2020-2026: ancora in attesa di verità e giustizia per Mario Paciolla

15 Luglio 2026

Foto della famiglia di Mario Paciolla

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Il 15 luglio 2020 Mario Paciolla, trentatreenne operatore delle Nazioni Unite, venne trovato morto nella sua casa di San Vicente de Caguán, un comune colombiano alle porte della foresta amazzonica. Mario lavorava dal 2018 in qualità di collaboratore della Missione di Verifica delle Nazioni Unite sull’attuazione degli accordi tra stato colombiano e le ex Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia.

Tanto le autorità colombiane quanto quelle italiane hanno concluso le indagini dichiarando che si era trattato di suicidio.  

La procura di Roma ha aperto un’indagine per omicidio e chiese poi l’archiviazione nel 2023, ma il giudice per le indagini preliminari (Gip) ne ordinò la prosecuzione; nel giugno 2025 è arrivata una nuova richiesta di archiviazione, accolta dal Gip.

“Amnesty International Italia ha seguito da subito questa vicenda e sostiene la richiesta di verità e giustizia che i genitori Anna Motta e Pino Paciolla stanno portando avanti da allora, del tutto increduli all’ipotesi che il figlio si sia suicidato”, ha dichiarato Alba Bonetti, presidente di Amnesty International Italia.

Tale ricostruzione non risulta infatti compatibile con molti elementi ed è il motivo per il quale il 30 luglio 2025 è stato depositato in Senato un disegno di legge per chiedere l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta (ddl 1604). Tra i dubbi più rilevanti si citano: “l’alterazione della scena del crimine, le incongruenze tra le ferite riscontrate sul corpo e la possibile dinamica del suicidio, il fatto che egli stesse collaborando a un rapporto su gravi violazioni dei diritti umani da parte delle autorità colombiane, la testimonianza di familiari e colleghi circa lo stato di forte ansia e timore per la propria incolumità manifestato da Paciolla nei giorni precedenti, nonché la circostanza che per queste ragioni aveva comprato un biglietto aereo con cui sarebbe dovuto tornare in Italia proprio il giorno successivo alla sua morte”.

Come evidenziato nel ddl 1604, “le modalità ipotizzate per il suicido appaiono oggettivamente incompatibili con quanto riscontrato dopo la morte di Paciolla, il quale, dopo essersi tagliato i polsi, si sarebbe impiccato a un lenzuolo legato a una grata del soffitto posta a un’altezza che non avrebbe potuto raggiungere nemmeno con l’aiuto di una sedia, peraltro senza lasciare macchie di sangue. Inoltre, la rottura del l’osso ioide e altri segni sul collo della vittima sono più compatibili con lo strangolamento forzato, che con il suicidio per impiccagione”.

Altro aspetto molto critico è il ruolo “di un funzionario delle Nazioni Unite, Christian Leonardo Thompson Garzón, che possedeva le chiavi dell’alloggio di Paciolla e che fu tra i primi a entrare sulla scena e a dare disposizioni di pulire i locali prima dell’arrivo della polizia colombiana. Nell’appartamento all’arrivo della polizia mancavano vari effetti personali di Paciolla di decisiva importanza probatoria, tra cui il computer, il cellulare e l’agenda personale. Questo funzionario, tuttavia, si è rifiutato di rispondere alle domande degli inquirenti, avvalendosi della copertura dell’immunità diplomatica garantita dal suo status ONU, ostacolando così l’accertamento della verità in sede giudiziaria”.

L’esame del ddl che chiede l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sua morte, assegnato alla 3ª Commissione permanente (Affari esteri e difesa) il 23 febbraio 2026, non è ancora stato avviato.

“Oggi, a sei anni dalla morte di Mario, Amnesty International Italia contesta l’archiviazione del caso con la motivazione del suicidio, sollecita l’istituzione e l’avvio dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta e rinnova alle autorità italiane la richiesta di verità e giustizia per Mario Paciolla”, ha concluso Bonetti.