Afghanistan: i colloqui con i talebani devono concentrarsi su giustizia e diritti umani - Amnesty International Italia

Afghanistan: i colloqui con i talebani devono concentrarsi su giustizia e diritti umani

19 giugno 2013

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I diritti umani, inclusi i diritti delle donne, devono essere fondamentali in ogni accordo di pace con i talebani – ha dichiarato Amnesty International dopo che gli Stati Uniti hanno riferito che stavano per cominciare colloqui di pace diretti con il gruppo armato dei talebani in Afghanistan.

La richiesta è arrivata a seguito dell’annuncio del presidente afgano Hamid Karzai che il suo paese boicotterà i colloqui di pace a meno che questi non saranno ‘a guida afgana’ e dopo il trasferimento in materia di sicurezza dalla Nato alle forze del paese.

Il primo incontro avrà presto luogo a Doha, in Qatar, dove i talebani hanno recentemente aperto un ufficio.

Ogni accordo con i talebani deve includere una chiara linea rossa di impegno che essi garantiranno i diritti di tutte le donne, uomini e bambini afgani‘ – ha affermato Polly Truscott, vicedirettrice del programma Asia e Pacifico di Amnesty International. ‘Il processo di pace non deve permettere che a talebani o a qualsiasi altro sia garantita l’immunità dai procedimenti per gravi abusi dei diritti umani e crimini di guerra‘.

I colloqui di pace devono tutelare lo stato di diritto e non negare giustizia alle vittime di abusi dei diritti umani o di crimini di guerra – sia commessi dalle forze fedeli al governo sia dai gruppi ribelli. I diritti umani e la giustizia non devono essere sacrificati per espedienti militari o politici, ha affermato oggi Amnesty International.

L’organizzazione ha inoltre chiesto al governo afgano di revocare la Legge di stabilità e riconciliazione nazionale del 2007. Secondo questa legge persone che hanno commesso gravi abusi dei diritti umani negli ultimi 30 anni – compresi massacri, sparizioni forzate, torture, stupri e esecuzioni pubbliche – godrebbero dell’immunità penale. Anche i combattenti talebani che accettano di collaborare con il governo afgano avrebbero l’immunità.

Alcuni gruppi della società civile afgana – soprattutto i gruppi di donne – hanno chiesto che i diritti umani e il benessere degli afgani non siano compromessi durante i colloqui di riconciliazione con i talebani. Ma la loro voce è stata perlopiù marginalizzata.

Solo nove donne sono state nominate tra i 70 membri dell’Alto consiglio di pace, il corpo governativo afgano incaricato di guidare i proposti colloqui di pace e riconciliazione coi talebani e gli altri gruppi armati. E anche queste donne sono tenute ai margini dei principali negoziati di pace che il governo sta realizzando.

L’inclusione delle donne nei colloqui di pace deve essere autentica e significativa; devono riflettere pienamente le loro principali preoccupazioni, in linea con le risoluzioni del consiglio di sicurezza dell’Onu sulle donne, la pace e la sicurezza‘ – ha affermato Truscott.

I talebani hanno avuto un terribile primato di abusi dei diritti umani sia quando erano al governo sia quando hanno operato come insorti. Nelle aree che controllano oggi come in quelle sotto il loro governo in Afghanistan (1996-2001), i talebani hanno gravemente limitato i diritti di ragazze e donne, compresi quelli all’educazione, al lavoro, alla libertà di movimento, di partecipazione e rappresentanza politica.

Come insorti, i combattenti talebani hanno preso di mira e ucciso civili che consideravano ‘spie’ o ‘collaboratori’ del governo afgano e delle forze internazionali e hanno fatto ostaggi, spesso uccidendo i loro prigionieri.

I talebani inoltre non hanno fatto grandi sforzi per distinguere tra obiettivi civili e militari e hanno lanciato centinaia di attacchi indiscriminati, inclusi attentati suicida e bomba sui cigli delle strade che hanno e ucciso centinaia di civili, inclusi bambini.

Le vittime civili sono aumentate del 24 per cento nei primi cinque mesi del 2013, con 3092 civili uccisi o feriti, secondo le stime dell’Onu.

In questo stesso periodo, gruppi di insorti sono stati responsabili del 74 per cento delle vittime, soprattutto a causa del loro utilizzo di dispositivi incendiari improvvisati.