Rapporto 2026: momento decisivo per l’umanità

21 Aprile 2026

Foto di Kenny Holston/The New York Times / AFP via Getty Images

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Il 2025 è stato segnato da attacchi predatori al multilateralismo, al diritto internazionale e alla società civile, portatori dell’idea di un ordine mondiale basato su razzismo, patriarcato, disuguaglianza e agende contrarie ai diritti umani. Ma le persone che scendono in piazza, l’attivismo e gli organismi globali sono al lavoro per resistere, interrompere questo andamento e trasformare le cose.

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Il mondo è sull’orlo del precipizio di una nuova pericolosa era, guidata da un assalto al multilateralismo, al diritto internazionale e ai diritti umani diretto da stati potenti, imprese e movimenti contrari ai diritti umani. È quanto ha dichiarato Amnesty International in occasione del lancio del suo Rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo, pubblicato in Italia da Roma Tre Press, che prende in esame 144 stati.

L’organizzazione per i diritti umani ha sollecitato gli stati, gli organismi internazionali e la società civile a respingere le politiche arrendevoli e a resistere collettivamente a questi attacchi, in modo da impedire che questo nuovo ordine si affermi.  

“Abbiamo di fronte il periodo più sfidante di quest’epoca. L’umanità è attaccata da movimenti transnazionali contrari ai diritti e da governi predatori che vogliono affermare il loro dominio attraverso guerre illegali e sfacciati ricatti economici”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

“Per anni Amnesty International ha denunciato la graduale disintegrazione dei diritti umani in ogni parte del mondo, mettendo in guardia sulle conseguenze delle clamorose rotture delle regole da parte di governi e attori economici. Abbiamo mostrato più volte come i doppi standard e il rispetto selettivo del diritto internazionale stessero indebolendo il sistema multilaterale e l’accertamento delle responsabilità”, ha aggiunto Callamard.

“Ciò che rende fondamentalmente diverso questo momento è che non stiamo più documentando l’erosione ai margini del sistema. Oggi c’è un assalto diretto alle fondamenta dei diritti umani e all’ordine internazionale basato sulle regole da parte degli attori più potenti, a scopo di controllo, impunità e profitto”, ha sottolineato Callamard.

“Il conflitto che sta avvolgendo il Medio Oriente è il prodotto di un precipizio nell’assenza di legge. Dopo l’iniziale attacco illegale degli Usa e di Israele in violazione della Carta delle Nazioni Unite, che ha provocato la rappresaglia indiscriminata dell’Iran, il conflitto si è rapidamente trasformato in una guerra aperta contro i civili e le infrastrutture civili, acuendo la già catastrofica sofferenza delle popolazioni di quella regione. Ora sta coinvolgendo più stati, avendo un impatto sulle popolazioni e minacciando i mezzi di sostentamento di milioni di persone. Ecco cosa succede quando le regole, le istituzioni e il sistema giuridico, frutti di enormi sacrifici per salvaguardare l’umanità, vengono svuotati a scopo di dominio”, ha commentato Callamard.

“Il rapporto di Amnesty International sul 2025 non si limita a dare l’allarme su un’imminente crisi ma documenta un collasso in corso ed espone le sue devastanti conseguenze per i diritti umani, per la stabilità globale e per la vita di milioni di persone nel 2026 e nel periodo a venire. Chiede agli stati del mondo di respingere urgentemente le politiche arrendevoli del 2025, di superare la paura e di resistere con le parole e i fatti alla costruzione di un ordine mondiale predatorio”, ha evidenziato Callamard.

 

La distruzione del diritto internazionale

Il Rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo e la documentazione prodotta nei primi mesi di quest’anno da Amnesty International descrivono pervasivi crimini di diritto internazionale e un crescente attacco al sistema della giustizia internazionale, che stanno danneggiando gravemente le fondamenta del sistema globale di protezione dei diritti umani.

Israele ha portato avanti il suo genocidio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, nonostante il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, e il suo sistema di apartheid accelerando l’espansione degli insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, e adottando provvedimenti verso l’annessione. Le autorità israeliane hanno sempre più incoraggiato i coloni ad attaccare e terrorizzare la popolazione palestinese nell’impunità e importanti esponenti politici hanno plaudito ed esaltato la violenza contro le persone palestinesi, gli arresti arbitrari e le torture in carcere.

Gli Usa hanno commesso oltre 150 esecuzioni extragiudiziali bombardando imbarcazioni nell’Oceano Pacifico e nel Mar dei Caraibi e, nel gennaio 2026, hanno compiuto un atto di aggressione contro il Venezuela. La Russia ha intensificato gli attacchi aerei contro infrastrutture civili di fondamentale importanza in Ucraina e le forze armate di Myanmar hanno usato paracadute a motore per sganciare esplosivi contro i villaggi uccidendo decine di civili, bambine e bambini compresi.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno alimentato il conflitto in Sudan fornendo armi avanzate di produzione cinese alle Forze di supporto rapido, il gruppo paramilitare che nell’ottobre 2025 ha assunto il controllo della città di El Fasher, dopo 18 mesi di assedio, e ha commesso uccisioni di massa e violenze sessuali contro la popolazione civile. Nella Repubblica Democratica del Congo, il gruppo armato M23 attivamente sostenuto dal Ruanda ha catturato le città di Goma e Bukavu uccidendo civili e torturando detenuti.

All’inizio del 2026 l’uso illegale della forza da parte di Usa e Israele contro l’Iran, in violazione della Carta delle Nazioni Unite, ha provocato attacchi di rappresaglia iraniani contro Israele e gli stati del Consiglio di cooperazione del Golfo. Contemporaneamente Israele ha aumentato i suoi attacchi contro il Libano. Dall’uccisione di oltre 100 bambine e bambini in un attacco illegale statunitense contro una scuola in Iran ai devastanti attacchi portati a termine da tutte le parti coinvolte contro le infrastrutture energetiche, il conflitto ha messo in pericolo la vita e la salute di milioni di persone e minaccia di infliggere danni ampi, prevedibili e a lungo termine alla popolazione e all’ambiente, con ricadute sull’accesso all’energia, alle cure mediche, al cibo e all’acqua in una regione già turbolenta e anche altrove.

In Afghanistan, i talebani hanno inasprito le loro politiche predatorie contro la popolazione femminile emanando ulteriori decreti contro l’istruzione, il lavoro e la libertà di movimento. In Iran, nel gennaio 2026, le autorità hanno massacrato manifestanti in quella che probabilmente è stata la più mortale azione repressiva da decenni a questa parte.

Nel 2025 gli Usa, Israele e la Russia hanno ulteriormente indebolito i meccanismi internazionali per l’accertamento delle responsabilità, in particolare la Corte penale internazionale. L’amministrazione Trump ha emanato sanzioni contro il personale e i collaboratori della Corte e nei confronti della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato. La Russia ha emesso mandati di cattura contro funzionari della Corte. Altri stati si sono ritirati o hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dallo Statuto di Roma della Corte e da trattati che vietano le bombe a grappolo e le mine antipersona.

Gran parte degli stati non è stata in grado o non ha avuto voglia di denunciare in modo costante le azioni predatorie di Usa, Russia, Israele e Cina o di elaborare soluzioni diplomatiche. L’Unione europea e la maggioranza degli stati europei si sono mostrati arrendevoli nei confronti dell’assalto statunitense al diritto internazionale e ai meccanismi multilaterali. Non hanno intrapreso azioni significative per fermare il genocidio israeliano o per porre fine all’irresponsabile trasferimento di armi e di tecnologia che alimentano crimini di diritto internazionale nel mondo. Si sono mostrati indisponibili anche ad approvare norme a protezione dei soggetti colpiti dalle sanzioni Usa, come il personale della Corte penale internazionale. Italia e Ungheria non hanno arrestato persone ricercate dalla Corte che si trovavano nei loro territori e Francia, Germania e Polonia hanno lasciato intendere che avrebbero fatto lo stesso.

“I leader mondiali si sono mostrati fin troppo sottomessi di fronte agli attacchi al diritto internazionale e al sistema multilaterale. Il loro silenzio e la loro mancanza d’azione sono imperdonabili. La loro è una bancarotta morale che produrrà nient’altro che ritirata, sconfitta ed erosione di decenni di sofferte conquiste nel campo dei diritti umani. Blandire gli aggressori significa alimentare le fiamme che bruceranno noi e le prossime generazioni”, ha ammonito Callamard.

“Chi è tentato di definire il sistema creato oltre 80 anni fa una pia illusione ignora i sofferti passi avanti verso il riconoscimento dei diritti universali, l’adozione di numerose convenzioni multilaterali e di leggi nazionali per proteggere dalla discriminazione razziale e dalla violenza contro le donne, i diritti delle persone lavoratrici e le loro unioni sindacali e quelli delle popolazioni native. Dimentica gli sforzi fatti contro la povertà, il rafforzamento dei diritti riproduttivi e l’ottenimento della giustizia ogni volta che gli stati hanno deciso di rispettare la Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione universale dei diritti umani”, ha messo in guardia Callamard.

I predatori politici ed economici e coloro che li favoriscono stanno dichiarando defunto il sistema multilaterale non perché non funzioni ma perché non è funzionale alla loro egemonia e al loro controllo. La risposta non dev’essere definirlo un’illusione o non più riparabile, bensì affrontare i fallimenti e la sua applicazione selettiva e continuare a trasformarlo per renderlo pienamente in grado di difendere i diritti di tutte le persone con la stessa determinazione”, ha proseguito Callamard.

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L’assalto alla società civile dilaga in tutto il mondo

Nel 2025 la proliferazione degli attacchi alla società civile e ai movimenti sociali si è acuita grazie a prolungati tentativi di ridurre al silenzio e di privare di potere le persone che difendono i diritti umani, le organizzazioni e le persone dissidenti in ogni parte del mondo.

Le autorità del Nepal e della Tanzania si sono particolarmente distinte nell’uso illegale della forza letale per reprimere proteste che esprimevano rivendicazioni politiche e socioeconomiche. I governi di stati come Afghanistan, Cina, Egitto, India, Kenya, Usa e Venezuela hanno represso violentemente le proteste, criminalizzato il dissenso mediante leggi antiterrorismo o legislazioni sicuritarie o usato tattiche illegali di mantenimento dell’ordine pubblico che hanno compreso sparizioni ed esecuzioni extragiudiziali.

Nel Regno Unito il governo ha messo al bando Palestine Action, una rete di protesta le cui azioni riguardano soprattutto i produttori di armi dirette a Israele e le loro filiali, attraverso norme antiterrorismo esageratamente ampie. Sono state arrestate oltre 2700 persone che si erano opposte pacificamente a tale divieto, poi giudicato illegale nel febbraio 2026 dall’Alta corte, contro la cui decisione il governo ha annunciato ricorso.

Le autorità turche hanno arrestato centinaia di manifestanti pacifici dopo l’arresto del sindaco di Istanbul e candidato alla presidenza Ekrem Imamoğlu, che fa attualmente parte di un gruppo di oltre 400 persone incriminate per reati di corruzione politicamente motivati.

Le autorità degli Usa hanno avviato un giro di vite illegale contro le persone migranti, rifugiate e richiedenti asilo, ricorrendo all’uso non necessario ed eccessivo della forza, alla profilazione razziale, alle detenzioni arbitrarie e a prassi che costituiscono tortura e sparizione forzata. In America Latina stati quali Ecuador, El Salvador, Nicaragua, Paraguay, Perú e Venezuela hanno adottato o emendato leggi che impongono controlli sproporzionati sulle organizzazioni della società civile, che stanno avendo un impatto diretto sulla loro operatività, sull’accesso alle risorse economiche, sul sostegno alle comunità e sulla difesa dei diritti umani.

Molti governi, facilitati da attori economici, hanno fatto ricorso a software-spia e alla censura digitale per limitare la libertà d’espressione e il diritto all’informazione. Le autorità statunitensi hanno utilizzato strumenti di sorveglianza basati sull’intelligenza artificiale per prendere di mira con arresti ed espulsioni studenti stranieri che avevano espresso solidarietà per la popolazione palestinese. Il governo della Serbia ha usato software-spia e strumenti per acquisire prove digitali contro gli studenti scesi in strada, la società civile e i giornalisti. Le autorità del Kenya hanno impiegato tattiche repressive basate sulla tecnologia, come intimidazioni e minacce online, incitamento all’odio e sorveglianza illegale, per sopprimere le proteste giovanili.

Usa, Canada, Francia, Germania e Regno Unito, insieme ad altri stati, hanno annunciato o adottato ampi tagli agli aiuti internazionali, pur sapendo che avrebbero probabilmente causato milioni di morti evitabili, mentre contemporaneamente in molti casi s’impegnavano ad aumentare massicciamente le spese militari. Ciò ha avuto un impatto catastrofico sulle azioni delle ong che tutelano la libertà di stampa, la resistenza al cambiamento climatico e la giustizia di genere, proteggono le persone migranti, rifugiate e richiedenti asilo e forniscono cure mediche e nell’ambito dei diritti sessuali e riproduttivi.

Molti stati hanno continuato a non affrontare l’aggressiva elusione ed evasione fiscale da parte di persone miliardarie e di grandi aziende, al contempo indebolendo ulteriormente i vincoli nei confronti di queste ultime. Negli Usa, il contenzioso strategico contro la partecipazione pubblica ha avuto un effetto raggelante sulla società civile: in un caso, un tribunale ha ordinato a Greenpeace di pagare a un’impresa del fossile 660 milioni di dollari, poi ridotti a 345.

In un contesto dominato dalle parole del presidente statunitense che ha descritto il cambiamento climatico una “bufala”, i governi hanno fatto pressoché niente per affrontare gli sfollamenti causati dal clima, favorire una transizione equa dai carburanti fossili e aumentare i finanziamenti in favore delle azioni per il clima: il tutto nonostante il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente abbia ammonito che il mondo si sta dirigendo a raggiungere, entro il 2100, i tre gradi in più di temperatura rispetto ai livelli preindustriali.

“Quale alternativa offrono i bulli e i predatori al seppur imperfetto esperimento globale che sono così intenzionati a distruggere? L’ordine mondiale che propongono ignora e ridicolizza la giustizia razziale, climatica e di genere, minaccia la società civile come fosse una nemica e rifiuta la solidarietà internazionale: un ordine mondiale costruito sul bavaglio al dissenso, sull’uso della legge come arma e sulla deumanizzazione degli ‘altri’. La loro visione del mondo si fonda non sul rispetto per la nostra comune umanità ma sulla forza militare, sul dominio commerciale e sull’egemonia tecnologica. È una visione del tutto priva di una bussola morale”, ha commentato Callamard.

 

Proteste e sforzi per resistere

Nient’affatto scoraggiate dalle avversità, milioni di persone nel mondo stanno resistendo all’ingiustizia e alle pratiche autoritarie.

Nel 2025 la cosiddetta Gen Z si è mobilitata in modo travolgente in oltre una decina di stati, tra i quali Kenya, Madagascar, Marocco, Nepal e Perú. In Ungheria 300.000 persone hanno sfidato il divieto emesso nei confronti del Budapest Pride e difeso così i diritti delle persone lgbtqia+. Negli Usa, all’inizio del 2026, le persone si sono organizzate strada per strada, isolato per isolato, da Los Angeles a Minneapolis contro i raid violenti e fortemente militarizzati delle agenzie federali che si occupano d’immigrazione.

Manifestazioni di massa contro il genocidio israeliano si sono svolte in ogni parte del mondo e da 40 stati sono salpate flottiglie per mostrare solidarietà alla popolazione palestinese. L’attivismo globale contro i flussi di armi destinati a Israele è aumentato: in Francia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Svezia i portuali hanno cercato di impedire la partenza di navi cariche di armi. L’attivismo e le pressioni legali hanno anche spinto diversi stati a limitare o vietare le esportazioni di armi a Israele.

Mentre molti governi hanno accondisceso agli attacchi alla giustizia internazionale, diversi stati e organismi si sono erti contro questa tendenza mostrando il proprio impegno in favore del multilateralismo e del rispetto delle regole. È aumentato il riconoscimento del genocidio israeliano e parecchi stati hanno aderito al cosiddetto Gruppo dell’Aja, sorto per chiamare Israele a rendere conto delle sue violazioni del diritto internazionale e che sta contribuendo al caso mosso dal Sudafrica contro Israele di fronte alla Corte internazionale di giustizia.

Le Filippine hanno consegnato l’ex presidente Rodrigo Duterte alla Corte penale internazionale, da questa ricercato per il crimine contro l’umanità di uccisione. La Corte ha emesso mandati di cattura contro due leader talebani per il crimine contro l’umanità di persecuzione di genere. Il Consiglio d’Europa e l’Ucraina hanno promosso l’istituzione del Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina mentre nella Repubblica Centrafricana un tribunale misto ha condannato sei ex membri di un gruppo armato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha istituito un meccanismo indipendente d’indagine per l’Afghanistan nonché una commissione d’inchiesta e una commissione di accertamento dei fatti sulla Repubblica Democratica del Congo. Notevoli passi avanti sono stati fatti verso un accordo vincolante delle Nazioni Unite in materia di tassazione e una Convenzione sui crimini contro l’umanità. La Corte internazionale di giustizia e la Corte interamericana dei diritti umani hanno emesso storici pareri consultivi sugli obblighi degli stati di rimediare ai danni prodotti dal cambiamento climatico.

Nel 2026 un numero più ampio di stati sta prendendo posizione contro le pratiche autoritarie e gli attacchi all’ordine basato sulle regole. La Spagna in particolare si è distinta per posizioni basate sui principi ma tutte queste richieste devono essere seguite da azioni decisive e costanti nel tempo.

“Dalle strade delle città ai forum multilaterali, il 2025 ci ha restituito una potente immagine di resistenza e solidarietà da parte di manifestanti, rappresentanti diplomatici, leader politici e altre persone. Dobbiamo ripartire dal loro esempio e dal loro coraggio per dare vita a coalizioni che reimmaginino, ricostruiscano e riportino al centro un ordine globale basato sui diritti, sul rispetto delle regole e sui valori universali. Vogliamo che il 2026 sia l’anno in cui dimostreremo che abbiamo il potere di cambiare le cose e che la storia non è meramente un’imposizione sulle nostre teste. Per il bene dell’umanità, il momento di fare la storia è adesso!”, ha concluso Callamard.

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