Lampedusa: migranti a rischio di rimpatrio illegale - Amnesty International Italia

Lampedusa: migranti a rischio di rimpatrio illegale

8 febbraio 2009

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Lampedusa: migranti a rischio di rimpatrio illegale. Appello mondiale di Amnesty International al governo italiano

CS018: 09/02/2009

Il Segretariato Internazionale di Amnesty International ha lanciato un appello urgente al governo italiano affinché ‘i migranti attualmente detenuti a Lampedusa non vengano rimpatriati forzatamente in un paese in cui possano rischiare di subire gravi violazioni dei diritti umani, in linea con gli obblighi dell’Italia in quanto stato parte della Convenzione 1951 sui Rifugiati e della Convenzione contro la tortura‘.

Tutti i migranti detenuti sull’isola sono infatti a rischio di rimpatrio forzato senza la possibilità di opporsi al rimpatrio nell’ambito di procedure effettive di controllo giudiziario e con il rischio di un mancato accesso alla procedura d’asilo. Qualora rimpatriati in assenza di queste garanzie, potrebbero trovarsi a rischio di subire torture e altre gravi violazioni dei diritti umani.

L’appello mondiale di Amnesty International ricorda al presidente del Consiglio Berlusconi e al ministro dell’Interno Maroni che ‘il diritto internazionale sui diritti umani e sui rifugiati obbliga l’Italia a permettere a ogni migrante di chiedere asilo attraverso procedure imparziali e soddisfacenti e a garantire protezione contro il rimpatrio in un paese in cui si troverebbe a rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani‘.

Ulteriori informazioni

Dallo scorso dicembre, oltre 1000 persone di diverse nazionalità sono sbarcate sull’isola siciliana di Lampedusa. Secondo dati dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), circa il 75 per cento delle 36.000 persone arrivate in Italia via mare nel 2008 ha presentato domanda d’asilo. Circa la metà ha ottenuto lo status di rifugiato o è stata comunque protetta dal rimpatrio forzato.

A gennaio il governo ha messo in atto nuove politiche secondo le quali le procedure di identificazione e di asilo vengono svolte mentre i migranti si trovano detenuti sull’isola di Lampedusa. Questa decisione ha aumentato le già diffuse preoccupazioni relative all’accesso a procedure corrette e a una rappresentanza legale adeguata.

Secondo una dichiarazione del ministro dell’Interno del 23 gennaio, circa 1600 migranti, arrivati a Lampedusa nelle due settimane precedenti, erano a quella data detenuti sull’isola. Almeno 150 migranti risultano essere già stati rimpatriati dal 1° gennaio. Il 28 gennaio, durante una conferenza stampa, il ministro dell’Interno ha dichiarato che, in base a un accordo stipulato tra l’Italia e la Tunisia sul rimpatrio dei migranti irregolari, 500 migranti tunisini sarebbero stati rimpatriati nei due mesi successivi. Il 3 febbraio, inoltre, il ministero dell’Interno ha annunciato che 120 migranti irregolari sarebbero stati rimpatriati immediatamente in Tunisia.

Il centro di detenzione in cui si trovano i migranti è stato costruito per accogliere 850 persone. Il 23 gennaio, l’Unhcr ha espresso preoccupazione sulle condizioni di vita nel centro di detenzione e ha chiesto alle autorità italiane di intraprendere tutte le azioni necessarie per affrontare la difficile situazione umanitaria in cui si trovano i detenuti. Secondo una dichiarazione rilasciata dall’Unhcr il 9 gennaio, ‘ai richiedenti asilo deve essere permesso di sbarcare in un posto sicuro dove possano ricevere informazioni sui loro diritti e avere una reale opportunità di formulare una domanda di asilo che venga valutata in base a una procedura equa. Rimandare indietro i rifugiati in paesi dove non possono ottenere un’effettiva protezione, potrebbe rappresentare una violazione degli obblighi internazionali presi dagli stati di rispettare il principio del non-refoulement (non respingimento)‘.

FINE DEL COMUNICATO                                                             Roma, 9 febbraio 2009

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