Pakistan, nuovamente rinviata la decisione finale sulla condanna a morte di Asia Bibi - Amnesty International Italia

Pakistan, nuovamente rinviata la decisione finale sulla condanna a morte di Asia Bibi

9 ottobre 2018

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Trascorsi tre anni dalla presentazione del ricorso contro la condanna a morte, la decisione sul destino della “blasfema” Asia Bibi è stata nuovamente rinviata a data da destinarsi.

Asia Bibi – una donna di religione cristiana, oggi 51enne, madre di cinque figli – è stata arrestata nel 2009 a seguito di un alterco tanto banale quanto esemplificativo del clima in cui vivono le minoranze religiose in Pakistan: due donne musulmane avevano rifiutato di prendere l’acqua dallo stesso pozzo dal quale l’aveva presa Asia Bibi e le avevano gridato di convertirsi.

Analogamente ad altri casi, una vicenda privata è stata trasformata in un’accusa di insulto al profeta Maometto. Da qui, nel 2010, la condanna a morte per blasfemia, confermata in appello nel 2014.
Nonostante il rinvio dell’udienza l’avvocato di Asia Bibi, Saiful Malook, resta ottimista: “Sono sicuro al 100 per cento che la mia cliente sarà assolta!”.

Il problema, se e quando Asia Bibi sarà assolta, sarà garantire la sua sicurezza. Negli ultimi anni, persone assolte dal “reato” di blasfemia hanno dovuto cercare riparo all’estero.

La stessa vita dell’avvocato Malook, da quando ha assunto la difesa di Asia Bibi, è cambiata. Nella capitale del Punjab, Lahore, vive sotto scorta da anni: “Ho perso la salute, ho costantemente la pressione alta. Sanno dove abito, la gente passa davanti a casa mia e quando cammino per strada mi guarda come pensando che un giorno o l’altro sarò ammazzato da qualche gruppo di facinorosi”.

C’è a chi è andata peggio: per aver preso le difese di Asia Bibi e aver criticato l’uso delle leggi sulla blasfemia, nel 2011 il governatore del Punjab, Salman Taseer, è stato assassinato. L’omicida è stato impiccato e la sua esecuzione è considerata alla stregua di un “martirio” da molti estremisti.

Dal 2007 al 2016, secondo l’Ong di Lahore “Centro per la giustizia sociale”, 1.472 persone sono state incriminate per blasfemia: 730 musulmani, 501 ahmadi (una minoranza musulmana considerata eretica), 205 cristiani e 26 induisti. Altri 10 sono stati assassinati dalla giustizia fai-da-te degli estremisti, prima di andare a processo.

Le condanne a morte non sono state mai eseguite.