La storia di Mario Paciolla

15 Luglio 2026

Foto della famiglia di Mario Paciolla

Tempo di lettura stimato: 8'

L’11 luglio 2020 Mario Paciolla chiama dalla Colombia i suoi genitori.  

È agitato, è preoccupato. Vuole tornare a casa. Il 14 luglio compra un biglietto aereo. 

Il 15 luglio arriva un’altra chiamata alla famiglia. 

Questa volta però non è Mario a farla perché Mario è già morto, in quello  che viene raccontato come un “suicidio”. 

Anni dopo, non c’è ancora alcuna verità né giustizia. 

 

 

CHI ERA MARIO PACIOLLA

Mario Paciolla nasce a Napoli il 28 marzo 1987 e si laurea in Scienze politiche all’Orientale di Napoli nel 2014. Ha grandi passioni, ama viaggiare, scoprire cosa accade nel mondo, scrivere poesie e articoli di giornale.  

 

Non diventerò un astronauta, ma amerò lo stesso la luna. 

Non sarò lupo di mare, ma vi troverò sempre un rifugio. 

Non comporrò una canzone, ma mi emozionerò ascoltando la magia della musica. 

Non ritrarrò né l’alba né il tramonto di un placido paesaggio campestre, ma ne coglierò l’essenza. 

non conoscerò il nome delle stelle, ma riuscirò a raccoglierlo quando inciamperanno nel buio. 

Non avrò le ali di un gabbiano, forse, 

ma volerò lo stesso. 

 

Nel 2016 arriva in Colombia come cooperante con Peace Brigades International ed è proprio in Colombia che realizza uno dei suoi sogni: nel 2018 inizia infatti a collaborare con le Nazioni Unite. Un lavoro complesso, dato che si deve occupare del monitoraggio del processo di pace tra il governo e l’ex gruppo armato FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane. 

In quei due anni Mario viene raccontato da chi incontra lì, per amicizia o per lavoro, come un uomo sempre solare e allegro. 

Poi, però, arriva il luglio del 2020. 

 

GLI ULTIMI GIORNI DI MARIO PACIOLLA

L’11 luglio 2020 Mario Paciolla ha 33 anni, collabora ormai da tempo con le Nazioni Unite in Colombia. Ha una rete di amicizie e conoscenze nel paese. Sente spesso i suoi amici e la sua famiglia in Italia. 

Quel giorno però qualcosa cambia. Mario chiama i suoi genitori e racconta di aver avuto una discussione con i suoi superiori. Sembra preoccupato. Dice alla madre “me la faranno pagare” e chiede aiuto per comprare i biglietti per tornare a casa. 

La madre racconta anche di avergli chiesto se si sentisse in pericolo di vita, ma che Mario a quel punto l’avrebbe tranquillizzata.  

In quei giorni Mario fa alcune telefonate, chiede a una persona del posto con cui aveva lavorato di incontrarsi, cosa che non avverrà mai, telefona alla sua ex compagna… 

Il 14 luglio compra il biglietto per tornare a casa. 

Biglietto che però non userà mai perché il 15 luglio 2020 viene trovato nella sua abitazione a San Vicente del Caguán in circostanze che inizialmente vengono presentate come suicidio. 

È proprio la parola “suicidio” che viene usata nella prima telefonata che i genitori ricevono quella sera da parte delle Nazioni Unite, mentre ambasciata e consolato italiano non vengono neanche avvisati. 

Mario viene ritrovato con un cappio al collo e vari tagli ai polsi. Sulla scena sono anche presenti un materassino, dei contenitori con del liquido rosso (presumibilmente sangue) e dei coltelli. 

Mario avrebbe provato a impiccarsi una prima volta, legando un telo a una grata sul soffitto. Grata che, anche se si fosse messo in punta di piedi sulla sedia non avrebbe comunque potuto raggiungere dato che gli mancavano almeno 9 centimetri. 

Non riuscendo nel primo tentativo avrebbe provato a tagliarsi le vene, senza lasciare impronte sul coltello.  

Si sarebbe poi impiccato nuovamente, legando un secondo telo con svariati nodi molto complessi da realizzare, con le vene tagliate ma senza lasciare sangue sui vestiti o sulla sedia, che tra l’altro non cade a terra quando Mario si sarebbe ucciso. 

I condizionali sono d’obbligo perché nell’abitazione entra il Responsabile della sicurezza della Missione Onu il quale, prima che si svolgano tutte le dovute indagini, incarica delle persone di pulire l’appartamento. Vengono così buttati materassino e recipienti e tutto viene pulito con la candeggina. 

Inoltre, dopo aver effettuato l’autopsia in assenza di un legale, un medico, sempre delle Nazioni Unite, liquida la morte come suicidio.  

Questa tesi però non convince la famiglia e gli amici di Mario, che iniziano a chiedere verità e giustizia. 

 

LA RICERCA DELLA GIUSTIZIA PER MARIO PACIOLLA

Cosa è successo nella riunione che ha tanto preoccupato Mario? Perché questo urgente bisogno di tornare a casa? Perché l’appartamento è stato ripulito prima delle indagini? Perché l’ipotesi di un omicidio non è nemmeno stata presa in considerazione? 

Domande che si fa la famiglia. Domande a cui nessuno, Onu compresa, dà una risposta. 

Nel 2020 le autorità italiane avviano un’indagine parallela, mentre il Collettivo Giustizia per Mario Paciolla continua a raccogliere prove e testimonianze facendo pressione sulle autorità. 

La procura di Roma dispone una nuova autopsia che fa sembrare fondati i sospetti della famiglia: i risultati, infatti, mostrano una serie di ambiguità e confermano che nella prima autopsia effettuata in Colombia sono stati tralasciati dettagli importanti. 

Da questa autopsia emerge tra l’altro che l’orario della presunta morte potrebbe coincidere con quella dell’ultimo accesso di Mario al suo computer. 

Nel 2022 arriva una prima richiesta di archiviazione cui la famiglia si oppone. 

Nel 2023 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma accoglie l’opposizione e dispone nuove indagini ma, nel 2024, arriva dalla procura una nuova richiesta di archiviazione. 

La famiglia si oppone di nuovo e tra gennaio e marzo 2025 si svolgono due udienze in merito all’archiviazione. 

A giugno 2025 la richiesta di archiviazione viene accolta. La famiglia non ci sta, scende in piazza e promette di continuare a lottare. 

Al momento della pubblicazione di questo articolo, il 15 luglio 2026, sono passati sei anni dalla morte di Mario Paciolla.  

Sei anni di contraddizioni e dubbi non risolti.  

Sei anni senza smettere di chiedere verità e giustizia.