Myanmar: cinque anni dal colpo di stato

29 Gennaio 2026

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Amnesty International, Fortify Rights e Human Rights Watch hanno evidenziato che, dal colpo di stato del 1° febbraio 2021, la giunta militare di Myanmar ha messo in atto repressione e violazioni diffuse in ogni ambito della vita nel paese. Le atrocità commesse dalle forze armate dopo il colpo di stato, comprese violazioni che costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità, si sono intensificate nell’ultimo anno, mentre la giunta ha cercato di consolidare il proprio potere attraverso operazioni militari abusive ed elezioni rigidamente controllate.

I membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, i governi regionali e gli altri stati interessati devono rafforzare il loro sostegno alla popolazione in Myanmar e agire per garantire l’assunzione di responsabilità della giunta per i suoi crimini. Le elezioni, fortemente controllate, che si sono svolte in tre fasi tra il 28 dicembre 2025 e il 25 gennaio 2026, sono state ampiamente respinte in quanto disoneste e organizzate per garantire la vittoria elettorale del partito appoggiato dai militari.

“Non è un caso che queste elezioni siano state rese possibili da un aumento delle violazioni dei diritti umani, dalla detenzione arbitraria agli attacchi illegali contro la popolazione civile, che da decenni rappresentano il modus operandi delle forze armate”, ha dichiarato Ejaz Min Khant, specialista dei diritti umani di Fortify Rights.

“Mentre la crisi entra nel suo sesto anno, i governi dovrebbero dare priorità alla giustizia e all’accertamento delle responsabilità per i numerosi crimini commessi dalle forze armate di Myanmar, condizioni indispensabili perché il paese possa andare avanti”, ha concluso Ejaz Min Khant.

Dal colpo di stato la giunta ha messo al bando sistematicamente decine di partiti politici e ha detenuto oltre 30.000 prigionieri politici. A gennaio la giunta ha riferito di aver avviato procedimenti legali contro più di 400 persone sulla base di una legge per la “protezione delle elezioni”, approvata a luglio, che criminalizza le critiche al processo elettorale vietando l’espressione di opinioni, l’organizzazione e le proteste che interrompono qualsiasi fase del processo stesso.

Le elezioni hanno rappresentato un elemento centrale nei tentativi della giunta militare di annientare ogni opposizione politica, ostacolare il ripristino del governo civile e consolidare uno stato controllato dai militari. Come previsto, e per precisa scelta, i risultati preliminari indicano una vittoria schiacciante del partito Union Solidarity and Development Party, espressione dei militari.

Cina e Russia, principali fornitori di aerei e armamenti alla giunta, hanno entrambe inviato osservatori elettorali. I due paesi sostengono da tempo la giunta e hanno bloccato l’azione internazionale contro le atrocità militari in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Malaysia, che lo scorso anno ha presieduto l’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico, ha dichiarato che il blocco non ha inviato osservatori per certificare il voto.

Nel contesto di operazioni militari ampliate in vista delle elezioni, nel 2025 la giunta ha intensificato l’uso di attacchi aerei, come gli attacchi deliberati e indiscriminati contro la popolazione civile e infrastrutture civili, in violazione del diritto umanitario internazionale. I bombardamenti aerei hanno colpito scuole, ospedali, luoghi religiosi e campi per sfollati interni, uccidendo migliaia di persone nell’ultimo anno.

Le forze armate hanno inoltre fatto un uso crescente di droni armati, parapendii motorizzati e girocotteri in attacchi illegali, creando nuove minacce per la popolazione civile. Il 6 ottobre un attacco con parapendio motorizzato contro una festa nella regione di Sagaing ha ucciso almeno 24 persone, tra cui tre bambini. Dallo scorso dicembre 2024 sono stati segnalati oltre 135 attacchi con parapendii a motore. Il Myanmar è uno dei pochissimi paesi che continuano a utilizzare munizioni a grappolo e mine antipersona, entrambe vietate a livello internazionale.

“Gli ultimi cinque anni rappresentano una cupa dimostrazione del fallimento della strategia delle forze armate di Myanmar, che hanno cercato di prendere il controllo attraverso le uccisioni e la diffusione di terrore tra la popolazione civile, Nel 2025 gli attacchi aerei e con droni hanno raggiunto livelli senza precedenti, mentre la giunta intensificava la sua già brutale campagna contro le aree di opposizione, lasciando un numero sempre maggiore di persone a vivere nel timore costante di bombe che cadono dal cielo”, ha dichiarato Joe Freeman, ricercatore su Myanmar di Amnesty International.

Dall’entrata in vigore della legge sulla coscrizione, nel febbraio 2024, la giunta ha utilizzato pratiche abusive come il rapimento di giovani uomini e ragazzi e la detenzione dei familiari delle persone scomparse arruolate come ostaggi. Il reclutamento e l’impiego di bambini soldato da parte delle forze armate sono aumentati in modo significativo dal colpo di stato.

Dal colpo di stato, secondo quanto riferito, oltre 2.200 persone sono morte mentre erano detenute dalla giunta, anche se il numero reale è probabilmente più alto. Torture, violenza sessuale e maltrattamenti sono diffusi nelle carceri, nei centri di interrogatorio, nelle basi militari e in altri luoghi di detenzione. Sono state segnalate pratiche come stupri, pestaggi, posizioni forzate prolungate, scosse elettriche e ustioni, negazione delle cure mediche e privazione di cibo, acqua e sonno. A luglio, Ma Wutt Yee Aung, attivista di 26 anni, è morta nel carcere di Insein a causa, secondo quanto riferito, della mancata assistenza medica per gravi lesioni alla testa subite durante torture.

Dopo il terremoto che nel marzo 2025 ha colpito il Myanmar centrale, la giunta ha ostacolato l’accesso ai servizi salvavita nelle aree controllate dall’opposizione. Anni di attacchi illegali contro strutture sanitarie e personale medico da parte delle forze armate hanno gravemente compromesso la risposta all’emergenza. Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco, i militari hanno condotto oltre 550 attacchi nei due mesi successivi al sisma.

Le violazioni militari e l’intensificarsi dei combattimenti hanno costretto allo sfollamento interno almeno 3,6 milioni di persone. I tagli agli aiuti esteri, l’aumento vertiginoso dei prezzi e le restrizioni all’accesso alle cure mediche e ai rifornimenti umanitari hanno aggravato la malnutrizione, le malattie trasmesse dall’acqua e i decessi evitabili. Oltre 15 milioni di persone sono vittime di una grave insicurezza alimentare, con lo stato di Rakhine particolarmente colpito.

Milioni di persone fuggite dal paese affrontano minacce crescenti e il rischio di rimpatri forzati.

Dalla fine del 2023 la popolazione civile rohingya si è trovata intrappolata nei combattimenti tra la giunta e le forze etniche dell’Arakan Army. L’Arakan Army ha imposto misure oppressive contro i rohingya nel nord dello stato di Rakhine, tra cui lavoro forzato e detenzione arbitraria.

Dal colpo di stato si è registrata una proliferazione di tratta di persone, centri per truffe, estrazione non regolamentata di risorse, produzione di droga e altre attività illecite. I centri di truffa online lungo il confine tra Myanmar e Thailandia, gestiti da reti criminali globali guidate da cittadini cinesi, si basano in larga parte sulla tratta di esseri umani, sul lavoro forzato e sulla tortura per portare avanti le loro attività, che fanno parte di un’industria multimiliardaria in tutta la regione.

Le violazioni diffuse e sistematiche commesse dalle forze armate sono state alimentate da decenni di impunità e da insufficienti sforzi internazionali per porre fine a tali violazioni.

I procedimenti di accertamento delle responsabilità in corso presso la Corte internazionale di giustizia e la Corte penale internazionale sono fondamentali, ma restano limitati alle atrocità commesse prima del colpo di stato. Nel novembre 2024, il procuratore della Corte penale internazionale ha richiesto un mandato di arresto per il comandante in capo, il generale senior Min Aung Hlaing, per presunti crimini contro l’umanità commessi nel 2017; i giudici non hanno ancora reso pubblica una decisione in merito.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è rimasto in gran parte paralizzato, non dando seguito con misure concrete alla risoluzione del dicembre 2022 che condannava le violazioni commesse dai militari dopo il colpo di stato, a causa dell’opposizione di Cina e Russia.

I membri del Consiglio di sicurezza dovrebbero definire misure mirate di accertamento delle responsabilità nei confronti della giunta per il suo rifiuto di rispettare la risoluzione del Consiglio e i numerosi altri appelli internazionali. La convocazione regolare di riunioni pubbliche sul Myanmar può contribuire a creare slancio per una risoluzione di follow-up che deferisca l’intera situazione del paese alla Corte penale internazionale e istituisca un embargo globale sulle armi e sul carburante per jet.

«Cinque anni dopo il colpo di stato, la catastrofe umanitaria e dei diritti umani in Myanmar va incontro a una riduzione dell’assistenza e dell’attenzione internazionale”, ha dichiarato Shayna Bauchner, ricercatrice sull’Asia di Human Rights Watch. “Porre fine a questa crisi richiede una pressione internazionale costante, un accertamento delle responsabilità significativo e un sostegno umanitario, politico e tecnico concreto per le persone in Myanmar e per i milioni costretti a fuggire”.