Regno Unito: illegittimo mettere al bando Palestine action

13 Febbraio 2026

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Il 13 febbraio 2026 l’Alta corte del Regno Unito si è pronunciata contro il provvedimento, adottato dal governo di Londra il 5 luglio 2025, di dichiarare “gruppo terrorista” e mettere al bando il movimento Palestine Action.

“Questa decisione rappresenta una fondamentale affermazione del diritto di protesta in un periodo in cui sta subendo un attacco coordinato e intenzionale. L’Alta corte ha detto chiaramente al governo che non può usare arbitrariamente i suoi poteri antiterrorismo per ridurre al silenzio o sopprimere il dissenso. Accogliamo con soddisfazione questa sentenza, che costituisce un freno a ciò che è esagerato ed è un potente richiamo di quanto siano ancora importanti le libertà fondamentali nelle leggi del Regno Unito”, ha dichiarato Tom Southerden, direttore del programma Legislazione e diritti umani di Amnesty International Regno Unito.

“Proviamo sollievo e incoraggiamento per il fatto che la Corte abbia riconosciuto i pericoli derivanti dal considerare le azioni dirette alla stregua di atti di terrorismo. La decisione della Corte interrompe una serie di crescenti limitazioni e di tattiche aggressive delle forze di polizia e la sempre più ampia definizione di cosa costituisca ‘terrorismo’. Mette importanti paletti ai tentativi di restringere lo spazio democratico e di scoraggiare le persone a esercitare il diritto di prendere la parola”, ha aggiunto Southerden.

“Le implicazioni della decisione della Corte sono profonde. Migliaia di persone che avevano manifestato pacificamente, comprese quelle attive nella campagna ‘Defend our Juries’, sono state arrestate per ciò che mai avrebbe dovuto essere un reato. Oggi c’è una speranza non solo per loro ma per chiunque pensi che sfidare il potere sia un atto legittimo e una componente necessaria della vita pubblica”, ha proseguito Southerden.

“Una democrazia in salute dipende dal fatto che le persone siano in grado di organizzarsi, protestare e pretendere che chi è al potere renda conto del suo operato, senza temere di essere considerate una minaccia. Oggi questo principio esce rafforzato e viene ribadita l’importanza di garantire i nostri diritti contro interferenze sproporzionate e motivate da ragioni politiche”, ha sottolineato Southerden.

“Amnesty International continuerà a denunciare i tentativi di erodere le libertà, a stare dalla parte di coloro che vengono presi di mira a causa del loro attivismo e a difendere il diritto di protesta ovunque sia minacciato. La sentenza della Corte è un importante passo avanti. Ci impegneremo per assicurare che il governo ne rispetti sia lo spirito che la lettera”, ha concluso Southerden.