Russia, due anni dalla morte di Navalny

16 Febbraio 2026

IlyaIsaev - CC BY-SA 3.0

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Commemorando il secondo anniversario della morte in custodia dell’oppositore politico e prigioniero di coscienza russo Aleksei Navalny, la segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, ha dichiarato:

“Sono trascorsi due anni da quando Aleksei Navalny, prigioniero di coscienza e tra le voci più coraggiose contro la corruzione e la repressione statale in Russia, è morto in una remota colonia penale oltre il Circolo polare artico. Mentre le autorità russe continuano a eludere l’assunzione di responsabilità, la verità non è stata sepolta. Al contrario, le più recenti rivelazioni secondo cui Navalny sarebbe stato ucciso con l’epibatidina, una sostanza altamente tossica, dimostrano che i tentativi di occultare le circostanze della sua morte sono falliti”.

“Questi risultati sono stati possibili non solo grazie alla cooperazione internazionale, ma anche al coraggio, alla determinazione e all’impegno di persone in Russia che hanno garantito la conservazione di prove cruciali e la loro disponibilità per esami forensi. Nonostante gli ingenti rischi, amici e collaboratori di Aleksei Navalny hanno messo in sicurezza quanto necessario per far emergere la verità, mentre Putin tentava di seppellirla”.

“La stessa determinazione spiega perché le autorità russe continuino la loro repressione. Stanno tentando di distruggere il movimento creato da Aleksei Navalny, criminalizzando la sua Fondazione anticorruzione (Anti-corruption foundation – Acf, registrata negli Stati Uniti e successora legale della omonima fondazione Fbk, bandita in Russia), perseguendo i suoi sostenitori e punendo perfino le più lievi espressioni di commemorazione e solidarietà”.

“Nell’ultimo anno gli avvocati di Navalny, Aleksei Liptser, Vadim Kobzev e Igor Sergunin, insieme a quattro persone che collaboravano con lui, i professionisti dei media Antonina Favorskaya, Sergei Karelin, Konstantin Gabov e Artyom Kriger, sono stati condannati a lunghe pene detentive unicamente per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti umani. Devono essere scarcerati immediatamente e senza condizioni e le loro condanne ingiuste devono essere annullate”.

“Questi procedimenti giudiziari fanno parte di un’ondata repressiva ben più ampia. Le autorità russe hanno avviato oltre 100 procedimenti penali per presunte donazioni alla Fbk, designata arbitrariamente come organizzazione ‘estremista’ e, più recentemente, ‘terroristica’. Questa persecuzione diffusa e sistematica contro le persone ritenute vicine a Navalny aumenta di anno in anno per portata e intensità. Con la nuova designazione di ‘organizzazione terroristica’, i suoi sostenitori rischiano sanzioni ancora più severe, fino all’ergastolo”.

“Le autorità russe devono scarcerare immediatamente e senza condizioni tutte le persone detenute unicamente per la loro vicinanza ad Aleksei Navalny o al suo lavoro e annullare le condanne ingiuste pronunciate nei loro confronti. La Russia deve cessare di utilizzare in modo strumentale le leggi su ‘estremismo’ e ‘terrorismo’ per colpire i dissidenti pacifici. Invitiamo inoltre gli stati e le organizzazioni internazionali a parlare pubblicamente dei singoli casi, difendere i meccanismi internazionali di monitoraggio e di accertamento delle responsabilità e offrire protezione internazionale, incluso l’asilo, ai sostenitori di Navalny che rischiano procedimenti penali motivati politicamente in Russia”.

Ulteriori informazioni

Il 14 febbraio 2026 Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito hanno annunciato congiuntamente, sulla base di un’indagine condotta attraverso la cooperazione tra più servizi di intelligence, che Aleksei Navalny sarebbe stato ucciso con epibatidina – una sostanza altamente tossica che, secondo quanto riferito, sarebbe stata rilevata in campioni biologici prelevati prima della sepoltura – e che solo “lo stato russo disponeva dei mezzi, del movente e dell’opportunità per impiegarla”. Il Regno Unito ha dichiarato che deferirà la questione all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, sottolineando che la produzione e l’uso di tali tossine sono vietati dalla Convenzione sulle armi chimiche e dalla Convenzione sulle armi biologiche e sulle tossine, entrambe vincolanti per la Russia.

Nel dicembre del 2025 il tribunale di Mosca ha confermato le condanne a cinque anni e mezzo di reclusione nei confronti di Antonina Favorskaya e Artyom Kriger, giornalisti del progetto media “SotaVision” che si occupavano di Aleksei Navalny e della Fbk, nonché di Sergei Karelin e Konstantin Gabov, collaboratori freelance del canale YouTube “Navalny Live”.
Nel settembre 2025 un tribunale ha inoltre confermato le condanne pronunciate nel gennaio 2025 contro gli avvocati di Aleksei Navalny: Vadim Kobzev (cinque anni e mezzo), Aleksei Liptser (cinque anni) e Igor Sergunin (tre anni e mezzo).

Nel solo 2025 i tribunali russi hanno svolto almeno 79 procedimenti penali relativi a donazioni alla Fbk – con un forte aumento rispetto agli anni precedenti: due casi nel 2022, quattro nel 2023 e 27 nel 2024 – nei confronti di almeno 96 imputati, spesso per donazioni comprese tra 100 e 14.000 rubli (circa uno e 150 euro): in otto casi hanno imposto pene detentive da tre mesi a cinque anni e in un caso a 12 anni. Il numero effettivo dei procedimenti è probabilmente più elevato, poiché non vengono pubblicate statistiche ufficiali e i dati dei tribunali restano incompleti.