Agenda della Commissione europea sull'immigrazione: cambiamento positivo che non dev'essere compromesso dagli stati membri - Amnesty International Italia

Agenda della Commissione europea sull’immigrazione: cambiamento positivo che non dev’essere compromesso dagli stati membri

12 maggio 2015

Tempo di lettura stimato: 7'

Amnesty International ha definito le nuove proposte della Commissione europea sull’asilo e il reinsediamento un cambiamento positivo nell’approccio alla crisi umanitaria in atto nel Mediterraneo, che potrebbe dar luogo a piccoli ma importanti passi avanti per risolvere la crisi globale dei rifugiati.

Oggi abbiamo visto la Commissione europea fare il primo passo verso il cambiamento del suo approccio in stile ‘Fortezza Europa’ rispetto alla crisi dei rifugiati. Ora occorrerà dargli completa attuazione e col pieno sostegno di tutti gli stati membri dell’Unione europea‘ – ha commentato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. ‘L’Agenda sull’immigrazione non solo contiene il chiaro riconoscimento della necessità di operazioni efficaci di ricerca e soccorso in mare per salvare le vite dei rifugiati e dei migranti, ma ammette anche che percorsi alternativi, sicuri e legali sono efficaci per ridurre il numero delle persone costrette a porre le loro vite nelle mani dei trafficanti per raggiungere la salvezza in Europa‘ – ha proseguito Dalhuisen.

Operazioni di ricerca e soccorso

L’Agenda riconosce la necessità di rafforzare le attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, riportandole al livello dell’operazione italiana Mare nostrum e conferma l’aumento dei fondi a disposizione dell’operazione Triton ‘che espanderà sia l’operatività che l’area geografica’. Tuttavia, l’Agenda non spiega fino a quante miglia l’operazione Triton verrà estesa per garantire la presenza nelle acque internazionali in cui la maggior parte delle imbarcazioni su cui viaggiano rifugianti e migranti va in avaria. Non è neanche specificato se e in che modo mezzi navali aventi funzioni esterne a Triton, come ad esempio quelle militari, avranno il necessario, esplicito mandato di dare priorità agli obblighi di ricerca e soccorso in mare in ogni circostanza.

Data l’enfasi posta negli ultimi tempi su un’azione militare per combattere i trafficanti, vi è il rischio che si dia vita a una missione con l’impiego di mezzi aerei e navali operanti al fuori di Triton e non con funzione di ricerca e soccorso. Nonostante queste carenze, l’Agenda menziona le operazioni di ricerca e soccorso attualmente portate avanti dai singoli stati membri con loro mezzi e specifica che questi mezzi saranno necessari ‘fino a quando proseguirà la pressione migratoria’.

Dopo il tragico annegamento di migliaia di persone, la Commissione europea ha riconosciuto in modo tardivo che il pattugliamento aereo e navale lungo le principali rotte migratorie, comprese quelle nei pressi della Libia, è essenziale. Se fatto da singoli stati membri o dall’operazione Triton, poco importa. Quello che conta è salvare vite umane‘ – ha affermato Dalhuisen.

Percorsi sicuri e legali per raggiungere l’Unione europea

L’Agenda riconosce che persone in condizioni di vulnerabilità che non possono restare in modo sicuro nei loro paesi non dovrebbero essere lasciate nelle mani dei trafficanti e che dovrebbero essere messi a loro disposizione percorsi sicuri e legali per raggiungere l’Europa. Le proposte emerse oggi circa uno schema europeo di reinsediamento che coinvolga tutti gli stati membri, in aggiunta a quelli di reinsediamento a livello nazionale, costituiscono una buona idea ma la loro attuale previsione (20.000 posti all’anno per i prossimi due anni) è inadeguata di fronte alla richiesta di reinsediare 380.000 rifugiati solo dalla Siria entro il 2016 formulata dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Amnesty International ritiene che gli stati membri dell’Unione europea dovrebbero garantire 100.000 posti per questi rifugiati ma l’attuale impegno riguarda poco più di 40.000 posti.

È fondamentale che i posti messi a disposizione dai programmi di reinsediamento nazionali non diminuiscano e che quelli previsti a livello di Unione europea aumentino, in modo da riflettere l’enormità della crisi globale dei rifugiati. Oltre al reinsediamento, la Commissione europea ha proposto un nuovo schema da utilizzare nelle situazioni di emergenza, attraverso la distribuzione tra i paesi dell’Unione europea dei richiedenti asilo arrivati in stati membri nei cui territori ve n’è già un ampio numero.

Se applicato in modo appropriato, in dimensione assai più ampia e insieme ai programmi di reinsediamento nazionali, uno schema centralizzato a livello europeo di reinsediamento potrebbe ridurre il numero dei rifugiati che intraprendono viaggi pericolosi. Insieme al meccanismo di redistribuzione interna, lo schema potrebbe contribuire a garantire una condivisione più equa dell’onere della crisi dei rifugiati tra gli stati membri dell’Unione europea e tra la stessa Unione europea e altre regioni del mondo‘ – ha aggiunto Dalhuisen.

Fortezza Europa: una nuova prima linea difensiva?

L’Agenda contiene una serie di proposte relative alla cooperazione con i paesi terzi per controllare i flussi migratori, che potrebbero di fatto collocare la prima linea difensiva della ‘Fortezza Europa’ in luoghi lontani come il Niger. Molte di queste proposte devono ancora essere sviluppate.

Tuttavia, è essenziale che qualsiasi ‘centro multi-funzione’ esternalizzato garantisca il rispetto delle salvaguardie essenziali sulla protezione dei diritti e dei bisogni delle singole persone, in particolare quelle relative a una procedura equa ed efficiente di asilo e all’accesso a un rimedio effettivo.

FINE DEL COMUNICATO             Roma, 13 maggio 2015

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