'Affamati di giustizia': rapporto sulla detenzione amministrativa in Israele - Amnesty International Italia

‘Affamati di giustizia’: rapporto sulla detenzione amministrativa in Israele

5 giugno 2012

Tempo di lettura stimato: 8'

In un nuovo rapporto su Israele, Amnesty International ha chiesto che tutti i palestinesi sottoposti a detenzione amministrativa siano rilasciati oppure incriminati e sottoposti a un processo equo e  tempestivo.

Il rapporto, intitolato ‘Affamati di giustizia: palestinesi detenuti senza processo da Israele’, documenta le violazioni dei diritti umani collegate alla detenzione amministrativa, un’eredità delle leggi britanniche che permette la detenzione senza accusa né processo sulla base di ordinanze militari rinnovabili a tempo indeterminato.

L’organizzazione per i diritti umani ha chiesto alle autorità israeliane di cessare di ricorrere alla detenzione amministrativa per reprimere legittime e pacifiche azioni degli attivisti dei Territori palestinesi occupati e di rilasciare tutti i prigionieri di coscienza, detenuti solo per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti alla libertà di espressione e di associazione.

I palestinesi sottoposti alla detenzione amministrativa, così come molti altri prigionieri palestinesi, vengono sottoposti a maltrattamenti e torture nel corso degli interrogatori e a trattamenti crudeli e degradanti durante il periodo di carcere, talvolta a mo’ di punizione per aver intrapreso scioperi della fame o altre proteste.

Inoltre, i palestinesi sottoposti alla detenzione amministrativa e le loro famiglie sono costretti a vivere nell’incertezza di non conoscere per quanto tempo resteranno privati della libertà e nell’ingiustizia di non sapere esattamente perché sono detenuti. Come altri prigionieri palestinesi, vanno incontro a divieti di visite familiari, trasferimenti forzati, espulsioni e periodi d’isolamento.

Queste pratiche violano gli obblighi di Israele rispetto al diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Israele ha infatti il dovere di rispettare gli standard sul giusto processo e sui procedimenti equi e di prendere misure efficaci per porre fine ai maltrattamenti e alle torture sui detenuti.

Israele deve inoltre consentire le visite familiari a tutti i prigionieri e detenuti palestinesi, e porre fine ai trasferimenti forzati e alle espulsioni. Israele, infine, è obbligato a indagare sulle violazioni dei diritti umani, sottoporre a processo i responsabili e fornire riparazione alle vittime.

‘Da decenni sollecitiamo Israele a porre fine alla detenzione amministrativa e a rilasciare i detenuti, oppure sottoporli a un processo rispettoso degli standard internazionali per un reato internazionalmente riconosciuto’ – ha dichiarato Ann Harrison, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Alla fine di aprile, erano in detenzione amministrativa almeno 308 palestinesi, tra cui 24 parlamentari del Consiglio legislativo palestinese e il presidente di questo organismo, Aziz Dweik. Tra gli altri detenuti, figurano difensori dei diritti umani come Walid Hanatsheh, almeno quattro giornalisti, studenti e impiegati universitari.

Negli ultimi mesi, il prolungato sciopero della fame di alcuni palestinesi in detenzione amministrativa, come Khader Adnan e Hana Shalabi, ha proposto questo tema all’attenzione internazionale. A partire dal 17 aprile, lo sciopero della fame ha coinvolto circa 2000 detenuti palestinesi, molti dei quali stavano scontando condanne o erano in attesa del processo.

Il rapporto di Amnesty International documenta una serie di misure adottate dalla direzione delle carceri (Israel Prison Service – Ips) nei confronti dei prigionieri in sciopero della fame, alcuni dei quali hanno denunciato di aver subito maltrattamenti da parte del personale medico dell’Ips.

Dopo un accordo promosso dall’Egitto, il 14 maggio lo sciopero della fame di massa è stato sospeso. Mahmoud al-Sarsak, un calciatore palestinese di Gaza, ha però deciso di continuarlo e ha superato i 70 giorni senza assunzione di cibo. Al-Sarsak protesta contro i quasi tre anni di detenzione senza accusa né processo. Ricoverato in un centro medico dell’Ips che non può fornire le cure specializzate necessarie a pazienti in condizioni critiche come le sue, si trova in grave pericolo di vita.

In base all’accordo del 14 maggio, Israele ha accettato, tra l’altro, di porre fine all’isolamento di 19 prigionieri, che in alcuni casi si protraeva da 10 anni, e di rimuovere il divieto di visite familiari ai detenuti originari della Striscia di Gaza.

‘Nonostante molti resoconti di stampa abbiano fatto intendere che Israele avrebbe accettato di rilasciare i palestinesi in detenzione amministrativa alla fine del periodo di detenzione in corso, ‘salvo ricevere nuove, significative, informazioni’, ci risulta che per quanto riguarda la detenzione senza accusa né processo le cose vadano avanti come sempre’ – ha aggiunto Harrison. ‘Riteniamo che da quando è stato raggiunto l’accordo, siano state rinnovate almeno 30 ordinanze di detenzione amministrativa e ne siano state emanate tre nuove. Le visite ai prigionieri originari della Striscia di Gaza non sono ancora iniziate’.

‘Le autorità israeliane hanno il dovere di proteggere ogni persona, in Israele e nei Territori palestinesi occupati, dalle minacce alla loro vita e alla loro integrità fisica. Ma devono farlo in una maniera tale da rispettare i diritti umani’ – ha sottolineato Harrison.

‘Israele usa da decenni la detenzione amministrativa, che dovrebbe essere un provvedimento eccezionale contro persone che pongono un rischio estremo e imminente per la sicurezza, per aggirare i diritti umani dei detenuti. È un relitto della storia che dovrebbe essere consegnato al passato‘ – ha concluso Harrison.

Amnesty International svolge campagne contro la detenzione amministrativa in tutto il mondo. Negli ultimi anni, l’organizzazione per i diritti umani ha denunciato questo istituto e ne ha chiesto la fine in paesi tra cui Sri Lanka, Egitto, Cina e India (con riferimento allo stato di Jammu e Kashmir).

Ulteriori informazioni

Il rapporto ‘Affamati di giustizia: palestinesi detenuti senza processo da Israele’ si basa su informazioni e resoconti forniti ad Amnesty International da ex detenuti e dai loro familiari e avvocati, attraverso interviste telefoniche e sul campo, così come da organizzazioni israeliane e palestinesi per i diritti umani e scambi di corrispondenza con le autorità israeliane.

Questo rapporto non riguarda le violazioni dei diritti dei detenuti da parte dell’Autorità palestinese o dell’amministrazione de facto di Hamas a Gaza. Queste violazioni sono state e saranno oggetto di separate campagne di Amnesty International.

Scarica il rapporto in inglese ‘Affamati di giustizia: palestinesi detenuti senza processo da Israele’

FINE DEL COMUNICATO                                                                                 Roma, 6 giugno 2012

Per approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail press@amnesty.it