Oleksandr Khomenko / Ammesty International Ucraina
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In occasione del quarto anniversario dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, Erika Guevara-Rosas, alta direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty International, ha dichiarato:
“La popolazione dell’Ucraina ha trascorso un altro anno di aggressione totale, il più devastante dal punto di vista delle conseguenze umanitarie e il più mortale per il numero di vittime civili. Nel frattempo, il presidente russo Vladimir Putin e i suoi alti funzionari ricercati dalla Corte penale internazionale restano alla larga dalla giustizia internazionale”.
“Nonostante la perdurante aggressione, la determinazione della comunità internazionale ad opporsi ai crimini di diritto internazionale commessi dalla Russia e a sostenere le vittime ucraine pare cedere, soprattutto dall’inizio della seconda presidenza di Donald Trump. Gli impegni in favore della giustizia e dei diritti umani stanno perdendo forza poiché aumenta il numero di coloro che traggono vantaggio dal disprezzo per il diritto internazionale e che dunque erodono l’ordine basato sullo stato di diritto”.
“Lo vediamo nelle narrazioni che minimizzano le responsabilità della Russia per le sue gravi violazioni dei diritti umani e nelle proposte che lasciano intendere che l’impunità per il crimine di aggressione e per altri crimini di diritto internazionale sia un prezzo accettabile da pagare per porre fine alla guerra. Lo vediamo anche negli attacchi, costanti e incontrastati, alla Corte penale internazionale e nella recente diminuzione dell’assistenza alle persone rifugiate ucraine da parte di stati che affermano che parti dell’Ucraina sono ormai sicure e che ci si può fare rientro”.
“L’ingiustizia dev’essere contrastata, non normalizzata. L’impunità dev’essere sfidata, non incorporata nelle proposte di pace”.
“La popolazione ucraina continua a subire attacchi indiscriminati quotidiani. Infrastrutture fondamentali per la sopravvivenza vengono sistematicamente distrutte e milioni di persone sono messe in pericolo. Le forze russe continuano a torturare i prigionieri di guerra, a terrorizzare e trasferire con la forza civili dei territori occupati, a sottoporre il personale docente a lavori forzati e a indottrinare alunne e alunni fino a negare la loro identità. In tutto questo, nell’ambito dei ‘negoziati di pace’, Mosca pretende di controllare una parte sempre maggiore dell’Ucraina”.
“Il mondo non deve dimenticare che, da quando 12 anni fa ha occupato e annesso illegalmente la Crimea, la Russia ha causato devastazioni e arrecato immense sofferenze alla popolazione ucraina, sia nei territori occupati che altrove. Milioni di persone sono state sfollate, innumerevoli famiglie sono rimaste senza un alloggio, un numero enorme di vite umane è andato perduto. L’aggressione russa, che è un crimine di diritto internazionale, ha messo alla prova il coraggio e la resilienza della popolazione ucraina ma anche la volontà della comunità internazionale di rispettare i diritti umani e assicurare la giustizia”.
“Ogni pressione affinché l’Ucraina accetti compromessi sulla giustizia per i crimini commessi durante la guerra o accetti pretese russe sul suo territorio o di altra natura è tanto ripugnante quanto illegale. Non dev’esserci alcuna impunità per i crimini di diritto internazionale, che non sono sottoposti ad alcun limite di prescrizione”.
“Questo è un momento critico per l’umanità. La determinazione della comunità internazionale non deve venir meno. È fondamentale che la popolazione ucraina riceva verità, giustizia e riparazioni per l’impatto devastante di 12 anni di guerra sul paese, sulla sua gente, sulla sua terra e sul suo futuro”.