Accanto all'Iniziativa egiziana per i diritti della persona: Patrick libero! - Amnesty International Italia

Accanto all’Iniziativa egiziana per i diritti della persona: Patrick libero!

21 Febbraio 2020

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L’Iniziativa egiziana per i diritti della persona – l’organizzazione non governativa con cui Patrick Zaki ha collaborato in Egitto – ha ribadito la sua urgente richiesta che sia rilasciato immediatamente e senza condizioni.

Patrick – si legge in una nota dell’Iniziativa egiziana per i diritti della persona – è un ricercatore sui diritti umani, un attivista sempre impegnato su questioni di interesse pubblico e uno studente di un Master dell’Università di Bologna.

Come noto, dopo aver superato un esame del Master, Patrick ha voluto tornare in Egitto per visitare parenti e amici ma è stato fermato all’aeroporto del Cairo, arrestato, sottoposto a minacce, torture e interrogatori. In seguito è stato fatto comparire di fronte a un procuratore che gli ha esibito una serie di accuse basate solo su asseriti contenuti pubblicati da Patrick sui social media a partire dal settembre 2019: circostanza che Patrick ha completamente negato.

Non vi è alcuna ragione per la detenzione preventiva di Patrick. Egli non ha alcun potere di alterare il corso delle indagini o di manomettere prove. La famiglia risiede in un luogo noto e raggiungibile. I suoi parenti aspettano con ansia il suo ritorno a casa.

La procura ha il potere di ordinare la detenzione o il rilascio di una persona sotto indagine in qualsiasi momento dell’indagine e il rilascio, con o senza cauzione, dovrebbe essere la prassi comune. Al contrario, la detenzione durante le indagini dovrebbe essere l’eccezione.

L’articolo 134 del codice di procedura penale consente di prorogare la detenzione preventiva solo in presenza di motivi fondati, descritti minuziosamente. Se esaminiamo questo elenco, possiamo constatare che nessuno di essi è applicabile nel caso di Patrick, né nella maggior parte dei casi in cui le indagini si basano su presunti materiali pubblicati sui social media, dato che raramente in circostanze del genere può esservi la “flagranza” del reato. Né si capisce in che modo una persona sottoposta a indagini di questo tipo possa avere modo di alterare le indagini o di “influenzare” testimoni, ammesso che ve ne siano.

Ancora più importante è sottolineare che i giudici hanno il potere di rilasciare persone sotto indagine in qualsiasi momento e che la Procura ha il potere di rilasciare una persona sotto indagine senza condizioni “in ogni momento, con o senza cauzione”, come prevede l’articolo 204 del Codice di procedura penale. Dunque, non è necessario attendere la fine dei 15 giorni, termine di tempo inteso come massimo.

L’Iniziativa egiziana per i diritti della persona chiede pertanto che Patrick Zaki sia rilasciato immediatamente e che le indagini siano chiuse, dato che non vi è alcuna base per un procedimento giudiziario.

L’Iniziativa egiziana per i diritti della persona ribadisce che le accuse mosse nei confronti di Patrick Zaki durante l’interrogatorio dell’8 febbraio sono completamente infondate e che il caso è stato è stato segnato da irregolarità procedurali dato che il verbale d’arresto è stato completamente falsificato e fabbricato.

Il verbale consegnato dalla polizia alla procura afferma che Patrick è stato arrestato a un posto di blocco della polizia a Mansoura, mentre l’arresto è avvenuto all’aeroporto del Cairo un giorno prima. In seguito Patrick è stato trasferito dall’aeroporto a più di una struttura dell’Agenzia per la sicurezza nazionale dove è stato bendato e torturato nel corso degli interrogatori.

La benda attorno agli occhi è stata tolta solo quando Patrick è comparso in un ufficio della procura di Mansoura, la mattina dell’8 febbraio. Gli avvocati dell’Iniziativa egiziana per i diritti della persona hanno presentato una denuncia contro il dirigente dell’ufficio indagini della stazione di polizia di Mansoura 2, chiedendo l’apertura di un’indagine per la falsificazione del verbale d’arresto datato 8 febbraio (denuncia 9944/2020).

Gli avvocati dell’Iniziativa egiziana per i diritti della persona hanno presentato una seconda denuncia (9943/2020) chiedendo che s’indaghi sulle violenze fisiche e le torture che hanno avuto luogo prima della comparsa di Patrick negli uffici della procura di Mansoura.

L’Iniziativa egiziana per i diritti della persona pretende che la Procura apra indagini su entrambe le denunce.