L’11 aprile 2026, oltre 500 persone sono state arrestate per aver protestato contro la messa al bando del gruppo Palestine Action nell’ambito di una serie di manifestazioni pacifiche organizzate da Defend Our Juries. Questo è avvenuto anche se, lo scorso febbraio, l’Alta Corte del Regno Unito ha stabilito che la messa al bando di Palestine Action era illegittima. Ora si attende la decisione della Corte d’Appello.

In totale, da quando il divieto è entrato in vigore all’inizio di luglio 2025, sono stati effettuati oltre 3.300 arresti in tutto il Regno Unito e più di 1.200 persone manifestanti sono state incriminate per reati legati al terrorismo ai sensi della legislazione antiterrorismo del Regno Unito, con ulteriori accuse ancora possibili.
Questo genere di accuse hanno conseguenze gravi e durature sulle persone: dalla sorveglianza ai danni reputazionali, dall’impatto sulla salute mentale a problemi sul lavoro.
Amnesty International continua a chiedere alle autorità del Regno Unito di ritirare le accuse già formulate e di non intraprendere ulteriori azioni nei confronti di queste e di altre persone arrestate e incriminate semplicemente per l’esercizio dei loro diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica.
Firma ora l’appello!
Direttore della Procura Generale dell’Inghilterra e del Galles, Steven Parkinson
E-mail: enquiries@cps.gov.uk
Direttore della Procura Generale dell’Irlanda del Nord, Stephen Herron
E-mail: info@ppsni.gov.uk
Lord Advocate, On. Dorothy Bain KC
E-mail: LordAdvocate@gov.scot
Egregi Direttori del Pubblico Ministero di Inghilterra, Galles e Nord Irlanda, e Lord Advocate,
l’11 aprile, oltre 500 persone che manifestavano sono state arrestate per aver protestato contro la messa al bando del gruppo Palestine Action, nell’ambito di una serie di manifestazioni pacifiche promosse dall’organizzazione della società civile Defend Our Juries (DOJ) in tutto il Regno Unito.
Dall’entrata in vigore della messa al bando di Palestine Action il 5 luglio 2025, oltre 3.300 persone sono state arrestate in tutto il Regno Unito semplicemente per aver partecipato ad azioni di protesta pacifica contro tale misura. La maggior parte degli arresti è avvenuta nel corso di manifestazioni organizzate da Defend Our Juries. Ad oggi, oltre 1.200 persone sono state formalmente incriminate in tutto il Regno Unito per reati connessi al terrorismo ai sensi delle sezioni 12 o 13 del 2000 Terrorism Act, mentre ulteriori procedimenti continuano a essere avviati nei confronti di altri manifestanti arrestati.
Amnesty International ha inviato osservatori e osservatrici alla protesta del DOJ dell’11 aprile, tenutasi a Trafalgar Square, a Londra. In questa protesta, come in tutte le precedenti proteste del DOJ, Amnesty International ha osservato che le persone manifestavano in modo pacifico esponendo cartelli con la scritta “Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action”.
Ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani, al quale il Regno Unito è vincolato, qualsiasi restrizione delle libertà di espressione e di riunione pacifica deve essere prevista dalla legge, necessaria e proporzionata al perseguimento di un obiettivo legittimo.
La criminalizzazione del discorso, in questo contesto, è consentita solo quando essa incita alla violenza, all’odio o alla discriminazione. Esprimere sostegno a Palestine Action, di per sé, non soddisfa tale soglia.
L’Alta Corte del Regno Unito ha stabilito, nel febbraio 2026, che la messa al bando di Palestine Action era illegittima e ne ha sospeso gli effetti fino a una decisione della Corte d’Appello prevista indicativamente per il mese di giugno.
La esorto a rispettare gli impegni del Regno Unito in materia di diritti umani, ad archiviare le accuse e a non procedere penalmente contro tutte le persone che hanno partecipato a proteste pacifiche a sostegno di Palestine Action.
Cordiali saluti,
Le persone arrestate per le manifestazioni provengono da un’ampia varietà di fasce d’età, professioni e contesti sociali, e includono un numero significativo di persone adulte e anziane. Le persone manifestavano pacificamente per esprimere la loro libera indignazione per il genocidio commesso da Israele contro le persone palestinesi nella Striscia di Gaza occupata, gesto protetto dal diritto internazionale dei diritti umani. Numerose organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno ampiamente documentato e denunciato il genocidio in corso perpetrato da Israele contro i palestinesi nella Striscia di Gaza occupata.
I procedimenti giudiziari avviati ai sensi della legislazione antiterrorismo, anche in assenza di una condanna, possono avere conseguenze gravi e durature sulle persone coinvolte. Tra queste vi sono condizioni restrittive per la libertà su cauzione, sorveglianza, danni alla reputazione, impatti sulla salute mentale e conseguenze negative su lavoro, istruzione e viaggi. Una condanna ai sensi di leggi come il 2000 Terrorism Act comporta conseguenze ancora più gravi: una fedina penale sporca per tutta la vita, problemi relativi a visti e immigrazione, perdita di opportunità lavorative, licenze professionali e accesso ai servizi, oltre a stigma sociale di lungo periodo e danni psicologici.
Quando tali procedimenti prendono di mira proteste pacifiche e atti di disobbedienza civile, producono un effetto dissuasivo, scoraggiando le persone dall’esercitare i propri diritti alla libertà di espressione, di protesta e di attivismo politico per timore di essere criminalizzate come “terroristi”. Gli arresti delle persone che manifestavano pacificamente per aver solo esposto il messaggio “Mi oppongo al genocidio. Sostengo Palestine Action” violano gli obblighi internazionali del Regno Unito in materia di tutela della libertà di espressione e di riunione pacifica. Le persone che manifestano hanno il diritto di esprimere liberamente la propria indignazione per il genocidio in corso perpetrato da Israele contro i palestinesi nella Striscia di Gaza occupata.
Nel quadro del diritto internazionale dei diritti umani, cui il Regno Unito aderisce, qualsiasi interferenza statale con i diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica deve essere prevista dalla legge, nonché necessaria e proporzionata al perseguimento di un obiettivo legittimo. L’espressione di sostegno a un’organizzazione proscritta potrebbe soddisfare tale soglia solo se fosse suscettibile di indurre il pubblico a prendere parte ad atti di violenza, e ciò in modo imminente. Nell’ambito di questa valutazione, devono essere considerati anche i fatti specifici dell’espressione in questione, la natura della proscrizione e quella dell’organizzazione interessata. In questo caso, non è giustificabile considerare l’espressione di sostegno a Palestine Action come intrinsecamente e uniformemente assimilabile all’incitamento. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani ha stabilito che i cartelli esposti durante le proteste costituiscono espressione protetta, salvo che configurino direttamente ed esplicitamente un incitamento alla violenza.
Non vi è alcuna base ragionevole per considerare che le persone che partecipano alle azioni di Defend Our Juries stiano incitando alla violenza, all’odio o alla discriminazione.