Siria, gli Usa chiariscano le circostanze delle morti di civili a seguito di attacchi aerei della loro coalizione - Amnesty International Italia

Siria, gli Usa chiariscano le circostanze delle morti di civili a seguito di attacchi aerei della loro coalizione

25 ottobre 2016

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Amnesty International ha sollecitato oggi le forze della coalizione guidata dagli Stati Uniti a svolgere indagini approfondite sulle vittime civili causate dai loro attacchi aerei in Siria e a renderne pubbliche le conclusioni.

L’organizzazione per i diritti umani ha esaminato 11 attacchi aerei della coalizione condotti nel corso di due anni contro il gruppo armato che si è denominato Stato islamico, nel corso dei quali sarebbero stati uccisi circa 300 civili.

Finora le autorità statunitensi non hanno replicato a un memorandum inviato da Amnesty International il 28 settembre al dipartimento di Stato. Il memorandum, attraverso l’analisi di informazioni provenienti da varie fonti, compresi testimoni oculari, fa ritenere che Centcom, il comando centrale Usa che dirige le operazioni della coalizione in Siria, possa non aver preso le precauzioni necessarie per evitare di colpire civili e abbia compiuto attacchi illegali che hanno provocato la morte o il ferimento di civili.

Temiamo che la coalizione a guida Usa abbia decisamente sottostimato i danni provocati ai civili nel corso delle sue operazioni in Siria” – ha dichiarato Lynn Maalouf, vicedirettrice per le ricerche presso l’ufficio di Amnesty International a Beirut.

L’analisi delle prove disponibili lascia intendere che, in ciascuno degli 11 casi esaminati, le forze della coalizione non abbiano preso misure adeguate per ridurre al minimo i danni ai civili e agli obiettivi civili. Alcuni di questi attacchi sembrano costituire attacchi sproporzionati o indiscriminati” – ha aggiunto Maalouf.

È ampiamente giunto il momento che le autorità Usa chiariscano la reale dimensione dei danni causati ai civili dagli attacchi della coalizione in Siria, attraverso indagini indipendenti e imparziali su ogni potenziale violazione del diritto internazionale umanitario e la pubblicazione dei relativi risultati” – ha proseguito Maalouf.

Amnesty International ha preso in esame tutte le informazioni pubbliche disponibili, provenienti da organizzazioni locali per i diritti umani, gruppi di monitoraggio e fonti giornalistiche. Laddove possibile ha esaminato immagini satellitari, fotografie e video per raccogliere il maggior numero di dettagli sulle circostanze in cui, nel corso di 11 attacchi della coalizione, sarebbero morti circa 300 civili siriani. Ad oggi, Centcom ha riconosciuto solo una vittima tra i civili.

Secondo ricerche e documenti prodotti da gruppi di monitoraggio e per i diritti umani, come la Rete siriana per i diritti umani, Airwars, l’Osservatorio siriano sui diritti e il Centro di documentazione sulle violazioni, il totale dei civili uccisi dagli attacchi della coalizione potrebbe arrivare a 600 o addirittura a oltre 1000.

Tra gli attacchi più recenti della coalizione a guida Usa menzionati nel memorandum di Amnesty International, figurano i tre portati a termine tra giugno e luglio 2016 nella zona di Manbij (provincia di Aleppo, nord della Siria), che si sospetta abbiano ucciso oltre 100 civili nei villaggi di al-Tukhar, al-Hadhadh e al-Ghandoura.

Nel più grave dei tre attacchi, quello di al-Tukhar del 19 luglio, si sarebbe verificato il più alto numero di vittime civili a seguito di una singola operazione militare della coalizione: 73, tra cui 27 bambini, oltre a una trentina di feriti.

Centcom sta indagando sull’accaduto. Nel suo memorandum alle autorità Usa Amnesty International solleva forti dubbi sulla natura dell’obiettivo dell’attacco e chiede se e in che modo siano state vagliate le informazioni fornite dall’intelligence o sia stata verificata la presenza di civili nei pressi dell’obiettivo.

Neanche una decina di giorni dopo, un attacco della coalizione contro il villaggio di al-Ghandoura ha provocato almeno 28 morti, sette dei quali erano bambini. L’attacco ha centrato un mercato situato nella strada principale del villaggio.

Nelle prime ore del 7 dicembre 2015 un attacco della coalizione contro il villaggio di Ayn al-Khan (provincia di al-Hasakah, nord della Siria) ha colpito due abitazioni usate come riparo dai civili. Secondo le organizzazioni locali per i diritti umani, l’attacco ha ucciso 40 civili, tra cui 19 bambini, e provocato almeno altri 30 feriti. Una fonte giornalistica ha riferito che nell’attacco è rimasto ucciso anche un numero imprecisato di combattenti dello Stato islamico.

Amnesty International ha parlato con uno dei sopravvissuti, che ha raccontato di essere stato svegliato da una forte esplosione e di essere corso immediatamente a scavare tra le macerie: “La casa ha tremato e poi ha iniziato a sbriciolarsi. Sono corso fuori e ho visto quella dei miei vicini completamente distrutta. Sentivo le persone che chiedevano aiuto da sotto le macerie“. Mentre stava cercando di tirar fuori le persone dalle macerie, da un elicottero è partito il secondo attacco: “In quel momento avevo in braccio un neonato di sei mesi che ero riuscito a salvare. L’esplosione mi ha fatto cadere e l’ho perso. Poi ho saputo che è morto insieme alla madre. Io mi sono salvato solo perché sono caduto dentro la buca provocata dall’attacco aereo ma tutti gli altri sono morti: mia madre, mia zia, una bambina di quattro anni e un bambino di due anni e mezzo.”

Un comandante delle Unità per la protezione del popolo curdo (Ypg), incontrato in seguito, ha detto al testimone che aveva avvisato le forze della coalizione circa la presenza di civili nella zona.

L’attacco sembrerebbe dunque aver avuto per obiettivo un gruppo di combattenti dello Stato islamico che cinque giorni prima si erano radunati in un’abitazione ai margini del villaggio e che in seguito erano stati raggiunti da altri combattenti.

Nonostante sia provato che nell’attacco vi siano state vittime civili, Centcom non ne ha riconosciuto la responsabilità ammettendo solo di aver compiuto attacchi aerei in quella zona e alla stessa ora. Non è chiaro se le indagini subito avviate da Centcom siano arrivate a qualche conclusione. In un altro attacco, l’11 agosto 2015, la coalizione ha colpito un edificio di Atmeh (provincia di Aleppo) usato da un gruppo armato per produrre mortai, ma anche due case attigue in cui sono morti otto civili, tra cui sei bambini e ragazzi tra i quattro e i 17 anni. Vi sono notizie discordanti sulla possibile morte di 10 combattenti. Centcom ha ammesso di aver compiuto l’attacco ma ha negato che vi siano state vittime civili.

Le immagini satellitari ottenute da Amnesty International mostrano le due case attigue all’obiettivo completamente distrutte.

Talha al-Amouri, un testimone oculare, si è salvato perché insieme al cognato si era recato a un negozio a poca distanza. Ha raccontato ad Amnesty International che sua cognata, madre di cinque dei bambini uccisi nell’attacco, ne ha perso un altro di cui era incinta da otto mesi.

Come facevano a sapere che c’era una fabbrica di mortai e contemporaneamente a ignorare che c’erano due abitazioni civili accanto?” – ha chiesto.

Sebbene avesse un obiettivo militare legittimo, avendo distrutto edifici circostanti e ucciso civili questo attacco può essere considerato un attacco sproporzionato.

A causa della presenza di civili nelle abitazioni adiacenti all’obiettivo, avrebbe dovuto essere chiaro che l’attacco costituiva un grande rischio per i civili, anche per effetto di eventuali esplosioni secondarie. Le autorità Usa avrebbero dovuto prendere misure per minimizzare quel rischio, emettendo un avviso, ritardando l’attacco fino a quando i civili non fossero stati adeguatamente protetti o cancellandolo se prevedibilmente sproporzionato” – ha commentato Maalouf.

Mentre le operazioni militari per riprendere Mosul dallo Stato islamico entrano nella seconda settimana, i timori per i civili continuano a crescere. La coalizione a guida Usa sta fornendo supporto aereo e terrestre alle forze irachene.

Dato il probabile incremento degli attacchi aerei della coalizione per riprendere il controllo di Mosul, è ancora più urgente che Centcom sia completamente trasparente sull’impatto delle sue azioni militari sui civili ed è fondamentale che aderisca scrupolosamente al diritto internazionale umanitario, prendendo tutte le precauzioni possibili per evitare perdite civili e per ridurre al minimo i danni alle abitazioni e alle infrastrutture civili” – ha sottolineato Maalouf.

Negli attacchi della coalizione per liberare dallo Stato islamico la città siriana di Manbij, considerevolmente più piccola di Mosul, si ritiene siano stati uccisi oltre 200 civili.

Precedenti ricerche di Amnesty International sul Pakistan e sull’Afghanistan hanno dimostrato che le autorità militari statunitensi non hanno svolto indagini efficaci su possibili violazioni del diritto internazionale umanitario né hanno ammesso le loro responsabilità per le vittime civili.

La mancanza di indagini adeguate e trasparenti sulle denunce di uccisioni di civili e sulle violazioni del diritto internazionale umanitario non rispetta gli standard internazionali e si pone in profondo contrasto con l’impegno ad affrontare la questione delle vittime civili nelle operazioni militari Usa, assunto dal presidente Barack Obama con l’ordine esecutivo emesso nel luglio 2016. Anche l’assenza di ammissioni di responsabilità, scuse e risarcimenti va contro l’ordine esecutivo del luglio 2016, che impegna gli Usa a migliorare le indagini sugli attacchi e a offrire condoglianze e risarcimenti.

Ulteriori informazioni

Amnesty International ha condotto ricerche e pubblicato rapporti sulle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, crimini di guerra e contro l’umanità inclusi, commesse dalle varie parti coinvolte nel conflitto siriano: il governo di Damasco e i suoi alleati (compresa la Russia) che risultano responsabili della maggior parte di queste violazioni, il gruppo armato Stato islamico; le forze a predominanza curda dell’Amministrazione autonoma e numerosi gruppi dell’opposizione armata.

Scarica la sintesi del memorandum