Myanmar, “navi fantasma” portano il carburante per gli aerei

26 Gennaio 2026

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Il 2025 è stato l’anno in cui gli attacchi aerei della giunta al potere in Myanmar dal 1° febbraio 2021 hanno causato il maggior numero di vittime. Questo è stato reso possibile, secondo quanto verificato da Amnesty International – che monitora sin dal 2022 i rifornimenti destinati all’aviazione di Myanmar -, da un sistema di forniture marittime di carburante aereo attraverso “navi fantasma” che spengono i loro radar per evitare di essere tracciate lungo le rotte. Dal luglio 2024, servendosi della collaborazione della piattaforma Kpler, Amnesty International ha tuttavia individuato una serie di spedizioni approdate nei porti di Myanmar: sono state usate anche due navi, sottoposte a sanzioni da parte degli Usa, note per esportare petrolio dall’Iran. Le immagini satellitari esaminate da Amnesty International puntano a una relazione tra Iran e Myanmar.

Secondo i dati dell’Autorità portuale di Myanmar, nel 2025 ha importato 109.604 tonnellate di carburante aereo, il 69 per cento in più rispetto all’anno precedente, nonostante le sanzioni che avrebbero dovuto impedire che tale prodotto raggiungesse lo stato asiatico.

Tra la metà del 2024 e la fine del 2025 Amnesty International ha potuto confermare l’arrivo in Myanmar di almeno nove distinte spedizioni di carburante da parte di quattro navi, rilevando anche cambiamenti nelle modalità di trasporto.

Una di queste è l’uso di “navi fantasma” che spengono i radar, una tattica nota anche come “andare al buio”, in alcuni casi anche trasmettendo dati falsi o manipolati sulla propria posizione.

Queste navi, inoltre, cambiano nome, proprietario o stato di bandiera e spesso caricano carburante da altre navi al largo anziché nei porti e nei terminal.

Ecco i dettagli sulle quattro imbarcazioni:

– Huitong 78, codice dell’Organizzazione marittima internazionale 9646479, ora ridenominata Baraawe 1, battente bandiera cinese. Dopo nove precedenti trasporti tra il 2023 e il 2024, il 12 luglio 2024 ha attraccato al terminal Myan Oil di Yangon con radar spento. Con ogni probabilità ha effettuato il carico a Fujarah, un’area offshore degli Emirati Arabi Uniti destinata ai rifornimenti e che fornisce altri servizi marittimi, dove è stata vista tra il 13 e il 26 giugno 2024.

– Yong Sheng 56, codice dell’Organizzazione marittima internazionale 9657507, ora ridenominata LS Mercury, battente bandiera cinese. È stata vista a sua volta a Fujarah tra il 15 e il 29 giugno prima di partire per Myanmar.

– Reef, codice dell’Organizzazione marittima internazionale 9263382, precedentemente denominata Baltic Horizon, battente bandiera della Guinea. Ha trasportato carburante aereo destinato a Myanmar nell’ottobre 2024, nel luglio 2025 e nell’ottobre 2025. Nonostante, secondo i suoi dati, si trovasse al largo del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti, informazioni analizzate da Amnesty International, comprese immagini satellitari, l’hanno individuata nel porto iraniano di Bandar Abbas con ogni probabilità nel settembre 2025. Nello stesso periodo, i dati forniti dalla nave la davano compiere un innaturale percorso a forma di scatola 750 chilometri al largo di Bandar Abbas, in una zona in cui non c’erano altre navi. Si tratta di un comportamento incompatibile con la normale navigazione, che fa pensare a una manipolazione dei dati forniti.

– Noble, codice dell’Organizzazione marittima internazionale 9162928, battente bandiera della Guinea, già denominata Astra. Ha effettuato quattro trasporti tra gennaio e giugno del 2025. I dati forniti dalla nave e le immagini satellitari confermano che è stata ferma a

Fujarah prima di attraccare in Myanmar col radar spento. Ma in almeno un caso, quello del giugno 2025, le immagini satellitari l’hanno individuata a Bandar Abbas.

Le navi Noble e Reef sono note per aver trasportato carburante sottoposto a sanzioni dall’Iran. Entrambe sono state viste nel porto iraniano di Bandar Abbas. La piattaforma Kpler ritiene che tutto il carburante che avevano a bordo provenisse dall’Iran. Il loro comportamento in mare, tra radar spenti, tracciamenti anomali e la tecnica dello spoofing, consistente nella modifica dell’identità digitale di chi invia messaggi, ricorda quello di altre navi che trasportano carburante iraniano sottoposto a sanzioni.