Le agenzie online che traggono profitto dai territori palestinesi occupati

Territori palestinesi occupati: le agenzie turistiche online favoriscono l’espansione degli insediamenti

30 gennaio 2019

Tempo di lettura stimato: 6'

In un nuovo rapporto intitolato “Destinazione occupazione” abbiamo verificato come il governo israeliano autorizzi e incoraggi i coloni a sfruttare terre e risorse naturali che appartengono ai palestinesi e come Airbnb, Booking.com, Expedia e TripAdvisor traggano profitto da questo sfruttamento.

Queste agenzie online stanno alimentando le violazioni dei diritti umani contro i palestinesi segnalando centinaia di stanze e attività negli insediamenti israeliani sulla terra palestinese, compresa Gerusalemme Est.

L’insediamento di civili israeliani da parte di Israele nei Territori palestinesi occupati viola il diritto internazionale umanitario e costituisce un crimine di guerra. Ciò nonostante, le quattro agenzie continuano a operare negli insediamenti e a trarre profitto da questa situazione illegale.

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Tra febbraio e ottobre del 2018, abbiamo visitato quattro villaggi palestinesi situati nei pressi di insediamenti israeliani, il quartiere di Silwan a Gerusalemme Est e una comunità palestinese nella zona di Hebron. Si tratta di luoghi vicini a lucrose attività turistiche gestite dai coloni israeliani.

L’insediamento di Kfar Adumim

Uno degli insediamenti in cui ci siamo recati personalmente è Kfar Adumim, centro turistico in crescita situato a meno di due chilometri dal villaggio beduino di Khan al-Ahmar, la cui imminente e totale demolizione da parte delle forze israeliane ha recentemente ottenuto il via libera dalla Corte suprema israeliana. L’espansione di Kfar Adumim e di altri insediamenti vicini è un fattore determinante delle violazioni dei diritti umani contro la comunità beduina locale.

Airbnb, Booking.com, Expedia e TripAdvisor forniscono destinazioni tra cui affitti per vacanze e campeggi nel deserto gestiti dai coloni in questo insediamento o nelle sue vicinanze. Per far spazio all’espansione di Kfar Adunin e di altri insediamenti vicini, circa 180 abitanti di Khan al-Ahmar rischiano lo sgombero forzato da parte dell’esercito israeliano.

Questi trasferimenti forzati di popolazioni residenti in territori occupati costituiscono crimini di guerra. Le autorità israeliane hanno offerto ai residenti del villaggio due opzioni: un sito nelle vicinanze dell’ex discarica municipale di Gerusalemme, nei pressi del villaggio di Abu Dis, o un altro accanto a un impianto per il trattamento degli scarichi fognari nei pressi di Gerico.

Il sito archeologico di Khirbet Susiya

I nostri ricercatori hanno visitato anche il villaggio di Khirbet Susiya, dove gli abitanti palestinesi vivono in rifugi temporanei dopo essere stati sgomberati con la forza da buona parte dell’area per fare spazio all’espansione dell’insediamento di Susiya. Le autorità israeliane hanno chiuso le cisterne d’acqua e i pozzi di Khirbet Susiya. Nel 2015 le Nazioni Unite stimavano che un terzo del reddito degli abitanti venisse speso per acquistare acqua.

Susiya è circondata dalle rovine di un sito archeologico che, al momento della stesura del rapporto, era promosso sia da Airbnb che da TripAdvisor con fotografie dei luoghi da visitare: le rovine, un oliveto, una cantina, una vigna e una grande piscina all’interno dell’insediamento.

Lo sviluppo, da parte del governo israeliano, di siti archeologici all’interno di insediamenti come Susiya e Shiloh è parte essenziale dei suoi programmi di sviluppo ed espansione degli insediamenti.

“Promuovere questi siti presso un pubblico globale favorisce gli obiettivi del governo israeliano in materia di insediamenti. Ecco perché le agenzie turistiche internazionali hanno un ruolo essenziale”, ha dichiarato Seema Joshi, direttrice del programma Temi globali di Amnesty International.

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Le evidenze messe in risalto dal report

Queste agenzie promuovono visite a riserve naturali, incoraggiano i turisti a fare percorsi a piedi e safari nel deserto e convincono i visitatori ad assaggiare il vino prodotto dai vigneti locali”, ha commentato Joshi.

Il rapporto mette in evidenza le attività delle 4 agenzie – Airbnb, Booking.com, Expedia e TripAdvisor – e i loro profitti:

  • Airbnb, che ha sede negli Usa, aveva tra le sue destinazioni oltre 300 proprietà negli insediamenti dei Territori palestinesi occupati;
  • TripAdvisor, che a sua volta ha sede negli Usa, aveva tra le sue destinazioni nei Territori palestinesi occupati oltre 70 tra attrazioni, tour, ristoranti, bar, alberghi e appartamenti in affitto;
  • Booking.com, che ha sede in Olanda, aveva 45 alberghi e affitti tra le sue destinazioni nei Territori palestinesi occupati;
  • Expedia, che ha sede negli Usa, elenca nove destinazioni di soggiorno, tra cui quattro grandi alberghi.

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I profitti delle agenzie nei territori occupati

Abbiamo verificato che non solo Airbnb, Booking.com, Expedia e TripAdvisor giocano un ruolo importante nell’espansione degli insediamenti ma ingannano anche i loro clienti non informandoli quando le destinazioni sono situate all’interno degli insediamenti israeliani.

“I turisti che vengono qui subiscono il lavaggio del cervello, si sentono dire bugie, non sanno che questa è la nostra terra”, ha detto un contadino palestinese che vive nei pressi dell’insediamento di Shiloh, dove il governo israeliano finanzia un grande centro visitatori per attirare il turismo in un sito archeologico.

Dalla fine degli anni Novanta i due villaggi palestinesi nei pressi di Shiloh hanno perso oltre 5500 ettari di terra. Molte persone sono andate via e chi rimane è soggetto a frequenti attacchi da parte dei coloni armati. Airbnb, Booking.com e TripAdvisor includono tra le loro destinazioni Shiloh ma solo Booking.com spiega che si trovano all’interno di un insediamento israeliano.

Negli ultimi anni il governo israeliano ha investito moltissimo nello sviluppo dell’industria turistica negli insediamenti. Definisce determinate destinazioni come “luoghi turistici” per giustificare la confisca di terre e abitazioni palestinesi e spesso costruisce intenzionalmente insediamenti nei pressi dei siti archeologici per porre enfasi sulle connessioni storiche del popolo ebraico con la regione.

Queste agenzie promuovono visite a riserve naturali, incoraggiano i turisti a fare percorsi a piedi e safari nel deserto e convincono i visitatori ad assaggiare il vino prodotto dai vigneti locali”, ha commentato Joshi.

I profitti delle aziende nei territori occupati

Non è solo l’industria del turismo a trarre profitto dagli insediamenti illegali e a contribuire al loro sviluppo. Beni prodotti negli insediamenti israeliani per un valore di centinaia di milioni di euro vengono esportati ogni anno nonostante la maggior parte degli stati del mondo abbia condannato gli insediamenti come illegali dal punto di vista del diritto internazionale.

Oltre a chiedere alle singole aziende di cessare di fare affari negli e con gli insediamenti, stiamo sollecitando i governi a vietare per legge l’importazione di beni prodotti negli insediamenti.

“Non basta condannare gli insediamenti come illegali per poi autorizzare attività commerciali che continuano a fargli fare profitti”, ha sottolineato Joshi.

Il parlamento irlandese sta per approvare un’importante disegno di legge che proibirebbe il commercio di beni e servizi con gli insediamenti israeliani.

Stiamo chiedendo agli altri Stati di fare altrettanto.

 Le repliche delle agenzie

Prima di rendere pubblico questo rapporto, abbiamo scritto alle quattro agenzie fornendo loro l’opportunità di replicare. Booking.com ed Expedia lo hanno fatto, Airbnb e TripAdvisor no.

Abbiamo poi esaminato le risposte in dettaglio e abbiamo preso in adeguata considerazione le informazioni in esse contenute per aggiornare il rapporto. Le risposte sono state pubblicate nell’Appendice.

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