Osservatori al processo contro Mediterranea Saving Humans

12 Gennaio 2026

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Il 13 gennaio Amnesty International sarà presente alla seconda udienza del processo contro sette membri dell’ong Mediterranea Saving Humans, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare con aggravante del profitto. 

I sette  – il comandante della nave Mare Jonio Pietro Marrone, il legale rappresentante della società armatrice Idra Social Shipping Alessandro Metz, il vicepresidente Cda della Idra e capo spedizione Giuseppe Caccia, il fondatore di Mediterranea Saving Humans Luca Casarini, e tre componenti dell’equipaggio, il medico Agnese Colpani, il soccorritore Fabrizio Gatti e il tecnico a bordo, Geogios Apostolopoulos – hanno già affrontato una prima udienza lo scorso 21 ottobre presso il tribunale di Ragusa. 

Il processo si lega ai fatti di agosto 2020, quando la nave mercantile Maersk Etienne salvò dal naufragio27 migranti, dietro indicazione delle autorità costiere. Le 27 persone rimasero sul ponte del mercantile per 38 giorni, in attesa di una autorizzazione allo sbarco che né Malta né alcun paese europeo diede. Dopo poco più di un mese la nave inviò una richiesta di assistenza medica certificata dal medico di bordo, a cui rispose la Mare Jonio, che fece poi sbarcare le persone a Pozzallo (Ragusa). Dopo oltre due mesi, la compagnia della nave mercantile Maersk inviò una donazione all’ong, rendendola pubblica anche a mezzo social. 

Amnesty International si era già espressa sulla situazione contestuale all’interno del Rapporto Annuale 2020/2021, specificando che “per quasi sei settimane, il governo [di Malta] ha rifiutato di consentire alla petroliera Maersk Etienne di sbarcare 27 persone, tra cui una donna incinta e un bambino, salvate in mare su richiesta delle autorità maltesi il 4 agosto. I richiedenti asilo e i migranti salvati sono stati infine trasferiti a bordo della nave dell’ong Mare Jonio e sbarcati in Sicilia, Italia, il 14 settembre”.

Sosteniamo il lavoro delle ong e dei difensori dei diritti umani impegnati in azioni di ricerca e soccorso in mare, a fronte dell’insufficienza di operazioni istituzionali a tutela dei diritti e della vita delle persone, e nel contesto di una continua criminalizzazione della solidarietà.

Ricordiamo che, secondo il diritto internazionale, gli stati hanno il dovere di proteggere i difensori dei diritti umani e assicurare che possano svolgere il proprio ruolo senza temere rappresaglie.