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Quando all’inizio i talebani hanno preso il controllo della mia provincia in Afghanistan nel 1998, avevo 12-13 anni. Le scuole sono state costrette a chiudere i battenti per le ragazze ed è stato doloroso per me perché amavo andare a scuola. Improvvisamente dovevo indossare il burqa e non potevo andare fuori senza un accompagnatore maschile. Non c’erano programmi educativi a disposizione e nessun accesso a Internet. A un certo punto, un parente è venuto a casa nostra e ci ha avvertito che tenere dei libri non era sicuro, così li abbiamo bruciati, insieme alle foto di famiglia. In preda a paura e incertezza, la gente buttava via anche gli spazzolini, perché girava voce che i talebani usavano solo il miswak (una specie di stecchetto di legno) e disapprovavano gli spazzolini. Era un contesto di paura costante, dove ogni piccola cosa veniva percepita come pericolosa.
Sono riuscita a salvare alcuni libri dalla biblioteca di mio nonno e ho continuato a leggerli durante quegli anni difficili. Nelle calde estati afgane, mi svegliavo presto per leggere quando l’aria era fresca e tutti dormivano ancora. Passavo la maggior parte delle giornate leggendo, anche mentre aiutavo mia madre in cucina. A volte con le mani unte lasciavo dei segni sulle pagine. I miei genitori incoraggiavano il mio amore per la lettura e motivavano me e i miei fratelli a studiare. Non c’era elettricità nella nostra provincia e la sera ci sedevamo vicini, intorno alla lampada a olio per studiare. Quando penso a quegli anni, mi ricordo di noi seduti a leggere e ridere insieme in un piccolo cerchio di luce in una casa buia.
Quando il regime dei talebani è finito nel 2001 la vita un po’ alla volta è diventata più facile. Ho finito le superiori, e, nel 2006, ho iniziato legge all’università di Kabul. Poi ho lavorato per diverse Ong e ho ottenuto una borsa di studio per la laurea magistrale a Istanbul. Avevo i bambini piccoli, per cui all’inizio ero esitante, ma mio marito è stato di grande sostegno. Abbiamo pensato fosse una valida opportunità per ottenere nuove competenze e riportarle nel mio paese. Credevo che l’Afghanistan stesse andando avanti e c’era una reale sensazione di speranza ed energia nella società. Ma alla fine nulla di quel futuro si è mai avverato come speravamo. Quando i talebani hanno ripreso il controllo del paese nel 2021, stavo ancora completando la mia laurea magistrale. È stato subito chiaro che non potevamo tornare. Continuavo a chiedermi: “Come è possibile che accada di nuovo? Perché?”.
Pensavo di continuo alle ragazze che non potevano più andare a scuola. Ho raggiunto un gruppo di famiglie con figlie e ho offerto di condividere corsi online. Nel 2023 abbiamo creato un gruppo whatsapp con cinque ragazze e messo in piedi una piattaforma per farle accedere a risorse online. L’abbiamo chiamata Behdukht Online Academy. La voce si è diffusa velocemente. Altre insegnanti volontarie si sono unite a noi e le richieste delle studenti arrivavano da tutto il paese. Oggi abbiamo oltre 200 ragazze. Seguiamo lo standard curriculare afgano che esisteva prima del 2021 e abbiamo introdotto nuove materie come le competenze informatiche. I corsi sono per lo più autogestiti e la piattaforma facilita l’accesso a opportunità d’istruzione, ma le ragazze sono protagoniste.
La nostra preoccupazione principale è tenerle al sicuro e ci impegniamo a proteggere le loro identità. Ogni nuova studente deve essere raccomandata da un contatto di fiducia e completare un form. Solo dopo un’attenta analisi confermiamo l’ammissione.
La maggior parte delle studenti vive in villaggi e le loro famiglie hanno limitate risorse finanziarie. È lodevole il loro supporto, considerando che anche cose banali come installare la wi-fi o comprare un tablet possono essere molto difficili. E danno alle ragazze il tempo e lo spazio per concentrarsi sull’istruzione. La determinazione delle studenti a imparare è straordinaria. Trovano modi creativi per studiare nonostante la lentezza di Internet e la mancanza di libri di testo. L’insegnamento alla Behdukht Academy è gratuito. Non riceviamo salari e facciamo una raccolta fondi informale. Per via della differenza di orario tra Stati Uniti e Afghanistan, spesso mi sveglio alle tre di mattina. Ma non mi importa di svegliarmi presto, mi ricorda la mia infanzia, quando sedevo nella quiete della casa e mi perdevo nei libri.
La mia speranza è di vedere le ragazze afgane tornare a scuola e crescere per ricostruire il nostro paese con dignità e parità. La Behdukht Academy è solo un piccolo passo, ma credo che i cambiamenti importanti inizino con piccoli passi.
A cura di Fatema Uzgun Nusrat, attivista afgana
Scarica il n. 4 – Ottobre 2026