manifestazione di fronte alla sede della Corte suprema, Washington DC - 26 marzo 2024
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Amnesty International ha chiesto alle autorità polacche di porre fine all’indagine sulla condotta della dottoressa Gizela Jagielska, che ha praticato un aborto tardivo legale, e di adottare misure per garantire la sua sicurezza, dopo le aggressioni fisiche e online subite.
La dottoressa Gizela Jagielska rischia fino a otto anni di carcere per aver praticato legalmente, nell’ottobre 2024 in un ospedale di Oleśnica, nel sud della Polonia, un aborto a una donna la cui gravidanza metteva a rischio la sua salute.
“L’aborto fa parte integrante dei servizi completi di salute sessuale e riproduttiva e, in quanto prestazione sanitaria essenziale, non deve essere trattato come un crimine”, ha dichiarato Monica Costa Riba, campaigner di Amnesty International sui diritti delle donne.
“Invece di indagare sull’operato della dottoressa Jagielska, le autorità polacche dovrebbero occuparsi delle aggressioni che ha subito e adottare misure per proteggere la sua sicurezza. Il ministero della Salute dovrebbe inoltre indagare sugli assurdi ostacoli che hanno impedito alla donna incinta di accedere tempestivamente alle cure mediche urgenti di cui aveva bisogno prima di arrivare dalla dottoressa Jagielska”, ha proseguito Costa Riba.
“Le autorità polacche devono porre fine alla demonizzazione delle donne che cercano di accedere all’aborto e del personale sanitario che lo pratica. Devono modificare con urgenza la legislazione nazionale per depenalizzare completamente l’aborto e garantire l’accesso, effettivo e senza discriminazioni, a tutte le persone che ne hanno bisogno”, ha concluso Monica Costa Riba.
La Polonia ha una delle leggi sull’aborto più restrittive d’Europa. L’aborto è consentito solo quando la gravidanza mette in pericolo la vita o la salute della persona incinta o quando deriva da uno stupro. Anche in questi casi, però, una serie di barriere rende estremamente difficile l’accesso in pratica.
Nel caso specifico, il feto era affetto dalla forma più grave di osteogenesi imperfetta, una malattia congenita delle ossa: se la gravidanza fosse proseguita, il decesso sarebbe sopraggiunto poco dopo la nascita. Nell’ottobre 2020 il Tribunale costituzionale, già compromesso nella sua indipendenza, aveva dichiarato illegale nei casi di gravi o letali malformazioni fetali.
Il 9 aprile 2025 la procura del distretto di Oleśnica ha annunciato l’apertura di un’indagine sulla condotta della dottoressa Jagielska sulla base dell’articolo 152 del codice penale, che sanziona l’interruzione di gravidanza al di fuori di quanto previsto dalla legislazione nazionale.
Il 16 aprile 2025 Grzegorz Braun, parlamentare polacco ed europeo, ha fatto irruzione nell’ospedale dove lavora la dottoressa Jagielska per tentare un “arresto cittadino”, impedendole fisicamente di lasciare il suo ufficio.
Dall’annuncio dell’apertura dell’indagine, la dottoressa Jagielska è stata oggetto di aggressioni fisiche e verbali, minacce, diffamazioni e intimidazioni, di persona e online, compresi incitamenti alla violenza nei suoi confronti.