in Albania, dove il ministero dell’Interno ha negato l’accesso ad Amnesty International, adducendo motivi di ordine pubblico e sicurezza.

Il decreto-legge n. 23 del 2026, convertito in legge il 24 aprile 2026, ha rappresentato l’ennesimo ricorso alla decretazione eccezionale, sottraendo la materia della sicurezza pubblica al dibattito parlamentare e allo scrutinio della società civile. Ha introdotto nuovi reati e pene più severe che limitano in modo sproporzionato la disobbedienza civile e le proteste, ampliando i poteri delle autorità di polizia, depotenziando il potere giudiziario, e indebolendo le garanzie fondamentali dello stato di diritto, le libertà di riunione, manifestazione e dissenso.

Nonostante tutto, le persone che scendono in piazza, l’attivismo, le organizzazioni e i movimenti della società civile sono al lavoro per resistere. La mobilitazione dei centri antiviolenza, delle organizzazioni, delle donne e delle persone alleate ha frenato l’approvazione di un disegno di legge che avrebbe introdotto una definizione di stupro basata sul dissenso, ribadendo nelle piazze e nelle strade il diritto delle donne ad autodeterminarsi: solo sì è sì.

Il 2025 è stato l’anno della campagna referendaria per modificare la legge 91/1992 in materia di acquisizione della cittadinanza: un’occasione mancata per i diritti di oltre un milione di persone italiane senza cittadinanza, ma un fondamentale passo per fare rete e tornare a parlare di questo tema di civiltà. Nonostante questa situazione, le proteste non si sono fermate nemmeno davanti all’uso eccessivo della forza per disperdere proteste pacifiche, con l’impiego di quantità sproporzionate di gas lacrimogeni che hanno causato in alcuni casi gravi ferite riportate da persone manifestanti in diverse città.

La mobilitazione di massa contro il genocidio di Israele a Gaza ha fermato l’Italia intera, bloccato i porti e le ferrovie dove transitano le armi, occupato strade e autostrade, coinvolto le scuole, i luoghi di lavoro, i sindacati, i movimenti, gli equipaggi di terra solidali con la Flotilla. Con l’obiettivo comune di ribaltare questo presente predatorio con aspirazioni collettive di libertà, dignità, verità e giustizia realmente universali.

 

A cura di Ilaria Masinara, responsabile campagne

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